PARLAMENTO UE
“Casa della storia europea”: impegni e obiettivi confermati
Sarà “un luogo per la storia e per il futuro, in cui il progetto europeo possa continuare a crescere”. Hans-Gert Poettering, presidente del Parlamento Ue, conferma gli obiettivi della “Casa della storia europea”, da lui stesso lanciata durante il discorso di insediamento il 13 febbraio 2007. Trascorsi due anni, tale progetto muove i primi passi ufficiali con la definizione di un Consiglio scientifico e di un Consiglio di amministrazione. Europa, idea e identità. L’Ufficio di presidenza dell’Eurocamera ha approvato all’unanimità il progetto complessivo, steso da un comitato di nove esperti (studiosi, accademici e museologi) di altrettante nazionalità. Il documento, intitolato “Linee progettuali per una Casa della storia europea” afferma: “Uno degli obiettivi della Casa è quello di approfondire la conoscenza della propria storia tra gli europei di tutte le generazioni, in modo da contribuire a una migliore comprensione dello sviluppo dell’Europa di oggi e di domani”. Per questo la “struttura dovrebbe divenire un luogo che manifesta l’idea di Europa”. La sede sarà a Bruxelles e l’istituzione culturale sarà operativa non prima del 2014: il Parlamento, spiega Poettering, “sta studiando, assieme alle autorità Ue e belghe, un’adeguata collocazione”. Sui fondi di bilancio non ci sono ancora dati disponibili. Un centro “interattivo”. La Casa della storia “intende essere un moderno centro espositivo, documentale e informativo”. Il progetto dell’iniziativa, promossa dall’Assemblea dei 27 pur in collaborazione con le altre istituzioni comunitarie, chiarisce che la Casa sarà costituita da una parte espositiva e museale “che potrà raggiungere i 4mila metri quadrati”, accanto alla quale verrebbe realizzato un “centro informativo presso il quale i visitatori possano approfondire le proprie conoscenze sul passato e il presente dell’Europa”. “L’intento è quello di occuparci della storia del continente – spiega al Sir Miguel Angel Martìnez, vicepresidente del Parlamento Ue, incaricato di seguire il progetto -, con un’attenzione speciale al periodo più recente, ovvero dalle due guerre mondiali, per poi focalizzare l’attenzione sul processo di integrazione” degli ultimi sessant’anni. “Pensiamo a una realtà vivace, che possa anche promuovere attività di studio, convegni e formazione”. “Non dunque un classico museo, ma un luogo dove tutti i cittadini in visita a Bruxelles trovino la possibilità di approfondire le proprie conoscenze storiche e dove si cerchi di chiarire l’identità europea e la molteplicità delle culture e delle storie che vi sono presenti”.Rivolgersi ai giovani. Anche dalla commissione Cultura ed educazione dell’Europarlamento è giunto il pieno sostegno all’idea. Katerina Batzeli, deputata e presidente della commissione, afferma in una lettera che l’impegno a creare la Casa della storia coincide con l’obiettivo prioritario dell’Ue “di garantire pace e comprensione tra i popoli dell’Europa”. La stessa Batzeli osserva che “tale progetto richiede un’adeguata sintesi delle storie nazionali” per costruire “una dimensione integrata della storia europea”. Da qui la richiesta di una “piena rappresentazione” sia delle vicende nazionali dei singoli Paesi sia una visione interculturale comune. Dalla commissione parlamentare giungono quindi vari suggerimenti per la realizzazione della Casa, sottolineando in particolare che i temi posti in risalto, i linguaggi e gli strumenti utilizzati e lo stesso lavoro di informazione e sensibilizzazione dovranno porre al centro le giovani generazioni.Interrogare il futuro. Le “Linee progettuali” rimarcano i temi essenziali per il successo della Casa. Fra questi: l’oggettività dei contenuti rappresentati; l’indipendenza scientifica; l’autonomia istituzionale della Casa; il plurilinguismo; la gratuità dell’accesso. Alla parte espositiva permanente, l’istituzione dovrà affiancare momenti di divulgazione del sapere storico “rivolti al grande pubblico”. Comunque “la mostra permanente non dovrà essere la sommatoria delle storie nazionali o regionali, ma dovrà piuttosto concentrarsi sui fenomeni europei”. “Si dovrà inoltre vigilare a che la diversità dell’Europa sia presentata come la vera e propria ‘marca’ del continente”. Secondo i nove esperti che hanno redatto il testo-base della Casa, occorrerà non da ultimo “interrogare il futuro”. Affermano: “Il futuro dell’Ue è aperto. Il suo obiettivo finale non è chiaramente definito e non c’è unità di vedute sulle frontiere dell’Ue”. Per questo “l’ultima sezione della mostra dovrebbe limitarsi a formulare domande, affinché i visitatori comprendano bene che la situazione resta aperta”: e qui seguono interrogativi sull'”approfondimento” dell’integrazione, su ulteriori “allargamenti”, sul Trattato di Lisbona, sul “deficit democratico” che segna le distanze tra cittadini e istituzioni comuni.