"AUTOBUS ATEI"

Un passeggero scomodo?

Sui mezzi di trasporto una campagna “anti Dio”

È partita da Londra nelle scorse settimane, ma si sta diffondendo anche in altre città europee, una singolare campagna sui mezzi di trasporto pubblici. L’idea è della British Humanist Association (Associazione umanisti britannici – Bha), e consiste nell’affissione di manifesti sulle fiancate o sulla parte posteriore degli autobus (a Londra anche dei vagoni della metropolitana) con slogan che mettono in dubbio l’esistenza di Dio o addirittura, come a Genova, in Italia, la negano. Toni diversi anche nei commenti e nelle reazioni all’iniziativa. Gran Bretagna : “campagna ingannevole” e slogan “esitante”. “Probabilmente Dio non esiste. Smettete di preoccuparvi e godetevi la vita”. Da qualche giorno sui vagoni della metropolitana e su 200 autobus londinesi, e su altri 600 bus di Inghilterra, Scozia e Galles, campeggia questa scritta. A promuovere la campagna pro-ateismo è la British Human Association (Bha), che l’ha finanziata con oltre 150mila euro. Stephen Green, direttore nazionale dell’Associazione “Christian voice”, ha presentato ricorso presso l’Autorità per la correttezza e la veridicità degli slogan pubblicitari (Asa), sostenendo che “questa campagna è ingannevole e manca di fondamento”. Rammentando che secondo il regolamento Asa “la pubblicità non può disorientare i destinatari, e chi la diffonde deve provare la veridicità delle proprie affermazioni prima di fare uscire l’annuncio”, Green afferma che “tale campagna infrange queste regole, a meno che i suoi promotori non siano in grado di dimostrare la non esistenza di Dio”. Sono molte, viceversa, per il responsabile dell’organizzazione cristiana, le prove della sua esistenza: “le esperienze personali della gente”, “la complessità, l’interdipendenza, la bellezza” e “l’intero funzionamento del mondo naturale”. Di “pubblicità esitante” che “può aprire la strada ad una seria riflessione su Dio” parla invece fr. Stephen Wang dell’Allen Hall Seminary di Westminster. Sul sito della diocesi Wang afferma che “vedendo questi bus forse qualcuno si fermerà a riflettere… ‘Probabilmente Dio non esiste… Ma forse sì'”. “Molte persone – aggiunge – non pensano mai a Dio o alla religione come a questioni serie; pertanto se questa iniziativa stimolasse un po’ di riflessione al riguardo, ciò potrebbe essere positivo”. Il religioso definisce “debole” lo slogan, perché nel suggerire che probabilmente Dio non esiste “appare pieno di dubbi”. È come se dicesse: “Forse Dio non esiste, ma forse esiste. Pensateci, e pensate a come la sua esistenza potrebbe cambiare la vostra vita”. Quanto all’immagine negativa “di credenti preoccupati e oppressi” trasmessa dai manifesti, Wang replica: “la religione, al contrario, libera dall’ansia e fa vivere la vita in pienezza sapendo che essa ha senso anche dopo la morte”. Spagna : “la fede non è motivo di preoccupazione”. Sono apparsi nei giorni scorsi anche a Barcellona alcuni autobus dei trasporti metropolitani con l’iscrizione “Probabilmente Dio non esiste. Smettete di preoccuparvi e godetevi la vita”, la stessa dei bus londinesi. La campagna pubblicitaria è finanziata dall’Associazione atei della Catalogna, con l’appoggio della British Humanist Association. “Per i credenti in Dio la fede nell’esistenza di Dio non è motivo di preoccupazione e nemmeno ostacolo per godere onestamente della vita – replica un comunicato stampa dell’ arcivescovado di Barcellona – bensì è solido fondamento per vivere la vita con un atteggiamento di solidarietà, di pace, e con senso di trascendenza”. Italia : “ un’evidente caduta di stile”. Sono annunciati per febbraio anche a Genova i primi autobus con le scritte “Dio non esiste; tu non ne hai bisogno”. Il motivo dichiarato è quello di colpire il card. Angelo Bagnasco, reo di essere presidente dei vescovi italiani e, attraverso di lui la Chiesa italiana, rea di esistere. “Forse – dichiara al Sir il teologo genovese Marco Doldi – gli organizzatori non hanno tenuto conto del fatto che il messaggio riguarda: ebrei, cristiani e musulmani. E non hanno tenuto conto che quello che a loro sembra civiltà – deridere chi crede in Dio – è motivo di grande sofferenza per queste persone ed è ostacolo all’integrazione dei popoli”. Doldi aggiunge che ci si trova di fronte anche a “un’evidente caduta di stile. Da sempre il discorso su Dio si tiene nelle sedi e nelle forme più adatte: confronti, lezioni, dibattiti, libri, incontri. Luoghi in cui le persone, consapevoli dell’importanza di affermare l’esistenza di Dio o il suo contrario, si incontrano, forse anche si scontrano, ma dialogano. Qui, invece, la questione su Dio è affrontata con la pubblicità, che non permette alcun confronto. Parlare di Dio con il linguaggio pubblicitario è ridurre la questione a fatto banale”. Conclude il teologo: “Sono millenni che credenti e non credenti si parlano; c’è da augurarsi che il dialogo sia sempre mantenuto nello stile, che gli argomenti meritano. Non sul retro degli autobus!”.