EUROPARLAMENTO

Scelte non rinviabili

Dibattito e decisioni all’Assemblea plenaria a Strasburgo (2-5 febbraio)

È “necessario un radicale mutamento” della politica energetica Ue “per raggiungere i tre obiettivi principali che l’Unione deve perseguire”: la sicurezza dell’approvvigionamento, la lotta al cambiamento climatico, la competitività. La presa di posizione dell’Europarlamento giunge dalla sessione plenaria svoltasi a Strasburgo dal 2 al 5 febbraio. L’Emiciclo ha toccato numerosi temi d’attualità fra cui il rapporto tra vita familiare e lavoro, la tutela delle piccole e medie imprese, la crisi dei settori tessile e automobilistico, la chiusura di Guantanamo, la lotta alla pedopornografia, la situazione nei centri di prima accoglienza per immigrati.Sicurezza energetica, fonti rinnovabili. La relazione sul problema energetico, firmata dalla deputata Anne Laperrouze, ha avuto un vasto consenso dal Parlamento Ue. La rappresentante francese ha spiegato che l’Unione “importa oggi il 50% dell’energia che consuma e tale percentuale potrebbe raggiungere il 70% nel 2030”. Il testo sostiene alcuni progetti come “Nabucco” e “South stream”, chiede ai governi di dotarsi di sufficienti rigassificatori, sollecita “investimenti infrastrutturali” e una rete energetica comune, “piani anticrisi”, la promozione del risparmio e l’uso delle fonti rinnovabili. Una delle parti che ha sollecitato maggiore dibattito è quella dedicata all’energia nucleare, sinora prodotta da 15 Stati membri e utilizzata da un numero ancora maggiore, soddisfacendo un terzo della domanda di elettricità comunitaria. La relazione sollecita un progetto comune sul nucleare, investimenti per la ricerca, un più elevato livello di sicurezza delle centrali atomiche e per lo smaltimento dei rifiuti tossici derivati.Orari di lavoro flessibili e asili nido. L’Europarlamento torna inoltre a domandare regole precise in tutta l’Ue per conciliare vita familiare e attività professionale. L’emiciclo ha approvato infatti una risoluzione che chiede “una nuova direttiva volta a disciplinare i diritti e le garanzie riguardo alla conciliazione della vita professionale con quella privata”. Al momento del voto l’aula si è divisa (358 voti favorevoli, 271 no, 23 astensioni), pur approvando un testo condiviso nelle linee essenziali da quasi tutti i gruppi politici. Vi si invocano orari di lavoro flessibili per i genitori, il “miglioramento dell’accesso alle strutture di assistenza per le persone non autosufficienti”, la realizzazione di asili nido in misura adeguata alle necessità delle famiglie, regimi pensionistici “che tengano conto del tempo dedicato alla cura della famiglia”. La direttiva dovrebbe comprendere, inoltre, disposizioni sui congedi parentali e scommettere sulla leva fiscale. Il testo approvato sottolinea che “il tasso di occupazione delle donne con figli a carico è appena del 62,4% contro il 91,4% degli uomini”, mentre sono donne il 76,5% dei lavoratori a tempo parziale. In aula, vari deputati hanno affermato che le recenti proposte della presidenza di turno ceca sulla questione del rapporto casa-lavoro non siano da condividere, rappresentando l’impegno per la cura dei figli come un'”alternativa” alla carriera professionale e riproponendo “a una divisione tradizionale dei compiti tra uomini e donne”. Tutela dei minori: il reato di “grooming”. Ha quasi raggiunto l’unanimità dei consensi la relazione che chiede di intensificare la lotta contro la pedopornografia. Il testo, firmato dalla eurodeputata italiana Roberta Angelilli, ha ottenuto 591 voti favorevoli, 2 contrari, 6 astensioni. Il testo rivolge al Consiglio dei 27 una serie di raccomandazioni per lottare contro lo sfruttamento sessuale dei bambini: per questo occorre introdurre in tutto il territorio comunitario il reato di “grooming”, ovvero l’adescamento online dei minori a scopo sessuale; è necessario “disattivare i siti web pedopornografici”, nonché “ostacolare i loro sistemi di pagamento on line”; servono norme comuni sul turismo sessuale, sanzioni per ogni atto sessuale con minori non consenzienti e contro i matrimoni forzati. Immigrazione, chiudere i centri non adeguati. “Condizioni di detenzione intollerabili dal punto di vista igienico, della promiscuità e delle strutture”. Lo denuncia la relazione della francese Martine Roure, passata a grande maggioranza, con la quale il Parlamento sollecita “la chiusura di tutti i centri che non soddisfano le norme vigenti”. La posizione scaturisce dalle visite che la commissione per le libertà civili ha effettuato in numerosi centri di permanenza temporanea in Francia, Spagna, Italia, Regno Unito, Polonia, Malta, Grecia, Belgio, Paesi Bassi, Danimarca e Cipro. “I diritti fondamentali, quali il diritto a una vita dignitosa, la tutela della vita familiare, l’accesso alle cure sanitarie e il diritto d’appello devono essere costantemente garantiti”. Agli Stati membri spetta di vigilare su questo versante e l’Aula chiede una relazione annuale su tutti i centri da verificare in sede Ue.