EUROPARLAMENTO
Il presidente della Repubblica ceca: l’Ue come un “grande e libero mercato”
Arriva a Bruxelles, scuote il Parlamento europeo, critica una “Ue troppo lontana dai cittadini” e riparte per Praga. Vaclav Klaus, presidente della Repubblica ceca, è intervenuto il 19 febbraio con un discorso ufficiale dinanzi agli eurodeputati ribadendo la volontà del suo Paese di sostenere il percorso di integrazione comunitaria, senza per questo ritenerlo “un dogma”. Economista, leader politico e uomo di governo dell’era post-comunista, Klaus ha presentato la sua idea di Unione corrispondente a quella di un “grande e libero mercato”. “Un paese nel cuore della storia europea”. Molteplici erano gli interrogativi e le attese per l’intervento in aula dell’ospite, che rappresenta il paese presidente di turno dell’Ue. Klaus non ha mai nascosto le sue perplessità sul Trattato di Lisbona (che peraltro ha firmato nel 2006 come capo di Stato) e ha affermato di preferire al nome di Unione europea quello di “Organizzazione degli Stati europei”. Durante la campagna referendaria irlandese ha sostenuto esplicitamente il partito Libertas, contrario al Trattato di riforma. Più di recente si è rifiutato di esporre la bandiera blu con le 12 stelle sugli edifici pubblici cechi. Nell’emiciclo è stato invece accolto dalla Nona sinfonia di Beethoven, ovvero l’inno europeo, da un caloroso battimani e dalle parole del presidente dell’Assemblea, il tedesco Hans-Gert Poettering: “Il suo paese è sempre stato nel cuore della storia europea. Praga è una delle capitali culturali e spirituali” del vecchio continente e “oggi la Repubblica ceca sta svolgendo un ruolo positivo nella funzione di presidente di turno Ue”. La manipolazione politica del mercato. Prendendo quindi la parola, Vaclav Klaus ha ricordato “l’unicità dell’esperimento comunitario” e l’impegno del governo ceco “per affrontare le grandi sfide di questa epoca”. “Per noi l’adesione all’Unione europea non ha alternative”, ha aggiunto immediatamente. “I cittadini della Repubblica ceca ritengono che l’integrazione europea adempia a una missione necessaria e importante”, che vede al primo posto “l’eliminazione delle barriere inutili e controproducenti per la libertà umana e la prosperità, riguardanti la libera circolazione delle persone, dei beni e dei servizi, delle idee, delle filosofie politiche, degli schemi culturali e comportamentali”. Il secondo obiettivo è invece “la conduzione comune dei beni pubblici esistenti a livello continentale, non gestibili con negoziazioni bilaterali fra gli Stati”. Il presidente ha poi presentato la sua visione di stampo liberista: “Bisogna dire sinceramente che il sistema economico attuale dell’Ue è quello dell’oppressione del mercato e del rafforzamento continuo della gestione centrale dell’economia”. In questo risiede la “vera causa” della crisi che l’economia continentale sta soffrendo: essa “non è dovuta al mercato – ha precisato l’oratore – ma, al contrario, essa è stata generata dalla manipolazione politica del mercato”. “Non siamo delusi dall’Unione”. Dalla tribuna dell’Euroassemblea, Klaus ha spiegato: “Fra tre mesi noi festeggeremo i cinque anni di adesione all’Unione. I cechi non sono delusi dalla loro presenza” nella Comunità, perché “le nostre aspettative erano realistiche. Per noi l’ingresso nell’Ue è stata la conferma esteriore del fatto che eravamo divenuti, di nuovo e relativamente in fretta dopo la caduta del comunismo, un paese di standard europeo”. “Inoltre abbiamo creduto che la partecipazione all’Ue ci avrebbe portato dei vantaggi concreti”. Secondo queste linee, Praga ha fatto la propria parte come Stato membro “e dunque ci infastidiscono gli attacchi di chi sostiene che i cechi starebbero cercando di realizzare un nuovo gruppo di integrazione differente rispetto a quello cui hanno aderito”. A questo punto Klaus ha posto ai deputati una “domanda retorica: siete sicuri, assumendo una decisione, che quel tale problema debba essere affrontato e risolto in quest’aula e non in un ambiente più vicino ai cittadini, ovvero in sede nazionale?”.Le istituzioni, un mezzo non un fine. Il presidente della Repubblica ceca ha ricordato che “i metodi e le forme dell’integrazione europea offrono molte varianti possibili e legittime” e per questo ha invitato a considerare le istituzioni Ue non come un fine in sé ma come uno strumento per costruire la libertà economica. Nell’intervento ha denunciato il “gap democratico” che divide le istituzioni comunitarie dai cittadini e ha lasciato intendere un dubbio sulla legittimità democratica di alcuni provvedimenti assunti dallo stesso Parlamento Ue in sede legislativa. Durante il discorso, più volte l’aula ha reagito rumoreggiando e diversi deputati hanno lasciato l’emiciclo. “In un parlamento del passato lei, signor presidente, non avrebbe certo potuto pronunciare un discorso come questo – ha concluso Poettering dopo l’intervento dell’ospite -. Invece l’Ue è una democrazia, in cui ciascuno può esprimere liberamente le proprie idee. Ma poi, in una democrazia, occorre attenersi alle decisioni della maggioranza”.