Polonia, Spagna

Polonia: card. Dziwisz, dove va l’Europa?”Chi è, e dove va l’Europa? E la domanda che si pone sempre più spesso. Ovviamente, non parliamo qui di criteri geografici bensì della condizione spirituale e morale del nostro continente. Facilmente si passa, senza riflettere, oltre le cose di Dio, e prescindendo totalmente da Lui, si cerca di dare forma alla realtà nella quale viviamo. Ma questo ci porta al baratro. Perché disprezzando Dio si disprezza anche l’uomo”. Lo ha affermato di recente il card. Stanislaw Dziwisz, arcivescovo di Cracovia, analizzando l’attuale situazione della Chiesa cattolica in Polonia. Ricordando Giovanni Paolo II, che nel corso del suo viaggio in Polonia, nel 1991, invitò a non considerare “le cose di Dio come sostanzialmente non importanti”, il card. Dziwisz ha posto di nuovo la domanda su dove potrebbe portare la realizzazione di un progetto di vita “come se Dio non ci fosse”. Questa la sua risposta: “Sappiamo già, dove un tale progetto ci porta. Porta alla totale mancanza di rispetto verso l’uomo. Poiché ogni qualvolta Dio viene messo tra parentesi (o anche al margine) l’uomo viene sminuito e umiliato”. “Allora – ha continuato – al posto del Decalogo entrano in gioco il permissivismo e il relativismo morale. E in tal modo diventa impossibile conoscere la verità oggettiva. Nonostante l’Europa stia crescendo economicamente, in un certo senso diventa sempre più moralmente incapace, e spiritualmente paralizzata. E quelle sue incapacità e paralisi possono portarla ad annientare la propria identità”. Il cardinale, nella sua critica della vita pubblica in Polonia ma anche in tutta Europa, non ha risparmiato i politici: “I segni del laicismo sono ben visibili anche nella vita pubblica, dove alcuni politici cristiani di prim’ordine tentano di considerare la fede come un elemento di vita privata, senza riferimento alla vita sociale”. L’ex segretario particolare del Papa ha anche ricordato: “Affinché il seme del cristianesimo porti dei frutti, bisogna che coloro che proclamano il Vangelo – siano essi religiosi o laici – siano caratterizzati nelle loro opere da due elementi – unità della parola e dell’azione. Poiché solo quell’unità può far nascere la fiducia”. L’arcivescovo di Cracovia, ricordando le parole di Paolo VI “più che di insegnanti ha bisogno dei testimoni”, ha aggiunto: “Essere testimone significa conformare la propria vita alla luce del Vangelo affinché il mondo, nella vita quotidiana possa scorgere la sua bellezza”.Spagna: Madrid, il professore cristianoLa XXIV Giornata diocesana dell’insegnamento si celebrerà il 7 marzo a Madrid e ha per titolo “Il professore cristiano, testimone di un’esperienza”. Essa costituisce, come scrive in una lettera l’arcivescovo di Madrid, card. Antonio Mª Rouco Varela, “un’opportunità rinnovata di avvicinarci al mondo educativo, tanto importante per la missione evangelizzatrice della Chiesa che sa stimare gli sforzi di tanti professori che, in collaborazione con le famiglie, lavorano ogni giorno per un insegnamento di qualità nella nostra diocesi”. Secondo il card. Rouco Varela, “è compito proprio della famiglia l’educazione della persona umana”, soprattutto “in una società individualista, come la nostra, dove l’influenza culturale tende a forgiare un uomo frammentato ed affascinato da una libertà svincolata” da tutto. In questo “fondamentale impegno educativo” la famiglia, però, non deve essere lasciata sola, ma ha bisogno di altre agenzie che l’aiutino nella “formazione integrale dei figli, perché in se stessa è incapace di offrir loro tutto l’aiuto di cui necessitano”. Perciò, “la scuola, sempre in forma sussidiaria ai genitori ed in stretta collaborazione con loro, deve cercare di educare gli alunni in modo che imparino ad essere persone”, non trasmettendo “solo conoscenze ed abilità pratiche”, ma anche educando “le coscienze nella virtù”. Il porporato non nasconde il “malessere di tante famiglie che non sanno come educare i figli” e di “tanti professori cristiani che si sentono contrastati nella loro attività docente per la pressione di alcune correnti culturali che promuovono modelli di comportamento lontani della verità che aiuta a dar senso alla vita”. Perciò, sostiene il card. Rouco Varela, “urge recuperare l’impulso missionario delle famiglie e di docenti cristiani che restituiscano alle nuove generazioni la capacità di vivere in pienezza”. Il cardinale popone quindi San Paolo come modello dei docenti. “Il professore cristiano – evidenzia il porporato -, seguendo l’esempio dell’apostolo, deve cercare di essere un testimone fedele della fede e la verità”. Insomma, il professore cristiano, forte della “sua profonda convinzione di fede” e “di un insieme di competenze culturali, psicologiche e pedagogiche”, deve saper “accompagnare gli alunni nella ricerca della verità”, aiutandoli a evitare “le scorciatoie del soggettivismo, relativismo e nichilismo, tanto presenti nella nostra società che li chiude ad un’apertura alla trascendenza”.