EUROPA - MEDIO ORIENTE

Contro ogni violenza

Il presidente dell’Autorità Palestinese all’Europarlamento

“L’azione militare israeliana deve cessare immediatamente. Abbiamo già avuto 1400 morti, 80mila persone sono rimaste senza casa, i feriti sono centomila. La violenza scatenata da Israele nei nostri confronti non può in alcun modo essere giustificata”. Mahmoud Abbas (Abu Mazen), presidente dell’Autorità palestinese, ha tenuto il 4 febbraio, nell’emiciclo dell’Europarlamento a Strasburgo, un discorso centrato sulla situazione creatasi nelle ultime settimane. Ha denunciato l'”occupazione che toglie la libertà al nostro popolo e che impedisce la pace”. Ha dunque chiesto l’intervento della comunità internazionale con una forza di interposizione, l’apertura di tutti i valichi “per consentire gli aiuti umanitari e gli aiuti per la ricostruzione”. Promuovere la convivenza. Il presidente del Parlamento, Hans-Gert Poettering, ha accolto l’ospite definendolo “un uomo di pace”, una “figura credibile sulla scena internazionale”. Il primo pensiero di Poettering è però andato al popolo palestinese che, ha detto, “si trova in un momento difficile” e di “gravi sofferenze”. Il politico tedesco ha auspicato l’immediata cessazione del conflitto, la fine dei lanci di missili contro le città israeliane e la conclusione dell’offensiva militare da parte di Israele. “Occorre – ha sostenuto – fare il possibile per promuovere la convivenza pacifica”; in questo senso occorre superare le stesse divisioni che intercorrono tra i palestinesi e tra i loro responsabili politici. Mahmoud Abbas si è a lungo soffermato sui problemi posti dalla “occupazione israeliana”, che ha definito come “una delle più lunghe della storia”. Nelle ultime settimane, ha affermato, “abbiamo subito ogni forma di violenza”, “abbiamo visto i corpi dei bambini bruciati, le lacrime di chi ha perso i propri cari”. Ha citato casi che, grazie ai media, hanno fatto il giro del mondo, come “quella madre assassinata con due figli in grembo”. “Le sofferenze del mio popolo”. “Centinaia di bambini hanno visto crollare il tetto delle proprie case, mentre 40 persone sono rimaste uccise in una scuola”. Per il presidente palestinese, si è “assistito a un offuscamento della coscienza umana”; la guerra “ha distrutto il lavoro di tanti anni, compiuto dall’Autorità nazionale, per realizzare ospedali e infrastrutture, che avevano avuto anche il sostegno finanziario europeo”. “La colonizzazione israeliana – ha aggiunto Abbas – non si è mai fermata, aumentando di sette volte, mentre la costruzione del muro di separazione razzista è continuata”. Tale “aggressione contro l’intero popolo palestinese mina le prospettive di pace e l’oppressione di Gaza non è che l’ultimo anello di una catena di eventi che puntano alla separazione della Striscia dagli altri territori palestinesi, per vanificare la nostra libertà e l’autodeterminazione, nonché la costituzione di uno Stato indipendente nei confini precedenti il 1967 e con capitale Gerusalemme Est”. Da Abbas non è giunto, invece, nel discorso in emiciclo, alcun accenno esplicito ad Hamas, alle divisioni politiche interne all’Anp e nemmeno ai missili lanciati su Israele.Governo di unità nazionale. “Israele – ha detto ancora Abbas – viola gli accordi finora sottoscritti ed è prigioniero della sua mentalità belligerante e colonizzatrice”; ha poi affermato che la comunità internazionale deve “smettere di trattare lo Stato ebraico come se fosse al di sopra della legge”. Per il presidente è invece “urgente applicare l’accordo del 2005 sulla libera circolazione di merci e persone e riaprire i valichi, non solo quello di Rafah, ma anche il corridoio di sicurezza tra Gaza e la Cisgiordania, per confermare l’unità territoriale ed economica palestinese”. In merito alla politica interna, Abbas ha insistito sulla necessità di varare un governo di unità nazionale che possa affrontare l’emergenza e trattare la pace. Ha poi invocato l’intervento deciso di Unione europea, Stati Uniti e Quartetto. L’oratore si è soffermato sull’iniziativa di pace araba, che coinvolge “57 Paesi islamici e si basa sullo scambio pace contro territori”. In questa direzione “i Paesi aderenti saranno disposti a normalizzare le loro relazioni con Israele”. Sollecitato dai giornalisti, dopo l’intervento in aula, Abbas ha affermato. “Io condanno i missili lanciati da Hamas. Ma non c’è proporzione tra questi razzi, che non feriscono nessuno, e l’invasione militare israeliana, che provoca morti, sofferenze, distruzioni di ogni cosa. Non c’è proporzione nella reazione militare che stiamo subendo” e questa “andrà di nuovo a rinfocolare gli estremismi e giocherà contro la pace”. Non avete niente da rimproverarvi? “Noi vogliamo la pace – risponde Abbas a SIR Europa -. Questo è il nostro principio, il nostro obiettivo ultimo. Siamo contro qualsiasi azione violenta delle due parti, anche contro i missili. Ci sono diritti e doveri” che israeliani e palestinesi “devono rispettare. Noi siamo disposti a fare la nostra parte, ma occorre riconoscere un futuro di pace e di unità al nostro popolo. La soluzione indicata dei ‘due popoli, due Stati’, ci trova concordi”.