Comece, Austria, Scozia

Comece: l’11 maggio benedizioni al Pe”Un segno del buon partenariato del Parlamento europeo con i rappresentanti delle Chiese a Bruxelles, come formulato nell’art. 17 del nuovo Trattato sul funzionamento dell’Ue”: così padre Piotr Mazurkiewicz, segretario generale della Commissione degli episcopati della Comunità europea (Comece), commenta l’invito di alcuni eurodeputati di diversi gruppi politici che, alla vigilia della campagna per le elezioni europee (4 – 7 giugno), hanno chiesto ai vescovi della Comece di benedire i loro uffici. La benedizione avverrà il prossimo 11 maggio, in occasione dell’incontro dei presidenti delle istituzioni europee con i rappresentanti delle Chiese e delle comunità di fede, in programma in quella data presso la Commissione europea. Esprimendo gratitudine agli europarlamentari per l’invito, la Comece informa che la cerimonia si concluderà con una celebrazione ecumenica nella sala di meditazione del Pe. Per l’occasione si pregherà soprattutto per una forte partecipazione al voto e per il buono svolgimento delle elezioni. Austria: marcia silenziosa per i cristiani iracheniOgni anno nel periodo quaresimale la sezione austriaca dell’associazione Christian Solidarity International organizza una marcia silenziosa per i cristiani perseguitati, ed ogni anno ospita un rappresentante religioso di un Paese cui dare particolare attenzione. Alla marcia 2009, svoltasi nei giorni scorsi, hanno partecipato circa 800 persone e si è conclusa nella centralissima cattedrale di Vienna dedicata a Santo Stefano. A portare la sua testimonianza è stato mons. Louis Sako, arcivescovo caldeo di Kirkuk. Mons. Sako, riferendosi alla sorte degli iracheni cristiani, ha parlato chiaramente di “tragedia”. I due terzi della popolazione cristiana irachena ha lasciato il Paese, circa 750 cristiani sono stati uccisi, ha riferito il vescovo che ha puntualizzato come la situazione per la comunità si sia invertita con la caduta del regime: “prima avevamo sicurezza ma non libertà, ora è il contrario”. Pur ammettendo che la situazione è migliorata a Baghdad e Bassora il vescovo ha precisato come invece essa sia ancora critica a Mosul a causa della presenza di gruppi Wahabiti, una corrente teologica radicale dell’Islam sunnita che in Arabia Saudita è ideologia di stato: “I fondamentalisti vogliono stabilire uno stato islamico” ha dichiarato “e pensano che i cristiani siano stranieri”. Ricordando che la presenza della comunità cristiana in Iraq risale a duemila anni fa mons. Sako ha lamentato il non rispetto dei suoi diritti e la forte emigrazione che l’ha decimata causando la perdita di una parte della stessa cultura e storia del paese. Ha inoltre suggerito che il miglior sostegno agli iracheni cristiani può essere rappresentato dal visitarli, dal rendersi conto di persona delle condizioni in cui vivono. Alla marcia hanno partecipato il cardinale di Vienna, l’arcivescovo Christoph Schönborn, padre Ra’ad Washan Sawa che in Austria segue la comunità cattolica caldea, ed altri religiosi austriaci ed iracheni.Scozia: seminaristi “in trasferta” a Roma”Il motivo principale della chiusura dello Scotus College, il seminario di Glasgow non è il numero basso di studenti ma la difficoltà a trovare lo staff”, così Peter Kearney, portavoce della Conferenza episcopale scozzese spiega la decisione presa dai vescovi questa settimana di concentrare la formazione dei futuri sacerdoti nel seminario di Roma, il “Pontifical Scots College”. In questo edificio del 1600 studieranno, a partire dall’anno accademico 2009-2010, i 9 seminaristi che fino ad oggi hanno frequentato lo “Scotus College” insieme agli 11 che già si trovano a Roma. Potranno così avvantaggiarsi delle opportunità spirituali, culturali e accademiche delle Università Pontificie e di altre istituzioni di formazione universitaria nel cuore della Chiesa. “È una decisione triste, ma con i sacerdoti impegnatissimi nelle parrocchie perché sono in pochi, dal momento che le vocazioni sono in calo, è difficile trovare insegnanti per il seminario di Glasgow”, afferma il portavoce, “concentrando tutto a Roma non dobbiamo avere due rettori, due vicerettori e personale doppio e l’edificio è migliore di quello di Glasgow”. La preparazione dei sacerdoti è stata sospesa, cinque anni fa, anche allo “Scots College” di Salamanca, in Spagna, un edificio che viene ancora usato per corsi e formazione. “Il seminario spagnolo è stato donato dal re di Spagna alla Chiesa Cattolica 250 anni fa e non abbiamo diritto a venderlo. Può darsi che venga riutilizzato in futuro come seminario”, dice ancora Kearney. Nel comunicato stampa con il quale annunciano la chiusura del seminario i Vescovi ringraziano chiunque ha lavorato per mantenerlo aperto e non escludono la sua riapertura, in futuro, se il numero dei seminaristi aumentasse.