PARLAMENTO UE
Su lotta alle discriminazioni, relazioni Stato e Chiese, famiglia e istruzione
Misure per contrastare le discriminazioni, libera circolazione dei cittadini nell’Ue, condanna di ogni forma di totalitarismo. Il Parlamento Ue, riunito in plenaria l’1 e 2 aprile a Bruxelles, ha affrontato vari argomenti, su alcuni dei quali il dibattito è stato più vivace, facendo emergere, soprattutto al momento del voto di relazioni e risoluzioni, divergenze tra le forze politiche.Una relazione controversa. “La presente direttiva stabilisce un quadro generale per la lotta alla discriminazione per motivi di religione o convinzioni personali, disabilità, età e orientamento sessuale, al fine di rendere effettivo negli Stati membri il principio di parità di trattamento anche in campi diversi dall’occupazione”: è il testo dell’articolo 1 di una proposta di direttiva del Consiglio dell’Unione europea. La proposta di direttiva, formulata dalla Commissione, è di competenza del Consiglio degli Stati membri, mentre l’Europarlamento viene semplicemente consultato. Tra gli obiettivi dichiarati dal testo emergono la volontà di “aumentare la protezione contro le discriminazioni” e di “migliorare l’inclusione sociale”. Il testo e i quasi 100 emendamenti presentati andavano però a toccare alcuni ambiti che esulano dal diritto comunitario oppure che rischiano di pregiudicare le legislazioni nazionali su temi quali le relazioni tra Stato e Chiese, il diritto di famiglia, l’istruzione. L’acceso dibattito in aula ha preceduto un voto in cui l’Assemblea si è divisa: la relazione della deputata olandese Kathalijne Buitenweg è infatti passata con 363 sì, 226 no e 64 astensioni. Circolazione dei cittadini. Nel testo si chiede di “precisare le norme sugli gli obblighi di banche e assicurazioni quando discriminano in base all’età”. Il documento sull’antidiscriminazione insiste poi sui diritti delle persone disabili e si pronuncia sull’accesso alle scuole religiose. Peraltro i deputati auspicano l’esclusione “dalla direttiva delle disposizioni nazionali sulla famiglia, la laicità dello Stato, l’istruzione”. Inoltre ai governi spetterebbe il compito di rendere effettive le forme di indennizzo per le persone oggetto di una discriminazione. Anche attorno alla relazione firmata da Adina Valean (Romania) sul diritto dei cittadini europei di circolare nell’Unione il Parlamento ha a lungo discusso. Tale diritto infatti “non è applicato in modo uniforme nei diversi Stati membri”, molti dei quali “hanno norme che ne ostacolano l’esercizio”. Il Parlamento chiede “di definire orientamenti comuni sui motivi che giustificano l’allontanamento di un cittadino comunitario” (ad esempio le risorse economiche minime, l’onere eccessivo per l’assistenza sociale oppure l’ordine pubblico) e sulla libera circolazione delle coppie omosessuali. Il Parlamento chiede alla Commissione di preparare una direttiva che renda omogenea l’applicazione di tali diritti nel 27 Stati membri. Si invitano dunque gli Stati a tenere presente che la direttiva impone l’obbligo di riconoscere la libera circolazione di tutti i cittadini Ue (comprese, si specifica, le coppie omosessuali), “senza imporre il riconoscimento dei matrimoni fra persone dello stesso sesso”.Migranti e istruzione scolastica. L’aumento delle migrazioni all’interno e verso l’Unione europea “sta modificando in molti luoghi la composizione delle scuole”. Ciò “può arricchire in termini di cultura e d’istruzione”, ma le differenze culturali “ostacolano spesso la comprensione e il dialogo tra allievi, nonché tra allievi e insegnanti” e, “in assenza di misure di accompagnamento adeguate” tale fenomeno “può comportare serie divergenze”. Hannu Takkula, europarlamentare finlandese, ha firmato la relazione sull’accesso e le modalità per fornire istruzione ai figli degli immigrati. Il testo indica la “necessità di maggiori sforzi a livello Ue per affrontare questa sfida”. Secondo Takkula, occorre “attuare una politica d’istruzione inclusiva, evitando di creare classi speciali. Bisogna inoltre garantire l’insegnamento della lingua del paese ospitante e fornire agli insegnanti una formazione specifica interculturale”.Fare i conti con la storia. “L’Europa non sarà unita fino a quando non sarà in grado di conseguire una visione comune della propria storia” e “non riconoscerà il nazismo, lo stalinismo e i regimi fascisti e comunisti come retaggio comune e non avvierà un dibattito onesto e approfondito sui crimini da essi perpetrati nel secolo scorso”. È un passaggio di una risoluzione approvata a Bruxelles, intesa a condannare i crimini commessi da tutti regimi. L’Assemblea sottolinea “il successo dell’integrazione” comunitaria al fine di costruire un’Europa pacificata, democratica, nella quale si rispettino le libertà e i diritti dei cittadini. Il documento cita alcuni eventi del ventesimo secolo, fra cui l’Olocausto, il regime “comunista” sovietico, i regimi “fascisti” in Grecia, Spagna e Portogallo. Gli eurodeputati insistono sulla necessità di “mantenere vive le memorie del passato”, senza per questo “imporre un’interpretazione politica” dei fatti.