SUD-EST EUROPA
Pellegrinaggio dei vescovi in Turchia nell’Anno Paolino
Sulle orme dell’apostolo Paolo, “l’uomo che si prodigò per l’unità e la concordia di tutti i cristiani” e che percorse la “strade del mondo per riconsegnare l’uomo a Dio e Dio all’uomo”. Con questo “spirito” si è svolto dal 3 all’8 marzo in Turchia, in occasione dell’Anno Paolino, il pellegrinaggio dei presidenti delle Conferenze episcopali del Sud-Est Europa promosso dal Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee). Otto, le Conferenze episcopali rappresentate: Albania, Bosnia e Erzegovina, Bulgaria, Grecia, Moldavia, Romania, la Conferenza Episcopale Internazionale SS. Cirillo e Metodio e la Turchia. I lavori sono iniziati a Iskenderum (Anatolia orientale) con il saluto di mons. Luigi Padovese, vicario apostolico d’Anatolia e presidente della Conferenza episcopale della Turchia. Al centro dell’incontro un tema di grande attualità per i paesi rappresentati dove i cristiani ed i cattolici sono in minoranza.: “L’identità cristiana in un contesto multiculturale e plurireligioso”. L’incontro è poi proseguito con il pellegrinaggio vero e proprio nei luoghi dove il cristianesimo ha visto la sua prima diffusione grazie all’apostolo Paolo, in particolare ad Antiochia, Tarso e Mopsuestia. Sabato 7 marzo, i partecipanti si sono incontrati con i membri della Conferenza episcopale della Turchia e nel pomeriggio sono stati accolti da Sua Santità il Patriarca Ecumenico Bartolomeo I. La luce delle origini. “Le Chiese Ortodossa e Cattolica – ha detto mons. Dimitrios Salachas, esarca apostolico in Grecia – affrontano gli stessi problemi con le stesse preoccupazioni pastorali”. Il presule ha parlato di “clima odierno di laicità, di secolarismo e di neo-paganesimo occidentale ed europeo”. Ed ha aggiunto: “Non è retorico dire che se Paolo venisse oggi ad Atene, avrebbe forse dovuto ripetere sull’Areopago un discorso analogo a quello di due mila anni fa davanti ad un neo-paganismo ideologico e pratico d’oggi”. “Le sue parole – ha detto il presule – risuonano ancora nel cuore degli uomini e delle donne di oggi. Possono aiutare i contemporanei ad apprezzare in modo più profondo la propria dignità di uomini e, quindi, promuovere il bene di tutta la famiglia umana”. A proposito del dialogo tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa, mons. Salachas ha ammesso che “nonostante si intensifichino i rapporti”, “i pregiudizi del passato pesano ancora sullo stato attuale delle nostre relazioni”. In questo senso – ha aggiunto – “Il giubileo dedicato al bimillenario della nascita di San Paolo è stata un’occasione particolarmente propizia per intensificare gli sforzi ecumenici”. “Mettersi in “pellegrinaggio sulle orme di San Paolo” significa “andare alle radici del cristianesimo” per incontrare le “domande” che emergono oggi in Europa e proporre con l’annuncio “il cuore del cristianesimo, Gesù Cristo, Crocifisso e Risorto”. Così mons. Aldo Giordano, Osservatore permanente della Santa Sede presso il Consiglio d’Europa che aggiunge: “Dall’Europa veniamo in questi posti dove Paolo ha piantato il cristianesimo perché sentiamo l’urgenza di ripartire da questa luce delle origine per rivedere i problemi di oggi”.Essere minoranza. Nelle conclusioni finali, si annuncia che le Conferenze episcopali della regione del Sud-Est Europa potrebbero avviare un’azione comune presso le istanze europee per risolvere il comune problema del “riconoscimento dello status giuridico delle loro istituzioni ecclesiali nell’ordinamento legislativo del rispettivo Paese”. E si aggiunge che “tale azione si potrebbe svolgere in collaborazione con l’Inviato Speciale – Osservatore Permanente della Santa Sede presso il Consiglio d’Europa e il Ccee (Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa)”. Il comunicato si sofferma poi sulla situazione vissuta in Turchia dalle comunità arabofone, quelle dei cattolici di rito orientale, quelle siro-ortodosse, caldee e quelle cattoliche latine. Ed afferma: “Pur presenti nel 1923”, si legge nel comunicato, queste comunità “non sono state riconosciute come minoranze e, quindi, non hanno mai, fino ad oggi, goduto di personalità giuridica. Questo mancato riconoscimento ha avuto come conseguenza una forte restrizione dell’autonomia di gestione delle comunità religiose negli ambiti non soltanto amministrativi ed economici ma anche pastorali e spirituali”. Il Ccee evidenzia inoltre che “l’ultimo monitoraggio sulla Turchia prodotto in vista del suo possibile ingresso come paese membro dell’Unione europea (ottobre 2008), ha evidenziato che la libertà religiosa, invece, è progredita assai poco”. Proprio perché “Chiese minoritarie e in paesi a maggioranza ortodossa o musulmana”, i vescovi del Sud-Est Europa auspicano, “un maggior coinvolgimento sia nel dialogo con le rispettive Chiese ortodosse svolto dal Pontificio Consiglio per l’Unità dei Cristiani, come pure nel dialogo con l’Islam promosso dal Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso”.