IRLANDA
Pace per il Paese e migrazioni nei messaggi dei vescovi
La violenza genera violenza”, per questo bisogna fermare a tutti i costi la spirale di odio che sta attraversando l’Irlanda, del Nord e del Sud. Questo il contenuto dei messaggi che il card. Sean Brady, arcivescovo di Armagh e primate di tutta l’Irlanda, e l’arcivescovo di Dublino, mons. Diarmiud Martin, hanno inviato alle comunità per il giorno di San Patrizio che gli irlandesi, anche quelli sparsi in tutto il mondo, celebrano il 17 marzo. Sull’immigrazione si è invece soffermato mons. Séamus Hegarty, vescovo di Derry e presidente del Consiglio episcopale irlandese per gli emigrati (Iece),No alla violenza. “Il giorno di Patrizio – scrive il card. Sean Brady – si celebra in un momento in cui la violenza è tornata per le strade dell’Irlanda del Nord. Se i terribili e tragici eventi della scorsa settimana ci hanno insegnato qualcosa, questo qualcosa è che tutti noi dobbiamo lavorare incessantemente per la pace qui sulla nostra isola. Vorrei invitare tutti i cittadini affinché raddoppino gli sforzi per costruire una società pacifica. La violenza non è la risposta. Gli autori della violenza cercano di distruggere la pace che stiamo costruendo. Chiedo a tutte le persone di sostenere i politici che stanno lavorando duramente per uscire dia giorni bui del nostro passato”. I responsabili delle Chiese in Irlanda del Nord hanno chiesto di pregare nel Giorno di San Patrizio per la pace nel Paese, dopo i tragici eventi della scorsa settimana che sono costati la vita di due giovani soldati e di un poliziotto. “Condivido pienamente questa richiesta”. scrive nel suo messaggio l’arcivescovo di Dublino, mons. Diarmuid Martin, esprimendo preoccupazione anche per gli episodi di violenze urbane che si stanno verificando all’interno e nei dintorni della capitale dell’Eire. “La violenza – scrive l’arcivescovo – genera violenza”. “Questa assurda violenza e disprezzo per la vita umana sono in corso da troppo tempo. Tutto questo deve finire”. “Abbiamo bisogno urgente – prosegue mons. Martin – di inviare un messaggio inequivocabile che, come comunità, il Nord e il Sud, senza distinzione di credo o di appartenenza politica, siamo uniti contro chi prende la via della violenza”. “L’Irlanda ha affrontato e ed attraversato tempi ancora più duri in passato con la forza della comunità e della solidarietà. Abbiamo bisogno di questi valori oggi. Essi non possono essere imposti dall’alto ma devono essere costruiti da ciascuno di noi, ogni giorno, in ogni nuova situazione”.Il benessere degli emigrati. “Incoraggio la diaspora irlandese a continuare a collaborare in spirito di carità e compassione per assicurare il benessere di tutti gli emigrati irlandesi”: è l’esortazione che Séamus Hegarty, vescovo di Derry e presidente del Consiglio episcopale irlandese per gli emigrati (Iece), ha affidato al suo messaggio per il Giorno di San Patrizio. “Il nostro patrono – prosegue il vescovo – ha incontrato per la prima volta l’Irlanda come migrante. Pertanto, nel giorno della sua festa, dobbiamo di nuovo sottolineare i bisogni dei molti emigrati irlandesi nel mondo” che, “a causa dell’attuale crisi economica”, sempre più numerosi “stanno di nuovo lasciando le nostre coste nella speranza di costruire una nuova vita per sé e per le proprie famiglie”. “Oggi – scrive il presule – ricordiamo in modo particolare” le prime emigrazioni irlandesi in Inghilterra e negli Stati Uniti. L’Iece continua a richiamare i problemi che da lungo tempo intere generazioni di emigranti si trovano ad affrontare”. I servizi loro offerti, “avviati da preti, religiosi, e sostenuti da molti laici attraverso gli anni, continuano ad ampliarsi rimanendo sempre coerenti ai valori del Vangelo”, ha aggiunto.I più vulnerabili. Per il vescovo Hegarty “è altrettanto importante che da parte nostra come società, riconosciamo le difficoltà incontrate anche da coloro che sono venuti nella nostra terra per farne la loro casa”. “Spero – ha detto – che possano ricevere lo stesso trattamento che auspichiamo per i nostri emigrati”. Un pensiero, infine, “ad un gruppo di emigrati particolarmente vulnerabile, quello dei detenuti irlandesi all’estero”. Il Consiglio irlandese dei vescovi per i prigionieri all’estero (Icpo), sotto l’egida dell’Iece assiste oltre 420 irlandesi detenuti in tutto il mondo. Sono 34, fa sapere il presule, i nuovi casi sottoposti all’Icpo nel solo periodo novembre 2008 – gennaio 2009. Richiamando il Rapporto Flood sui prigionieri irlandesi all’estero (2007), mons. Hegarty ha concluso che “sono stati fatti molti progressi, ma è imperativo che vengano urgentemente messe in pratica anche le altre raccomandazioni del documento”. Al riguardo, ha assicurato, l’Icpo continuerà a lavorare con il ministero degli Affari esteri. L’Iece è la risposta della Conferenza episcopale irlandese alle necessità degli emigrati irlandesi, prima e dopo la partenza, e in collaborazione con la Chiesa ospitante tenta di venire incontro ai loro bisogni in quanto comunità.