ROMANIA
Protesta per un disegno di legge contro la Chiesa romena greco-cattolica
Un “atto chiaramente vessatorio” e “odiosamente discriminatorio” verso la Chiesa Romena greco-cattolica. Così, in un comunicato, i sacerdoti e i fedeli romeni della Chiesa greco-cattolica romena definiscono il disegno di legge presentato nei giorni 27-29 gennaio alla Commissione giuridica della Camera dei deputati del Parlamento Romeno. “Tale disegno di legge – si legge nel comunicato – costituisce in merito ai diritti di proprietà, una definitiva ratifica (quale mai si era avuta fino ad oggi) del tragico Decreto n. 358 del 1° dicembre 1948, con cui il regime comunista privò la nostra Chiesa unita con Roma dei diritto di esistere, incamerandone tutti i beni mobili e immobili”. Una Chiesa martire, vittima del regime comunista che “per molti anni” incarcerò preti e vescovi che “non accettarono di abbandonare la propria fede e la propria comunione con la Chiesa di Roma”. Lucian Muresan, arcivescovo maggiore, ha indirizzato una lettera al Presidente della Romania e al Primo Ministro del Governo romeno, in cui manifesta la propria costernazione anche solo per la semplice presa in considerazione di un simile disegno di legge, definendolo “infondato e ingiusto in uno Stato di diritto” e richiedendone di conseguenza il ritiro. La Chiesa romena greco-cattolica ha in questi giorni intrapreso una serie di iniziative per informare l’opinione pubblica nazionale e internazionale inviando lettere anche ai Vescovi italiani, alle Ambasciate della Romania presso lo Stato Italiano e presso la Santa Sede. “Facciamo appello – si legge nel comunicato stampa – alle comunità ecclesiali italiane, affinché vogliano manifestare, in ogni modo possibile, la loro vicinanza e comunione con questa Chiesa sorella”.Il disegno di legge. Nell’ordine del giorno dei lavori della Commissione giuridica, di disciplina e immunità della Camera dei Deputati, nei giorni 27-29 gennaio 2009, si registra al punto 6 “Il Progetto di Legge 368/2007 circa il regime giuridico dei beni immobili, appartenenti ai culti religiosi ortodosso e greco-cattolico dalla Romania” presentato dai deputati Daniel Buda, Ioan Oltean e Augustin Zegrean nel 2007. All’art. 2 si legge, per esempio, che “Nelle località rurali dove esistono comunità parrocchiali di entrambe le confessioni, e anche complessi monasteriali, costituite in forma di persona giuridica, i beni sacri – il luogo di culto, la casa parrocchiale, il cimitero ed i terreni afferenti – sono di proprietà del culto maggioritario”.La denuncia dell’arcivescovo Lucian Muresan. Forte la mobilitazione contro il progetto di legge di Sua Beatitudine Lucian Muresan, Arcivescovo Maggiore della Chiesa Romena Unita con Roma. In una lettera di protesta al presidente della Romania, Traian Basescu e al primo ministro Emil Boc, l’arcivescovo scrive: “Esprimiamo la nostra costernazione per il fatto che nell’anno 2009 si presenti ancora un simile disegno di legge, attraverso cui si persegue in concreto un nuovo atto di soppressione della Chiesa Romena Unita con Roma, Greco-Cattolica, da parte dello Stato Romeno. La Chiesa Romena Unita con Roma, Greco-Cattolica, fu nei secoli altare, scuola e pulpito da dove furono richiesti i diritti per tutti i romeni e nel periodo comunista ebbe il coraggio di conservare la fede ad ogni costo. Oggi, in un’Europa unita, accanto agli altri culti della Romania, essa ha diritto alla libera esistenza e ad un trattamento equivalente da parte dello Stato Romeno. Per cui sollecitiamo il ritiro di questo disegno di legge, che reca pregiudizio morale e materiale alla nostra Chiesa, e infrange i diritti costituzionali dei fedeli greco-cattolici. Lo Stato Romeno, il successore dello stato comunista del 1948, ha l’obbligo morale di restituire alla Chiesa tutto ciò che le ha confiscato. Chiediamo soltanto ciò che di diritto ci appartiene in conformità alle previsioni della Costituzione della Romania e alle leggi internazionali”.Un appello ai vescovi italiani. È stato lanciato dai sacerdoti romeni della Chiesa greco-cattolica per chiedere “vicinanza e solidarietà”. Perché se il progetto di legge fosse approvato, “la sola Chiesa Greco-Cattolica Unita con Roma verrebbe esclusa dalle restituzioni in corso, e – dopo essere stata decimata dalla persecuzione – si vedrebbe per legge espropriata dei propri beni a causa del suo essere minoranza”. “È inconcepibile come sia stato possibile prendere in considerazione e porre in discussione un simile disegno di legge, mentre l’Unione Europea è fattivamente impegnata nella salvaguardia giuridica delle minoranze”. E all’ambasciatore romeno presso la Santa Sede, Marius Gabriel Lazurca, aggiungono: “Consideriamo che un tale disegno di legge rappresenti una minaccia alla buona convivenza tra i romeni dell’intero Paese e una denigrazione della Romania la cui immagine conoscerebbe nel mondo una diffamazione con effetto negativo difficilmente calcolabile sui romeni immigrati presenti in Paesi a maggioranza cattolica”.