DONNE IN EUROPA
La Commissione Ue lancia una campagna di sensibilizzazione
Salari più bassi a parità di mansioni; orari di lavoro tutt’altro che attenti alle responsabilità familiari e domestiche; difficoltà di accesso alle cariche dirigenziali. Sono solo alcuni degli aspetti che segnano profonde differenze – se non addirittura discriminazioni – tra uomini e donne sul posto di lavoro. La Commissione ha lanciato, in occasione della Giornata della donna 2009, una specifica campagna di sensibilizzazione.Stesso lavoro, stesso guadagno. “La disparità retributiva tra i sessi ha svariate cause e richiede soluzioni a più livelli. Per affrontarla occorrono iniziative in tutti le direzioni e l’impegno delle parti interessate, dai datori di lavoro ai sindacati alle autorità nazionali”: Vladimir Spidla, commissario Ue alle pari opportunità, nel presentare la nuova campagna a livello comunitario per contrastare le differenze salariali tra i sessi, ha affermato. “Nell’economia europea le donne guadagnano in media il 17,4% in meno degli uomini”; occorre dunque “sensibilizzare al problema della disparità salariale”, “discuterne le cause e i modi di risolverlo”, secondo “il semplice concetto di stesso guadagno per un lavoro dello stesso valore”. L’iniziativa (informazioni, appuntamenti e materiale divulgativo sono disponibili all’indirizzo http://ec.europa.eu/equalpay) è stata inserita nel programma dell’8 marzo, e prosegue ora nei 27 Stati aderenti. è stata inserita nel programma dell’8 marzo, e prosegue ora nei 27 Stati aderenti.Valorizzare tutti i talenti. Spidla ha aggiunto: “In questo momento della vita economica, la parità tra uomini e donne è più importante che mai. Solo se raccogliamo il potenziale di tutti i nostri talenti possiamo far fronte alla crisi”. Il principio del medesimo salario per lo stesso impiego è sancito addirittura dal Trattato fondativo della Comunità (1957) e ne costituisce uno dei principi fondanti. Era poi stato al centro di una direttiva Cee del 1975 che proibiva “qualsiasi discriminazione tra uomini e donne in tutti gli aspetti legati alla retribuzione”. Secondo la Commissione, la legislazione europea, assieme a quelle nazionali, ha eliminato le disparità più evidenti, benché tanti problemi non siano stati risolti. “Spesso, ad esempio, il lavoro femminile è visto come meno prezioso del lavoro maschile”. L’esempio portato è lampante: “Le cassiere di un supermercato guadagnano di solito meno dei colleghi magazzinieri”.Salari e pensioni. Nella Relazione 2009 sulla parità donne-uomini, presentata nei giorni scorsi a Bruxelles contestualmente alla campagna, i numeri confermano le discriminazioni relative a stipendi, orari di lavoro, distribuzione delle posizioni manageriali ed esiti negativi sul piano previdenziale. “Pur aumentando il tasso d’occupazione femminile negli ultimi anni, le donne lavorano a orario ridotto più spesso degli uomini (31,2%, contro 7,7% per gli uomini) e predominano in settori in cui i salari sono inferiori (oltre il 40% delle donne lavora nella sanità, nell’istruzione e nella pubblica amministrazione, ossia il doppio degli uomini). Inoltre la disparità salariale, “riducendo il reddito durante la vita attiva delle donne, causa poi pensioni minori e quindi povertà in età avanzata”. Poche donne in politica. Un’ulteriore indagine effettuata per la Commissione conferma che “le donne sono drammaticamente sottorappresentate nei vertici decisionali dell’economia e della politica europea”. “Nelle grandi imprese il 90% dei membri dei consigli di amministrazione sono uomini”. Per un quadro più ampio della situazione – anche se non direttamente collegato al tema principale -, lo studio reso noto da Spidla ricorda che la percentuale delle donne tra i membri dei Parlamenti nazionali è passata solo dal 16% nel 1997 al 24% nel 2008; il Parlamento europeo è appena sopra questa cifra (31% di donne). Nei governi nazionali dei 27, e con poche eccezioni, “la proporzione tra ministri uomini e ministri donne è in media di 4 a 1 oppure di 3 a 1. La Commissione Ue presenta un terzo di donne fra i suoi componenti, mentre le banche centrali di tutti i 27 Stati membri Ue hanno un governatore maschio.Sondaggio di Eurobarometro. La campagna appena avviata intende “rendere più consapevoli di questa disparità e dei modi per affrontarla”, presentando pratiche esemplari, predisponendo e divulgando fra imprese, sindacati e lavoratori una serie di materiali conoscitivi e formativi. L’apposito sito web, la pubblicità sulla stampa e la diffusione di manifesti dovrebbe contribuire a portare il tema al grande pubblico. Alla vigilia dell’8 marzo Commissione e Parlamento Ue hanno diffuso i risultati di un sondaggio Eurobarometro sulla condizione femminile che conferma questi problemi, sottolineando le disparità salariali e la necessità di aiutare le donne a conciliare lavoro e famiglia. Margot Wallstrom, vicepresidente della Commissione, ha commentato: “La maggioranza delle intervistate è convinta che la politica sia dominata dagli uomini e che un maggior apporto femminile segnerebbe una differenza positiva”.