Spagna: lo Stato non diventi educatore moraleSi è svolta, a Madrid, dal 17 al 18 febbraio, la CCXII riunione della Commissione permanente della Conferenza episcopale spagnola (Cee). Diversi i temi affrontati: il 50° anniversario di Mani Unite, la protezione della domenica come giorno di riposo settimanale, la morte di 25 immigrati, a largo della costa di Lanzarote, la sentenza del Tribunale supremo sui quattro ricorsi da parte di genitori contro la materia "Educazione alla cittadinanza", una lettera del segretario di Stato card. Tarcisio Bertone al presidente della Cee, card. Antonio Maria Rouco Varela. Rispetto all’iniziativa presentata al Parlamento europeo per la protezione della domenica come giorno non lavorativo, la Commissione permanente spagnola appoggia la petizione agli Stati membri e alle istituzioni dell’Unione europea perché "le domeniche non lavorative costituiscono un pilastro fondamentale del modello sociale europeo e fanno parte del patrimonio culturale comune". Sulle sentenze riguardanti l’Educazione alla cittadinanza, i vescovi ricordano che i criteri fondamentali stabiliti nelle dichiarazioni della Commissione permanente nel febbraio e nel giugno 2007 sulla questione sono assolutamente attuali. In particolare, richiamando la dichiarazione del giugno 2007, i presuli sottolineano che "lo Stato non può soppiantare la società come educatore della coscienza morale, ma è suo compito promuovere e garantire l’esercizio del diritto all’educazione".Dom: la forza della speranza I conflitti sociali interni; la necessità dell’impegno di tutti, compresi i cristiani, nella società; le prossime elezioni europee "come sfida per le popolazioni d’oltremare considerate appartenenti a Regioni ultraperiferiche (Rup)" sono stati al centro dell’incontro dei vescovi dei quattro dipartimenti francesi d’oltremare (Dom), che si è svolto nei giorni scorsi a Parigi, presso la sede della Conferenza episcopale. Mons. Emmanuel Lafont, vescovo di Cayenne (Guyana); padre Jean Hamot, amministratore diocesano di Guadalupe; mons. Gilbert Aubry, vescovo di Saint-Denis de la Réunion e padre Jean-Max Renard, in rappresentanza di mons. Michel Meranville, arcivescovo di Saint-Pierre e Fort-de-France (Martinica), sono stati accolti da mons. Hippolyte Simon, arcivescovo di Clermont e vicepresidente dei vescovi francesi. Durante l’incontro, deciso nella plenaria dello scorso novembre a Lourdes, i presuli hanno affermato: "La crisi economica e finanziaria ha conseguenze tragiche nelle nostre regioni a causa di situazioni sociali molto difficili e della vita divenuta insopportabilmente cara". Di qui l’invito "a tutti i responsabili ad ascoltare il grido che si leva e a prenderlo sul serio". A conclusione i presuli hanno elaborato un messaggio comune dal titolo "La forza della speranza". "Coscienti della nostra responsabilità pastorale si legge nel documento volgiamo sulla situazione e sui dibattiti in corso uno sguardo di speranza per invitare tutti all’impegno". "Crediamo proseguono i vescovi che le attuali turbolenze spingano ad applicare meglio il principio di sussidiarietà già attuato a livello europeo: gestire direttamente sul campo tutto il possibile senza ricorrere sistematicamente alle istanze superiori. Ciò conduce a pensare a nuovi rapporti fra le nostre rispettive regioni, la Francia metropolitana e l’Unione europea". Francia: inchiesta sulle omelieLa maggioranza dei cattolici francesi segue con attenzione l’omelia pronunciata dal sacerdote durante la messa. La ritengono la parte più interessante della Messa, sebbene però affermano che sono necessari alcuni miglioramenti, soprattutto per rendere le prediche più attraenti per i giovani. E’ quanto emerge da una inchiesta promossa dal settimanale cattolico francese "Pèlerin" che sull’argomento ha raccolto il parere di 3.400 lettori. Mentre alcuni ritengono che i sermoni potrebbero essere migliorati in molti aspetti, tutti (e cioè il 90% degli intervistati) si definiscono interessati a questo "importante" momento della Messa e ciò si legge nella inchiesta "è la lezione principale che si ricava dal sondaggio". Il 68% delle persone intervistate hanno trovato le omelie “interessanti”, il 54% sottolinea la ” vicinanza” di quanto detto con la loro vita personale, ma solo il 45% si ricorda il messaggio che offre. Inoltre più della maggioranza degli intervistati riconosce che le omelie si occupano di problemi reali, ma solo 2 su 10 si dicono fiduciosi che possano attirare i giovani. Un parrocchiano afferma: "Vorrei che i sacerdoti sappiano tradurre il Vangelo nella vita di tutti i giorni". Questa affermazione è stata sottoscritta dal 52% degli intervistati. Il problema, sottolinea il settimanale, è che solo una esigua maggioranza di credenti (53%) si sente personalmente coinvolto in un processo di riflessione. E ciò è evidenziato anche dal fatto che alla fine della messa il 55% delle persone intervistate confessa afferma di essersi dimenticato di quanto ascoltato durante la predica.