SLOVENIA

Non restare in silenzio

Scoperta una fossa comune: altre centinaia di vittime del regime comunista

Nei giorni scorsi, nella miniera abbandonata di santa Barbara vicino al comune di Laško nei pressi della città di Celje, è stato rinvenuto un sito occultato di cadaveri risalente al periodo del regime comunista (1945-1991). A fare la scoperta è stata la Commissione governativa della Repubblica di Slovenia per il ritrovamento dei siti nascosti del periodo totalitario che stima, in alcune centinaia se non migliaia, il numero di corpi. Per riportarli alla luce sono serviti sette mesi di ricerche e la rimozione di circa quattrocento metri cubi di materiale, posti all’entrata del cunicolo. Nella miniera i cadaveri sono stati trovati semi-mummificati a causa della calce viva di cui furono cosparsi al momento della morte. I ricercatori hanno constato che molti furono sepolti ancora vivi. Le cause della morte sono attribuibili a colpi di vanga, piccone o altro corpo contundente. I cadaveri avevano le mani legate con filo di ferro. Secondo i rapporti ufficiali, nella miniera ci sono anche due pozzi minierari di profondità rispettiva 45 e 35 metri; la Commissione stima che siano anch’essi pieni di resti umani. In Slovenia si trovano circa 600 siti registrati di fosse comuni risalenti al periodo comunista. Dopo tale scoperta la Commissione Giustizia e Pace presso la Conferenza episcopale slovena ha rilasciato un comunicato di cui proponiamo una sintesi.Restituire dignità. “L’ideologia non può diventare giustificazione di alcun massacro – si legge nel messaggio firmato da mons. Anton Stres, arcivescovo coadiutore di Maribor, presidente della Commissione Giustizia e Pace della Ces, la Conferenza episcopale slovena. “Bisogna individuare i colpevoli, singoli e gruppi, politici e ideologici dei deplorevoli atti di violenza contro l’umanità e il proprio popolo. È necessario condannare pubblicamente il regime comunista totalitario di quel periodo e, in questo modo, restituire il buon nome a quanti hanno lottato per la libertà del popolo sloveno in modo onesto e sincero, ma durante la guerra e per tutto il periodo successivo sono stati sfruttati come “scudi umani” di politici, ideologi e criminali del totalitarismo”. Una chiara condanna. “Dolore, choc, profondo turbamento e attesa di una dignitosa sepoltura delle vittime degli omicidi di massa sono reazioni assolutamente comprensibili da parte della gente, ma come comunità politica non possiamo fermarci qui”, aggiunge il presidente della Commissione Giustizia e Pace della Ces per il quale “le supreme istituzioni nazionali dovrebbero esprimere una condanna chiara e inequivocabile a livello morale e politico di questi massacri, nonché dei singoli ovvero dei gruppi che ne sono stati responsabili”. Per mons. Stres “è necessario confrontarsi con gli avvenimenti più trascurati della storia del totalitarismo in Slovenia, se vogliamo diventare e restare una società civilizzata e etica. È arrivato il momento in cui tutti i cittadini a livello personale, di popolo e di nazione dovrebbero affermare molto chiaramente i principi morali fondamentali sull’intangibilità di ogni vita umana e sulla dignità di ogni persona, crudelmente rinnegate durante e dopo la rivoluzione”.Troppo cinismo morale. Riguardo agli omicidi avvenuti durante e dopo la guerra, rimarca il vescovo, “c’è tra noi ancora troppo cinismo morale, elusività, indifferenza e a volte addirittura disprezzo – perseguibile penalmente, ma non punito – o consenso. C’è ancora troppa paura. Sono conseguenze soprattutto del fatto che la scuola e le istituzioni educative, quanti creano l’opinione pubblica e le supreme istituzioni nazionali – che sono chiamate a custodire la validità dei principi etici fondamentali nella comunità politica e dei relativi diritti umani – non hanno rispettato misure adeguate a questo genere di atti criminali, dopo averli tenuti nascosti per decenni in modo programmatico”. Nella fossa di Celje “è assolutamente evidente il tentativo di tacere per sempre su questi crimini”. Da qui l’apprezzamento di mons. Stres “alla Commissione governativa slovena che negli ultimi anni si è impegnata coraggiosamente a portare alla luce le azioni criminali passate sotto silenzio. Allo stesso modo apprezza il fatto che nell’opinione pubblica si rafforza lo sdegno morale rispetto a queste inaudite violenze”.