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Europa: si uscirà e come dal “disorientamento economico”?
“Del peggio non si è mai sicuri”, è quello che sostengono oggi numerosi economisti completamente disorientati, i cui pronostici sono ormai da mesi messi a soqquadro ogni giorno. Trascinate dalla crisi finanziaria americana – scatenata da quasi due anni dalla crisi dei prestiti ipotecari a rischio (i famosi subprime) – le economie europee sono entrate in crisi a loro volta. Una crisi profonda, che tocca ormai l’economia reale e non soltanto la borsa e l’economia speculativa. Mentre la disoccupazione cresce in tutti i paesi europei, il clima è tetro, e la tentazione del protezionismo è grande un po’ ovunque. Il degrado è forte e brutale in tutte le economie a livello mondiale e nei Paesi europei confinanti. In Germania il tasso di disoccupazione, con il 7,4%, resta inferiore a quello della Francia (7,8 % per la Francia metropolitana, 8,2 % se si tiene conto dei Dipartimenti d’Oltremare). Tra ottobre 2007 e ottobre 2008, la Spagna è passata da un tasso di disoccupazione dell’8,5% al 12,8%, per raggiungere oggi il 15%, ossia, se la crisi dovesse peggiorare ulteriormente, quasi il doppio del tasso dell’eurozona (8,2% a gennaio 2009). Dopo oltre 10 anni di forte crescita economica, alimentata in particolare dalla formazione di una “bolla immobiliare”, la Spagna è brutalmente precipitata nella crisi economica nel 2008 e oggi il suo tasso di disoccupazione è il più elevato di tutta l’Unione Europea, con quasi 3,5 milioni di disoccupati, pari a un aumento del 50,3 % in un anno. Secondo uno studio della banca Bbva presentato il 3 marzo, il numero di disoccupati dovrebbe raggiungere i 4,5 milioni nel 2010, pari al 19,7 % della popolazione attiva.Circondata da Paesi membri dell’Unione Europea, anche in questo caso la Svizzera registra gli effetti della crisi con un certo ritardo, ma la crisi si insedia anche qui. In Svizzera, il tasso di disoccupazione – che resta comunque basso rispetto ai dati europei – è salito al 3,4% a febbraio contro il 3,3% di gennaio. Ma, secondo gli esperti, potrebbe arrivare al 4,3% nel 2010. Ma il numero dei beneficiari di misure di assistenza sociale, i soggetti che non sono più coperti dall’assicurazione contro la disoccupazione, potrebbe aumentare del 30%. E in Svizzera sono già 250.000, cioè più del doppio del numero dei disoccupati, con un’attuale quota di oltre 132.000 iscritti agli uffici regionali di collocamento (Orp). Malgrado questa triste constatazione, cominciano a farsi sentire altre voci: il presidente dalla Banca Centrale Europea (Bce), Jean-Claude Trichet, stima una crescita mondiale prossima allo zero nel 2009, mentre si potrà contare su una ripresa nel 2010. Lo ha annunciato lunedì 9 marzo, a margine di una conferenza stampa a Bâle, presso la sede della Banca per i regolamenti internazionali (Bri). La ragione di questo relativo ottimismo: gli elementi “positivi”, che sono le misure anticrisi adottate dai vari governi per contrastare la crisi economica – oltre alla riduzione dei prezzi delle materie prime -, non sono stati tenuti in debita considerazione dai mercati. Jean-Claude Trichet vede in particolare nella “mancanza di fiducia” l’origine della crisi economica e mette lui stesso in guardia dal protezionismo, raccomandando infine la conclusione positiva del ciclo di Doha sulla liberalizzazione degli scambi commerciali, che da otto anni è in stallo. Nel frattempo, i sindacati e i partiti di sinistra perorano un rilancio dell’economia basato su aumenti salariali, assegni familiari e minimi sociali, oltre che su una migliore condivisione dei benefit aziendali tra azionisti e dipendenti. Si tratta di aumentare il potere di acquisto, cosa che rilancerebbe il consumo delle famiglie. Il mondo imprenditoriale è invece a favore di un rilancio che passi soprattutto dal sostegno alle imprese, specialmente nei settori più in crisi, come il settore automobilistico e quello edilizio. Come mostra l’Osservatorio francese sulle congiunture economiche (Ofce), è opportuno puntare su un piano di rilancio dei consumi, perché se l’investimento ha un impatto duraturo – ma lento – sull’economia, lo stimolo al consumo ha effetti immediati sulla congiuntura economica. Ed è questo il momento di agire!