POLONIA
La plenaria dei vescoviIl 10 e l’11 marzo a Varsavia avrà luogo la 347ª sessione plenaria della Conferenza episcopale polacca (Kep). In considerazione della scadenza del mandato dell’attuale presidente mons. Jozef Michalik e del vicepresidente mons. Stanislaw Gadecki i vescovi si accingono a scegliere i loro successori per gli anni 2009 – 2014. Il card. Stanislaw Dziwisz, attuale arcivescovo di Cracovia ed ex segretario particolare di Giovanni Paolo II, è da molti indicato come probabile futuro presidente. Un altro candidato spesso citato dai media polacchi come possibile futuro presidente è mons. Slawoj Leszek Glodz, attuale arcivescovo di Danzica, in precedenza ordinario militare della Polonia. Tracciando il bilancio dell’ultimo quinquennio mons. Michalik ha affermato: “L’unità della Chiesa in Polonia è sempre stata la mia priorità”, e ha detto di essere a conoscenza “delle differenze nel modo di svolgere il servizio pastorale o le diversità dei modi per raggiungere gli obiettivi prefissati”. Infine il presidente uscente della Kep ha dichiararto: “Ho cercato di non imporre le mie opinioni ad altri, ma non ho mai rinunciato alle mie convinzioni, e questo lo considero un successo”. La candidatura del presidente dell’episcopato polacco viene indicata in modo segreto dagli ordinari diocesani, ma alla successiva elezione tra i due candidati più votati partecipa l’intero episcopato composto da 133 membri: 5 cardinali, 25 arcivescovi e 103 vescovi. Il presidente della Kep, eletto per 5 anni, presiede anche il Consiglio permanente dell’episcopato polacco, composto da 11 membri. Dal 2004 però le sue funzioni, conformemente a quanto deciso nel 1994 da Giovanni Paolo II, sono disgiunte dal titolo onorario del primate di Polonia. Il card. Jozef Glemp, l’attuale primate, quest’anno compie 80 anni, e anch’egli ancora quest’anno consegnerà il suo titolo all’arcivescovo di Gniezno, la prima sede vescovile polacca. Nel corso della plenaria l’episcopato polacco oltre all’elezione del presidente, dedicherà grande attenzione ai problemi della famiglia e delle vocazioni sacerdotali, esaminando la possibilità di introdurre nell’ordinamento ecclesiale il mandato parrocchiale a termine.Sacerdoti eroici In questi giorni in Polonia viene ricordata la memoria di sacerdoti che seppero opporsi in modo eroico ai regimi totalitari: quello nazista prima, quello comunista nel dopoguerra. L’Istituto Nazionale della Memoria, nel secondo volume della serie “Gli inflessibili”, presenta quattro imminenti personalità della Chiesa polacca, irremovibili nonostante persecuzioni e soprusi da parte delle autorità civili. “La misura dell’inflessibilità di questi sacerdoti viene data dalla totale impotenza nei loro confronti dei servizi di sicurezza”, ha sottolineato uno degli autori del volume, ricordando come, nonostante le investigazioni e pedinamenti addirittura trentennali, i funzionari del regime dovettero darsi per vinti. Il card. Adam Stefan Sapieha (1867-1951), arcivescovo di Cracovia, chiamato anche “Il Principe Inflessibile”, indipendentemente dai tempi (dalla grande guerra all’epoca comunista) fu sempre fedele alla Chiesa e ai suoi principi. Ricordando la figura di quel grande uomo di Chiesa e patriota polacco, l’arcivescovo di Varsavia mons. Kazimierz Nycz scherzando affermò che “ancora dopo la sua morte i comunisti avevano paura di quel vescovo, e poi arcivescovo di Cracovia (dal 1926 al 1951)”. Altrettanto inflessibili i vescovi Pawel Latusek e Franciszek Musiel, mentre mons. Edward Frankowski (classe 1937), in questi giorni ha ancora una volta dato grande testimonianza della sua sollecitudine pastorale, pronunciando un’agguerrita omelia in difesa dei lavoratori delle acciaierie di Stalowa Wola licenziati a causa della grave crisi economica mondiale. E intanto è nelle sale di tutto il Paese il film su padre Jerzy Popieluszko. La documentazione sul suo martirio è attualmente in esame da parte della Congregazione per le Cause dei Santi.Un fondo speciale per Auschwitz”Auschwitz fa parte del patrimonio storico dell’Europa. Tutti i Paesi europei hanno verso le generazioni future l’obbligo di preservare le tracce materiali di quel campo di sterminio” hanno scritto i sopravissuti, in occasione del 64° anniversario della liberazione da Auschwitz, in una lettera a José Manuel Barroso, presidente della Commissione Europea, chiedendogli di contribuire ad un Fondo speciale per la conservazione dei resti del campo dal degrado nel tempo. “Questo è il cimitero dell’Europa – afferma Wladyslaw Bartoszewski, ex detenuto di Auschwitz e presidente dell’omonima Fondazione -. Quale altra risposta dare a coloro che negano l’Olocausto se non quella di educare, ricordare, promuovere la conoscenza di quelli luoghi? I fatti non possono essere negati. E indipendentemente dalla fede, il rispetto della memoria dei defunti appartiene ad ogni cultura”. La Fondazione ha bisogno di 120 milioni di euro che, adeguatamente investiti, potrebbero portare un utile annuo pari a 4,5-5 milioni di euro che sarebbe destinato a coprire le spese di manutenzione.