Comece: quali valori per l’Europa?"Da molti decenni, nel vecchio continente la questione dell’identità europea è oggetto di dibattito. Ciò significa che per noi, abitanti di questa particolarissima area del mondo, è molto importante porsi il problema di chi siamo veramente"; tuttavia, "da quando si è aperto il dibattito, non è affatto semplice dare una risposta che possa soddisfare tutti i membri della nostra comunità". Lo ha detto padre Piotr Mazurkiewicz, segretario della Commissione degli episcopati della Comunità europea (Comece), intervenuto nei giorni scorsi alla conferenza che si è svolta a Bruxelles nella sede del Parlamento europeo su "I nostri valori condivisi per l’Europa". Obiettivo dell’incontro "rafforzare il dialogo tra membri del citato Gruppo e rappresentanti delle diverse comunità religiose e riflettere sulle sfide che il XXI secolo pone alla spiritualità in Europa, nonché sulle risposte istituzionali a queste sfide". Per il segretario generale della Comece "non vi è dubbio che la fede cristiana appartiene in modo radicale e decisivo alla fondamenta della cultura europea. In tutta la storia di questo continente si può trovare un solo avvenimento decisivo che può essere considerato come un ‘battesimo’" ossia come "un nuovo inizio e una rinascita: l’apparizione della fede cristiana sul suolo greco e romano". Facendo proprie le parole del filosofo italiano Benedetto Croce, padre Mazurkiewicz ha concluso: "Il cristianesimo è stato la più grande rivoluzione mai compiuta dall’umanità". All’incontro sono intervenuti anche il metropolita greco-ortodosso di Francia Emmanuel; il rabbino Levi Matusoff, direttore dell’Unione delle comunità ebraiche d’Europa; Rüdiger Noll, direttore della Commissione “Chiesa e società” della Cec/Kek (Conferenza delle Chiese europee), e Norbert Neuhaus, già segretario generale di "Kirche in Not" (Aiuto alla Chiesa che soffre).Italia: i vescovi per il Sud del Paese"Un segno profetico della profonda comunione delle Chiese del Sud". Così si è presentato il Convegno che si è svolto a Napoli il 12 e il 13 febbraio, riunendo 60 vescovi e 350 delegati diocesani del Meridione italiano. Nel corso dell’incontro dal titolo “La Chiesa nel Sud, le Chiese nel Sud” vescovi, sociologi e delegati diocesani hanno parlato di disoccupazione e difficoltà di accesso al lavoro, di sfida educativa e di cultura mafiosa. Ma si è anche sottolineato come ha fatto nel suo intervento il card. Angelo Bagnasco, presidente della Cei che il Sud ha “un popolo dal cuore buono che conosce la generosità, l’altruismo, che ha il senso dell’amicizia e delle radici, che respira e spesso vive una religiosità diffusa, un cristianesimo praticato; gente che ama la sua terra anche se non di rado è costretta a lasciarla per cercare altrove occupazione e futuro”. Il Convegno si è concluso con la pubblicazione di un documento finale. "Uomini e donne del Sud si legge nel testo -, non nascondiamo le difficoltà del tempo presente nella congiuntura delicata che attraversiamo, e sappiamo che tali difficoltà si aggiungono alle storiche ferite del Meridione”.È il momento, secondo i vescovi, di “ritrovare le nostre radici, il nostro patrimonio umano e spirituale, per offrirlo non solo alle nostre genti ma all’intero Paese, all’Europa e ai Sud del mondo che come noi cercano un sole di speranza”. Il documento ai appella ai laici che vivono nelle comunità ed associazioni affinchè escano "dalle mura del tempio per incarnare nella società il Vangelo di Cristo”.Ucraina: fedeli in difesa di una parrocchiaDal 25 gennaio i fedeli della comunità cattolica di Dnipropetrovsk, nella regione orientale dell’Ucraina stanno manifestando in difesa della loro parrocchia, la Chiesa di San Giuseppe, e protestando contro l’ingiustizia subita sia da parte dell’amministrazione regionale sia da parte di una società americana", la "Dugsberry, Inc" che ha acquisito i locali della parrocchia. I cattolici però rivendicano i diritti di proprietà sulla chiesa. Nei vari procedimenti che dal 2007 si stanno susseguendo, Vasyl Shurpinov, che rappresenta la Chiesa cattolica, ha presentato fatti e citato un grande numero di documenti in base ai quali la chiesa di San Giuseppe dovrebbe appartenere ai cattolici. Secondo la ricostruzione presentata, la comunità religiosa della Chiesa cattolica romana (Rcc) è l’erede legale della proprietà in quanto è stata la comunità cattolica a costruire l’edificio a proprie spese. Ciò avvenne prima del 1948. Dopo quell’anno, i diritti di proprietà sono andati costantemente da una struttura all’altra di governo, e alla fine nel 1998 l’edificio è stato venduto alla società americana, la Dugsberry Inc. Il legale che sta seguendo la vicenda, si è appellato anche alla legge sulla libertà di coscienza in vigore in Ucraina e al decreto presidenziale, relativo alla restituzione delle proprietà ecclesiastiche. Secondo invece il legale della società americana, l’impresa non poteva sapere che la struttura acquistata era edificio di culto, in quanto tale informazione non fu data all’acquirente, e a quel tempo la legislazione ucraina non specificava il termine “edificio di culto”. Insomma, una situazione legale ancora tutta da chiarire e nel frattempo, la comunità cattolica della cittadina ucraina è scesa in piazza per manifestare.