ELEZIONI EUROPEE

Conoscere per scegliere

Dal 4 al 7 giugno 375 milioni di elettori alle urne . Scheda n. 4

Una Europa o “tante Europe”? È il quesito che ricorre ogni volta che si prova a tracciare un profilo del vecchio continente. Il quale presenta – anche solo facendo riferimento ai territori e ai popoli dell’attuale Ue – una grande molteplicità di culture, storie, linguaggi, realtà sociali, fenomeni economici, religioni (pur con la netta prevalenza del cristianesimo), tradizioni giuridiche e filosofiche, istituzioni politiche… In questo senso la pluralità delle identità riscontrabili “sul campo” converge nel delineare il profilo continentale, purché non ci si dimentichi che una solida integrazione si attua solo nel rispetto delle mille specificità esistenti. (Le precedenti schede in SIR Europa 9-11-13/2009).Minoranze etniche e linguistiche. È facile, ad esempio, affermare che nell’Ue vivono 500 milioni di “europei”. In realtà si tratta di abitanti di 27 diversi Stati, che ancora in larga parte faticano a considerarsi pienamente “cittadini d’Europa”. Da mezzo secolo, infatti, è in atto un processo politico di edificazione della “casa comune”, ma è lecito domandarsi se nel frattempo abbia preso quota un parallelo percorso di costruzione di una mentalità condivisa, di una cultura che sa abbattere le frontiere, di una “identità sovranazionale”. Questa è una delle grandi sfide con le quali si sta misurando la stessa Ue, tenuto conto che essa raccoglie, sempre restando agli esempi, persone di ventisette nazionalità, a loro volta suddivise in 300 minoranze etniche: così un europeo su sette appartiene a una “minoranza” più o meno riconosciuta e tutelata. Ugualmente occorre ricordare che nelle sedi comunitarie di Strasburgo e Bruxelles sono oggi riconosciute 23 lingue ufficiali, ma secondo gli studiosi gli idiomi parlati nell’Ue27 sono più di 90, senza contare i dialetti.Dal Belgio all’Irlanda fino… ai rom. La presenza di minoranze è assolutamente varia. Nel caso del Belgio è noto che sussistono – con crescenti problemi di convivenza – tre gruppi linguistici: la comunità neerlandese (o fiamminga), quella vallona (francofona) e quella germanofona. Una situazione altrettanto articolata si ha in Spagna, dove la stessa Costituzione è redatta in castigliano, catalano, basco, valenziano e galiziano; le spinte autonomiste di talune regioni sono all’ordine del giorno. In Irlanda, del resto, la totalità della popolazione parla ormai inglese, ma un decimo degli abitanti usa anche l’irlandese, o gaelico, e lo considera un forte elemento di “riconoscibilità”, tanto che l’Ue ha dovuto inserire questa forma espressiva tra le sue lingue ufficiali. Minoranze etniche e linguistiche sussistono però in tanti altri casi, mentre più di recente l’Ue si è occupata di quella ritenuta numericamente maggioritaria: i rom, presenti, come popoli di origine nomade, in vari Stati.Il fenomeno migratorio. I flussi migratori naturalmente svolgono da diversi decenni il ruolo di “moltiplicatori” delle identità che convivono nell’Unione europea. Accanto ai più tradizionali movimenti di popolazione all’interno degli Stati membri (flussi regionali) e fra un paese e l’altro (spostamenti intra-comunitari, regolati dai Trattati), si sono consolidati, a partire dagli anni ’80, gli arrivi di singoli e di famiglie provenienti da “paesi terzi”. Secondo i dati diffusi lo scorso anno da Eurostat, “i flussi migratori nell’Ue dipendono per il 60% da persone provenienti da paesi terzi”, ovvero esterni all’Unione, “mentre per il rimanente 40% si stratta di spostamenti fra uno Stato e l’altro dell’Ue27”. Stando alla ricerca dell’ufficio statistico comunitario – basata sugli ultimi dati raffrontabili – nel 2006 “circa tre milioni di immigrati si sono installati in un paese membro”: i cittadini di uno Stato Ue che hanno trasferito la residenza in un’altra nazione erano 1,2 milioni; quelli con passaporto di altri Stati erano 1,8 milioni. I soggetti (ci si riferisce sempre alle persone con regolari documenti) provenienti da paesi terzi, si dividono equamente fra nazioni di Asia (soprattutto cinesi), Africa (con in testa i marocchini), Centro-Sud America e altri Stati europei non comunitari (anzitutto balcanici e ucraini).Vecchie e nuove “rotte”. Secondo le valutazioni di Eurostat, i paesi Ue che hanno accolto il maggior numero di immigrati sono stati la Spagna (803mila), la Germania (558mila), il Regno Unito (451mila), che da soli hanno assorbito tre quinti degli spostamenti totali. In rapporto alla popolazione nazionale, sono invece gli Stati più piccoli a far registrare le percentuali più elevate di arrivi: dal Lussemburgo all’Irlanda a Cipro, seguiti da Spagna e Austria. Al contrario, vi sono paesi lontani da questa cifra, come Polonia, Romania, Lituania e Lettonia, con arrivi modesti. Fra le nuove “rotte migratorie” si registrano flussi significativi dalla Moldavia verso la Romania, dall’Ucraina alla Repubblica ceca, dalla Bosnia-Erzegovina alla Slovenia, dall’Albania alla Grecia. Ci sono infine paesi che attraggono soprattutto immigrati con passaporto comunitario: sono Lussemburgo, Irlanda, Germania e Belgio.