PRIMA PAGINA
Elezioni europee (4-7 giugno): un auspicio per il nuovo Parlamento
Forse mai come negli ultimi anni la donna ha assunto nella vita politica europea un ruolo di particolare rilevanza. Finalmente, verrebbe da dire, dal momento che se si guarda a ritroso nel tempo le personalità femminili di primo piano che hanno contribuito all’integrazione comunitaria sono pressoché inesistenti. Con l’unica eccezione significativa rappresentata dalla francese Simone Veil, carismatica presidentessa dell’Europarlamento negli anni ’80. A dire il vero, fu la “lady di ferro” Margareth Thatcher ad inaugurare da Londra la stagione delle donne al potere, ancorché parlare a suo proposito di “spirito europeista” sarebbe una forzatura. Piuttosto è opportuno citare altre due “numeri uno” al femminile, la ex presidentessa irlandese Mary Robinson e soprattutto l’attuale cancelliera tedesca Angela Merkel, spinta in più occasioni dalla vicinanza al pensiero ed all’azione di due statisti come Konrad Adenauer ed Helmut Kohl, ad anteporre gli interessi comunitari a quelli della sua Germania (tra l’altro in piena crisi socio-economica).Evitando di cadere nella facile retorica di un certo femminismo demodé che vedrebbe misoginia anche nella costruzione europea, si possono fare due considerazioni di carattere generale. La prima, evidente, è che il rapporto donna-Europa si è evoluto e si evolve parallelamente al rapporto donna-società: praticamente nullo fino alla fine degli anni ’60, oggi in sostanza paritario ancorché la realtà non segua sempre di pari passo la legislazione. La seconda considerazione è che – pur nell’assenza di “numeri uno” – la donna “numero due” è ormai una regola.Tanto nei governi nazionali quanto nelle istituzioni di Bruxelles: ministeri di peso, vicepresidenze, presidenze di commissione, cui vanno aggiunti numerosi posti-chiave in seno alle direzioni generali.Ed è un dato di fatto che la prima Commissione parlamentare per le pari opportunità sia stata istituita proprio a Strasburgo.Fin qua la politica. Ma la costituzione europea non è per fortuna solo politica, e non è solo nel o dal campo della politica che la donna può e deve fornire il proprio contributo all’Europa moderna. La società civile è molto pio al femminile di quando si creda: Ong, organizzazioni di categoria, mondo della comunicazione e dell’informazione, volontariato, imprenditoria e libera professione sono tutti settori in cui la donna è affermata oltre che presente. Certo non basta, e si dovrebbe fare di più. Ed infine c’è il lavoro quotidiano e silenzioso di milioni di donne madri di famiglia. Si tratta di un impegno non ancora adeguatamente riconosciuto – ed anche qui l’Europa deve fare di più – ma che contribuisce in mood significativo alla costruzione, a tutti i livelli, della società europea.L’augurio è che il prossimo Parlamento europeo e la prossima Commissione esecutiva sappiano valorizzare maggiormente impegno e ruolo della donna in Europa.