COMMISSIONE UE

Per uscire dalle crisi

Progetti per ripresa economica, sicurezza energetica, tutela ambientale

Investire nelle reti energetiche e nella “banda larga”; iniettare fondi pubblici e privati per affrontare i cambiamenti climatici. La Commissione Ue lancia vari progetti, differenti fra loro, ma per lo più orientati verso la ripresa economica, la sicurezza energetica, la tutela ambientale. Proposte e perplessità. L’Esecutivo ha lanciato in settimana un pacchetto di misure in cui investire 5 miliardi di euro provenienti da fondi non spesi del Bilancio comunitario. Nell’ambito delle azioni Ue per far fronte alla recessione, questa iniziativa prevede tre direttrici principali. Sul versante dell’energia, si vorrebbero realizzare investimenti per 3,5 miliardi di euro così ripartiti: per la cattura e lo stoccaggio del carbonio 1.250 milioni di euro, per progetti di energia eolica offshore 500 milioni e per i progetti di interconnessioni del gas e dell’elettricità 1750 milioni. Un altro miliardo verrebbe invece impiegato per “estendere e migliorare la connessione a internet ad alta velocità nelle comunità rurali”; infine 500 milioni sarebbero destinati alla Politica agricola comune (applicazione delle fonti energetiche rinnovabili, gestione delle risorse idriche, biodiversità, ristrutturazione del settore lattiero-caseario). Secondo il collegio dei commissari, “nel breve termine questi progetti forniranno all’economia europea lo stimolo di cui essa ha grande bisogno, fissando nel contempo obiettivi strategici come la sicurezza energetica”. Tutti gli Stati membri beneficerebbero di tali misure, ma il pacchetto lascia perplessi molti governi, sia perché taluni sono convinti di ricevere fondi insufficienti, sia perché alcune proposte sembrano orientate al medio-lungo periodo anziché al breve, infine perché le proposte giungono senza adeguata consultazione con i governi nazionali.Stimolare la ripresa. Dal Consiglio europeo di marzo potrebbero arrivare le prime risposte al progetto della Commissione, che insiste per mettere a frutto questi fondi nel 2009 e nel 2010. Su questo argomento, il presidente della Commissione, José Manuel Barroso, spiega: “Il piano di ripresa dell’Ue è prima di tutto un investimento intelligente, uno stimolo a breve termine orientato su obiettivi a lungo termine. Le misure adottate vanno esattamente in questa direzione: un elenco di progetti specifici cui assegnare 5 miliardi di euro non utilizzati del bilancio comunitario per costruire un’Europa più forte a lungo termine”. “Dobbiamo trarre insegnamento dalla recente crisi del gas e investire fortemente nell’energia – prosegue Barroso -. Dobbiamo anche incentivare la nostra economia, fornendo alle comunità rurali le autostrade informatiche. La Commissione si è impegnata a collaborare con gli Stati membri, che beneficeranno tutti delle misure proposte”. Tra le reti energetiche finanziate figurano, ad esempio: “Nabucco”, che riguarda Austria, Ungheria, Bulgaria, Germania, Romania, Italia e Grecia; l’Interconnessione baltica (Polonia, Danimarca, Svezia); Gasdotto del Mare del Nord (Germania, Francia, Belgio e Regno Unito).Clima ed economia. “Per affrontare le cause e gli effetti dei cambiamenti climatici nei prossimi decenni saranno necessari pesanti investimenti pubblici e privati. Gli investimenti saranno in ogni caso inferiori ai costi che dovremmo sostenere se non ostacolassimo la forza distruttrice” di tali trasformazioni ambientali. Spetta invece a Stavros Dimas, commissario all’ambiente, spiegare i motivi individuati dall’Esecutivo per definire una proposta unitaria dei Ventisette in vista del vertice Onu di Copenaghen, del prossimo dicembre, per il dopo-Kyoto. L’Esecutivo Barroso ha presentato il 28 gennaio “una serie di misure riguardanti un accordo internazionale con ambiziosi obiettivi di portata globale per la lotta contro i cambiamenti climatici, illustrando anche le relative possibilità di finanziamento”. Ora l’ampio documento passa per competenza al Consiglio e al Parlamento Ue: già dal prossimo summit dell’Unione a marzo potrebbe emergere la posizione degli Stati aderenti. L’obiettivo di fondo è contenere l’aumento della temperatura al di sotto di 2° centigradi rispetto al 1990: per questo “i paesi sviluppati e le istituzioni multilaterali dovranno stanziare finanziamenti molto più consistenti a favore dei paesi in via di sviluppo per aiutarli a sostenere i costi del loro contributo” alla battaglia per l’ambiente. Fra le proposte delineate dalla Commissione per contenere il riscaldamento del pianeta figura l’istituzione, entro il 2015, di un “mercato del carbonio che coprirà tutti i paesi Ocse e lo sviluppo di fonti di finanziamento internazionali innovative basate sulle emissioni dei paesi e sulle loro capacità finanziarie”. Dimas ricorda che il piano europeo di ripresa economica, stabilito a dicembre 2008, e “le altre misure simili che sono in corso di adozione nel mondo per far fronte alla recessione offrono l’opportunità di favorire gli investimenti necessari a basso tenore di carbonio e, al tempo stesso, di stimolare crescita, innovazione e creazione di posti di lavoro”.