EURO

Un successo e un vantaggio

A dieci anni dalla introduzione della moneta unica

L’introduzione della moneta unica “è stata una delle decisioni più importanti” assunte a livello comunitario. Oggi l’euro “rappresenta un successo, un vantaggio per i cittadini Ue e l’eurozona è una roccia di stabilità macroeconomica” che “ci ha salvaguardato da effetti ben peggiori dell’attuale crisi”. Hans-Gert Poettering, presidente del Parlamento Ue, è convinto che la valuta sinora adottata da 16 Stati membri abbia “contribuito alla crescita continentale”. Strumento di pagamento e simbolo di unità. In occasione delle celebrazioni per i 10 anni della moneta unica (avviata come strumento contabile il 1° gennaio 1999 e circolante dal 2002), svoltesi il 13 gennaio a Strasburgo, Poettering ha ricordato alcuni dei “padri” della “storica decisione”, fra cui i francesi Mitterrand e Delors, il tedesco Kohl, i lussemburghesi Werner e Santer. “Helmut Kohl – ha affermato in particolare il presidente dell’Euroassemblea – sosteneva che la moneta unica sarebbe stata non solo uno strumento di pagamento, ma anche un simbolo di unità e un misuratore di stabilità politica”. Trascorso un decennio, “occorre riconoscere” che il cancelliere tedesco “aveva visto giusto”.“Meglio una grossa nave di una barchetta”. “La moneta unica è stata una tappa decisiva per avviare una unione più stretta tra i popoli europei”: Jean-Claude Trichet, presidente della Banca centrale di Francoforte, dismette per un momento i panni del banchiere centrale e riflette sul ruolo dell’euro rispetto alla più complessiva integrazione comunitaria. Nel decennio della valuta ricorda, tra i padri dell’integrazione, De Gasperi, Schuman, Adenauer, Spaak, Monnet, Giscard d’Estaing. “Oggi l’euro garantisce la stabilità dei prezzi e dunque un vantaggio concreto per i consumatori, per gli scambi commerciali, per il risparmio e gli investimenti. Più complessivamente agisce sul nostro dinamismo economico”. Quindi prosegue con un’immagine: “In questi tempi di turbolenze finanziarie” sui mercati mondiali, “è meglio disporre di una grossa nave sicura piuttosto che avere una barchetta”, ovvero le valute nazionali. Trichet mette però in guardia rispetto ad alcuni aspetti “tecnici” dell’euro; ricorda che “servono anche politiche economiche sane” e per questo indica il ruolo dell’Eurogruppo. “Inoltre è necessario applicare il Patto di stabilità e crescita per avere economie nazionali più equilibrate e competitive”.Creare una vera comunità economica. Jean-Claude Juncker, presidente dell’Eurogruppo che raccoglie i 16 Stati che utilizzano la valuta comunitaria, preferisce partire dalla storia per parlare dell’euro e ricorda i primi passi dell’Unione economica e monetaria che risalgono ai primi anni Settanta, ai dibattiti, alle esplicite contrarietà. “È stato un viaggio lungo, non senza difficoltà – ricorda -. Sono stati numerosi i detrattori di questa decisione: politici, economisti e studiosi, banchieri centrali. Ma oggi bisogna riconoscere che l’euro è un’ancora di stabilità, specialmente in un momento di crisi, e protegge i cittadini dalle instabilità economiche”. “Eppure in questa fase misuriamo forti interessi nazionali contrari all’integrazione economica e finanziaria. Bisogna – prosegue Juncker – creare una vera comunità economica che benefici a pieno titolo della cooperazione fra gi Stati”. Il presidente dell’Eurogruppo guarda avanti. “La moneta unica è un progetto economico, ma prima ancora fa parte di un disegno politico. Per questa ragione il secondo decennio dell’euro dovrebbe caratterizzarsi per una collaborazione ancora più stretta fra i suoi attori”.“C’è ancora molto da fare”. Il commissario agli affari monetari, Joaquin Almunia, affronta il tema partendo da un’altra prospettiva. “L’euro circola oggi in 16 Stati e fa parte della vita quotidiana di 320 milioni di europei. Ebbene, nei nostri portafogli abbiamo il simbolo di un’identità che si consolida, un elemento di quella integrazione cominciata oltre 50 anni fa”. Nel suo ruolo di “guardiano” dell’euro, il commissario spagnolo snocciola una serie di dati tecnici che riguardano l’economia dell’euro zona. In particolare si sofferma sul fatto che “in questi dieci anni abbiamo creato 16 milioni di posti di lavoro, oltre il doppio del decennio precedente. Abbiamo stimolato il mercato unico e protetto l’Europa da pericolose oscillazioni monetarie. Immaginiamoci cosa sarebbe stata questa crisi in atto se non avessimo avuto la sponda sicura dell’euro, che garantisce da ulteriori attacchi speculativi, da conti pubblici fuori controllo, dall’inflazione”. D’altro canto Almunia è il più lucido nel ricordare i limiti dell’applicazione dell’euro, il carente coordinamento sul piano delle politiche economiche, il fatto che l’euro circola solo nella metà dei Paesi dell’Ue. Per questo, aggiunge, “occorre continuare a lavorare nella prospettiva di una valuta comunitaria, per il benessere dei cittadini , delle nostre economie e dell’Europa politica”.