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Un equilibrio per l’Ue

Crisi economica: tra stabilità e flessibilità

L’economia europea è in crisi e il peggio potrebbe ancora arrivare, ma già nel 2010 si dovrebbe registrare la ripresa. Nel frattempo i governi nazionali devono intervenire per sostenere le imprese, i consumi e i mercati, senza per questo perdere il controllo dei conti pubblici. Occorre poi prestare attenzione particolare ai paesi che stanno sforando i limiti di Maastricht, applicando il Patto di stabilità con “flessibilità”. Infine, va tenuta d’occhio la situazione nell’est europeo, dove la recessione sembra avere ricadute più gravi del previsto.Sono alcuni degli aspetti emersi mercoledì 18 febbraio quando il commissario agli affari monetari, Joaquin Almunia, ha presentato la revisione dei programmi di stabilità e convergenza di 17 Stati Ue, 8 dei quali appartenenti alla zona euro. Il politico spagnolo non ha nascosto che la situazione resta “pesante” e per questo bisogna operare per rilanciare le economie “senza trascurare la sostenibilità dei conti pubblici”. La “valutazione annuale di tali programmi – ha spiegato Almunia – si deve ora misurare con le risposte che sono state definite in ogni paese per far fronte alla recessione”. D’altro canto ha ribadito che “il Patto di stabilità e crescita è la chiave di volta del nostro sistema finanziario”, anche se “esso va applicato con quella flessibilità che noi stessi abbiamo introdotto nel 2005”. “Il patto non è una sanzione” e “oggi è cruciale difenderne la credibilità anche applicandone le procedure e le regole per uscire insieme da questa crisi”.Il responsabile economico del collegio Barroso ha quindi insistito sull’urgenza di interventi “mirati, tempestivi ed efficaci”, valutando che il sostegno alle economie nazionali dovrebbe essere almeno pari all’1,5% del Pil europeo. L’obiettivo complessivo per la Commissione è di tornare a una crescita economica sana, regolata, anche nel quadro delle iniziative che si stanno assumendo a livello internazionale. L’Ue si occuperà ancora di questi temi con il vertice straordinario del 1° marzo e durante il summit di primavera, già fissato per il 19 e 20 marzo. Poi arriveranno le scadenze “mondiali”, tra cui il G20 di aprile e il G8 di luglio.Ma mentre la Commissione promette flessibilità nell’applicazione del Patto di stabilità, vengono avviate procedure di infrazione “per deficit eccessivo” verso sei paesi – Francia, Spagna, Grecia, Irlanda, Lettonia e Malta -, i quali hanno superato nel 2008 la soglia del 3% nel rapporto tra deficit pubblico e Pil. Restano sotto osservazione numerose altre nazioni, che supereranno i limiti del Patto di stabilità nel 2009. Presentando a Bruxelles la revisione dei piani di convergenza, Almunia si è dovuto soffermare sulla situazione dell’est europeo. Alle domande dei giornalisti presenti in sala stampa che chiedevano di un possibile piano comunitario per l’Europa centro-orientale (invocato con forza dall’Austria), Almunia ha detto che al momento non esistono piani di intervento, pur senza escluderne la possibilità. Il commissario ha però affermato di condividere le preoccupazioni di vari istituti di credito privati che hanno investito denaro in Romania, Croazia, Ucraina, Serbia. Annotazione, questa, che lascia intendere come la Commissione stia seguendo con apprensione gli sviluppi della crisi nei paesi di più recente adesione. Le difficoltà di molte aziende, i posti di lavoro in pericolo, l’aumento della pressione fiscale e del livello dei prezzi, hanno suscitato nelle scorse settimane proteste o manifestazioni in Bulgaria, Romania, repubbliche baltiche, Polonia, Ungheria. Segnali che lasciano effettivamente intravedere un nuovo fronte della recessione.