UE E CRISI ECONOMICA

Bisogna fare di più

Quasi un ritornello in vista del summit Ue del 19 e 20 marzo

“Bisogna fare di più”. Come uno slogan, ripetuto decine di volte, questo invito perentorio ha fatto da leitmotiv all’intera settimana europea, ancora una volta concentratasi sulla recessione e sulle misure da assumere per contrastarne gli effetti. Se ne è parlato all’Eurogruppo (ministri delle finanze dei 16 paesi dell’euro) il 9 marzo, all’Ecofin (ministri economici dei 27) il 10 marzo, durante la plenaria del Parlamento Ue il giorno 11; la quale ha a sua volta preparato la strada al summit dei capi di Stato e di governo dell’Unione che si troveranno il 19 e 20 marzo.La ripresa è “rimandata”. I ministri europei hanno lanciato l’allarme-occupazione, avvertendo che da qui al 2010 verranno a mancare 6 milioni di posti di lavoro, una cifra quasi doppia rispetto a quella finora preventivata dalla Commissione. E ugualmente l’Esecutivo ha dovuto rivedere le prospettive di ripresa che, secondo il commissario Joaquin Almunia, non si concretizzeranno nella seconda metà del 2009, bensì “slittano all’anno prossimo”. Dello stesso avviso il presidente della Banca centrale di Francoforte, Jean-Claude Trichet. La situazione è dunque in movimento, tanto che il presidente dell’Eurogruppo, il lussemburghese Jean-Claude Juncker, ha spiegato che per il momento “non saranno varati altri piano di intervento” perché occorre verificare “i risultati di quelli già decisi”. Sulla portata di tali piani si evidenziano ampie differenze di valutazione: secondo il presidente della Commissione, José Manuel Barroso, “sono quantificabili attorno al 3,3% del Prodotto interno lordo Ue”, mentre altre stime si fermano “realisticamente” tra lo 0,9 e il 2% del Pil.Effetti sociali della crisi. “Questa crisi pesa su ciascuno di noi, sulle famiglie e fa perdere posti di lavoro – ha tenuto a precisare lo stesso Barroso nella sede dell’Europarlamento -. Dopo aver cercato di intervenire sul versante finanziario, ora dobbiamo considerarne urgentemente l’impatto sociale e occupazionale”. Il capo dell’Esecutivo nel suo intervento in Emiciclo ha affermato che i capi di Stato e di governo dovranno definire durante il vertice della prossima settimana “la posizione comune in vista del G20 di Londra”, ma “soprattutto bisognerà analizzare la pressione sociale e politica che nasce da questa crisi”. Barroso ha elencato una serie di provvedimenti e di regolamenti in fase di definizione (fondi per infrastrutture energetiche, hedge fund, stipendi dei manager…); ha poi sottolineato che “il bilancio Ue non arriva all’1% del Pil, quindi è ovvio che i principali impegni finanziari devono essere assunti dai singoli paesi”.Dibattito articolato. A Strasburgo si è materializzato un ampio confronto. Alexandr Vondra, vicepremier del governo ceco, alla presidenza di turno dell’Unione, ha parlato di “pressioni senza precedenti sulle nostre economie” e della “urgenza di ripartire dal credito” per sostenere mercati, imprese e consumatori. Dal canto suo il capogruppo dei Popolari al Parlamento Ue, Joseph Daul, afferma: “Ci vuole un’Europa più forte, coordinata e solidale per affrontare la recessione economica. Questa crisi è dovuta a un’assenza di regole nei mercati e può essere superata non con il protezionismo ma con una seria disciplina e con l’innovazione”. Dal capogruppo Socialista, Martin Schulz , giungono una serie di “misure-chiave per rafforzare il piano di rilancio europeo”, nella direzione di maggiori investimenti, di una ritrovata solidarietà e della lotta ai “paradisi fiscali”. Grahman Watson, leader dei Liberaldemocratici, sostiene che “non sono state ancora adottate misure adeguate per far fronte alla crisi” e attende in tal senso le decisioni del summit dell’Ue27 del 19-20 marzo. “Certo – aggiunge – occorrerà procedere verso un’economia più sostenibile” sul piano ambientale. Fortemente critico verso la Commissione è invece il capogruppo dei Verdi, Daniel Cohn-Bendit, che accusa l’Esecutivo di essere “troppo schiacciato sulle posizioni dei governi nazionali”. La relazione dell’Europarlamento. Nel corso della sessione, il Parlamento ha poi approvato la relazione della deputata francese Anne Ferreira che sollecita “il coordinamento dei piani di salvataggio economico” nonché una “iniziativa europea a favore dell’occupazione e il rilancio degli investimenti”. In effetti il testo approvato in aula – pur non avendo implicazioni immediate rispetto alle decisioni del Consiglio Ue – sembra indicare strade più “coraggiose” di quanto finora fatto dai 27 governi e dalla stessa Commissione. La relazione mira infatti a investimenti per le infrastrutture (30 reti europee attendono di essere realizzate), per l’energia pulita e la banda larga. Indica l’opportunità di ricorrere a forme di prestito comunitario (sostanzialmente gli “eurobond” gestiti dalla Banca europea degli investimenti) temporaneo, garantito e finalizzato allo sviluppo.