ANGLICANI
Sinodo generale della Chiesa di Inghilterra, 9-13 febbraio
Si è aperto il 9 febbraio alla “Church House”, il quartiere generale della “Chiesa di Inghilterra”, a due passi dal parlamento di Westminster, il Sinodo generale della Chiesa anglicana inglese che durerà fino a venerdì 13 febbraio. Ad inaugurare l’assemblea dell’organo che governa questa Chiesa, è stato il Primate della Chiesa cattolica in Inghilterra,il card. Cormac Murphy-O’Connor parlando dei rapporti tra Chiesa cattolica e Chiesa anglicana in vista anche del difficile nodo dell’ordinazione delle donne Vescovo. “Voglio essere franco – ha detto l’arcivescovo -. Le vostre lotte sulle questioni relative alla Comunione che intaccano profondamente l’unità della Comunione Anglicana, riguardano tutti noi”. Il cardinale ha assicurato che da parte della Chiesa cattolica c’è il desiderio di “un approfondimento” e non “una diminuzione della comunione” tra le due Chiese. Ed ha aggiunto: “Le divisioni all’interno di qualsiasi Chiesa o comunità ecclesiale impoverisce la comunione di tutta la Chiesa. Noi cattolici romani non possiamo rimanere indifferenti di fronte a ciò che sta accadendo ai nostri amici nella Comunione Anglicana e, in particolare, nella Chiesa d’Inghilterra”. Il Sinodo generale della Chiesa di Inghilterra. Il Sinodo generale della Chiesa d’Inghilterra raccoglie 467 vescovi, preti e laici e si riunisce due volte l’anno, alternativamente a York (in estate) e a Canterbury (in inverno). È il più importante organo di decisione della Chiesa d’Inghilterra. Essa riunisce solo una parte degli anglicani di Gran Bretagna (l’Irlanda, la Scozia e il Galles hanno infatti delle Chiese autonome), ma rimane una delle più importanti delle 38 province della Comunione anglicana. Non foss’altro per il fatto che essa è diretta dall’arcivescovo di Canterbury, storicamente primate della Comunione anglicana. Tra gli argomenti che verranno affrontati da questo Sinodo c’è anche la questione volta a togliere gli ultimi ostacoli giuridici che impediscono alle donne di diventare vescovi. La conseguenza logica di una decisione di questo stesso Sinodo generale che, nel luglio 2006, aveva ratificato un voto dei vescovi secondo il quale ammettere le donne prete nell’episcopato è conforme alla fede della Chiesa. 14 delle 38 province anglicane hanno del resto preso una decisione simile, anche se solo 4 hanno già ordinato delle donne vescovo (Canada, Stati Uniti, Nuova Zelanda e Australia). Il nodo. Un gruppo di esperti giuristi ha redatto una bozza di documento sull’episcopato femminile, che verrà discusso al Sinodo: al punto sette si ammette che “ci sono coloro che sono convinti che soltanto una formula che accomodi in modo strutturale coloro che non possono accettare le donne pastore e Vescovo è accettabile”. Questa formula potrebbe essere l’istituzione di “Vescovi complementari” che si occupino in modo separato delle parrocchie contrarie alle donne pastori e Vescovi. Si tratta però di una soluzione che non piace a chi sostiene le donne pastore e Vescovo. “Introdurre qualsiasi formula che impedisca alle donne di servire come pastori o Vescovi in alcune parrocchie verrà vista come inaccettabile perché perpetua una differenza di trattamento in base al genere maschile o femminile”. Si tratta di un nodo di non facile soluzione. Howard Dobson, portavoce della “Chiesa di Inghilterra”, ha spiegato al “Sir” che “il lavoro per trovare una soluzione che accomodi chi è a favore e chi è contro le donne Vescovo avrà tempi lunghissimi”. Obbiettivo chiave di tutto questo lavoro è mantenere l’unità della “Chiesa di Inghilterra”. Al punto 33, con il quale il gruppo legislativo conclude il proprio rapporto, si legge: “dalle nostre prospettive diverse, siamo uniti nel considerare come l’obbiettivo per il quale ciascuno deve lottare, sia quello di mantenere insieme più persone possibili all’interno della famiglia della Chiesa di Inghilterra. Preghiamo seriamente perché questo sia possibile anche quando sia le donne che gli uomini saranno consacrati all’episcopato”.Il punto di vista cattolico. Sulla questione, il card. Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani, ha più volte espresso la sua opinione fin dal 2006 quando parlò alla Camera dei vescovi della Chiesa di Inghilterra. Invitato dall’arcivescovo di Canterbury, lo scorso anno alla Lambeth Conference, il card. Kasper disse: “per noi la decisione di ordinare le donne implica un allontanamento dalla posizione comune di tutte le Chiese del primo millennio, ossia non solo della Chiesa cattolica, ma anche delle Chiese orientali e ortodosse”. Riguardo poi alle implicazioni del dialogo ecumenico, il card. Kasper aggiunse: “ora sembra che la piena comunione visibile quale fine del nostro dialogo abbia fatto un passo indietro, che il nostro dialogo avrà obiettivi meno definitivi e quindi che il suo carattere ne risulterà alterato”.