REGNO UNITO

In breve

Adozione: cauto benvenuto alla sentenzaSi apre in Inghilterra uno spiraglio di speranza per le due agenzie di adozione cattoliche che hanno deciso di fare appello contro la legislazione britannica che impone loro di considerare come genitori anche coppie di omosessuali, andando così contro l’insegnamento della Chiesa. Il “Charity Tribunal”, l’organo di appello per i casi nei quali una charity non è soddisfatta della legislazione in vigore, ha deciso che le agenzie di adozione cattoliche “Fr. Hudson’s Society” di Birmingham e “Catholic Care” di Leeds potrebbero cambiare i loro statuti e restringere la possibilità di dare in adozione bambini a coppie eterosessuali. Secondo il settimanale cattolico “Tablet” che riferisce della notizia non è ancora chiaro come questo possa avvenire. Secondo il tribunale britannico la nuova legislazione contro la discriminazione sessuale introdotta nel 2006 consente alle “charities”, in alcune circostanze, di scegliere le coppie in base al loro orientamento sessuale, purché la “charity” continui a svolgere il proprio ruolo per il bene pubblico. Si tratta di un territorio legislativo nuovo, secondo il tribunale, e il modo in cui le agenzie operano andrà considerato con attenzione prima di raggiungere una decisione definitiva e consentire loro di riprendere a lavorare. Mark Wiggin, il direttore di “Catholic Care” a Leeds ha dato un benvenuto cauto alla sentenza spiegando che le due agenzie hanno smesso di lavorare a gennaio e non riprenderanno prima di essere sicure di non violare la legge. La decisione del tribunale non avrà un impatto sulle altre agenzie di adozione cattoliche britanniche che hanno deciso di chiudere oppure di considerare come coppie adottive anche quelle omosessuali. Scozia: negato ai cappellani l’accesso ai pazienti Una autorità sanitaria di Glasgow non consente ai sacerdoti di sapere se vi sono cattolici tra I pazienti dei propri ospedali. A denunciarlo è il giornale domenicale scozzese “Sunday Herald”. “NHS Greater Glasgow and Clyde”, questo il nome dell’autorità sanitaria, ha interrotto poco tempo fa l’abitudine di dare a sacerdoti e pastori protestanti accesso alle liste dei pazienti sostenendo che questa pratica viola il diritto dei pazienti alla privacy. Un portavoce della Chiesa Cattolica ha criticato la decisione e ha spiegato che I pazienti sono in questo momento costretti a portare cartellini che rendono evidente la loro religione per poter ricevere adeguate cure spirituali. “Esiste una differenza tra il bisogno di proteggere i dettagli del conto in banca di un individuo e quello di un sacerdote che cerca di sapere se uno dei suoi fedeli ha bisogno delle sue cure – ha detto il portavoce della Chiesa Cattolica -. Un sacerdote non andrebbe mai in un ospedale a dire di essere un esperto di questioni mediche”. Nel dicembre 2008 il funzionario responsabile per la distribuzione delle informazioni all’interno dell’ospedale ha chiesto allo staff di non divulgare le liste dei pazienti nel timore che la pratica violasse la legge sulla privacy del 1998. Le direttive del governo in materia cercano di trovare un equilibrio tra il diritto del paziente a cure spirituali e quello alla privacy. Suicidio assistito: mons. Smith scrive al Times L’Arcivescovo Peter Smith ha scritto al quotidiano “Times” esprimendo la preoccupazione che la nuova legislazione sulla giustizia britannica possa venire usata per “consentire il suicidio assistito di persone che vanno all’estero per suicidarsi”.A diffondere la notizia, con un comunicato, è l’ufficio stampa della Chiesa Cattolica di Londra che pubblica l’intero testo della lettera. L’Arcivescovo Smith scrive che “la legge “The Coroners and Justice Bill” punta a legiferare sui siti di Internet che promuovono o incoraggiano il suicidio. Tuttavia – aggiunge l’arcivescovo – vediamo alcuni parlamentari che tentano di approfittare di queste proposte di buon senso. E così mentre dichiarano fuori legge l’incoraggiamento al suicidio, vogliono anche permetterlo, nella forma del suicidio assistito, per chi va all’estero”. “Ma rendere più facile il suicidio assistito non significa incoraggiarlo?”, si chiede l’Arcivescovo Smith nella lettera, “Chi lo propone sostiene che c’è una differenza tra incoraggiare il suicidio in modo malevolo e assisterlo in circostanze compassionevoli. La maggior parte delle persone non appartiene a queste categorie estreme”. Sono “genitori anziani gravemente malati o infermi che si sentono in colpa perché pesano su una famiglia in circostanze già difficili per colpa della recessione o il parente malato che ha soldi in eredità da lasciare e che potrebbe essere incoraggiato a morire prima del possibile”. “Per come stanno le cose in questo momento hanno ancora la protezione della legge”, scrive Smith che aggiunge: ” il suicidio assistito è illegale. Ma se viene legalizzato in alcune circostanze, questo aprirebbe una porta” per i tanti che potrebbero convincersi che questa “è la via migliore per loro stessi e per chi li circonda”.