Nota dei vescovi su mons. Kowalczyk Per contrastare il peso sull’opinione pubblica polacca dei media che in maniera spesso sensazionalistica hanno dato in questi giorni un grande risalto all’ipotesi di una indimostrabile (nella totale assenza di prove a carico) collaborazione dell’attuale Nunzio Apostolico mons. Jozef Kowalczyk con i servizi di sicurezza della Polonia comunista, la presidenza della Conferenza episcopale polacca (Kep) ha emanato una dichiarazione ufficiale con la quale denuncia “i tentativi di screditare la persona e il servizio” del presule. Nella dichiarazione si ricorda che mons. Kowalczyk come diplomatico in servizio presso la Segreteria di Stato vaticana faceva parte del gruppo per i contatti con le autorità della Polonia comunista. “Di conseguenza – recita la dichiarazione – i colloqui con i rappresentanti del governo polacco, così come i loro delegati a Roma, facevano parte dei suoi doveri d’ufficio, svolti nello spirito di servizio alla Chiesa e con rispetto dei principi vigenti nelle relazioni internazionali”. Proprio all’inizio dell’anno la commissione storica dell’episcopato polacco, avendo analizzato, su richiesta dello stesso mons. Kowalczyk, la documentazione dei servizi di sicurezza comunisti conservata presso l’Istituto Nazionale della Memoria, con un comunicato ha dato atto che mons. Jozef Kowalczyk sin dal 1963 fu oggetto dell’interessamento da parte dei servizi di sicurezza comunisti, mentre, dal 1971, come diplomatico della Segreteria di Stato vaticana venne registrato, dai servizi d’intelligence, con lo pseudonimo “Cappino”, come “contatto informativo”. La commissione afferma che la documentazione esistente (salvata dalla distruzione degli archivi dei servizi segreti nel 1990) “non contiene alcun indizio di una qualsivoglia attività di collaborazione con i servizi di sicurezza” da parte del mons. Kowalczyk, e ricorda che “i servizi d’intelligence di Varsavia svolgevano le indagini nei confronti di tutti i diplomatici della Santa Sede polacchi”. La commissione rileva altresì che i funzionari dei servizi procedettero alla registrazione di mons. Kowalczyk “a sua insaputa, e senza il suo consenso” e che, “in alcun modo, i contatti del presule con i funzionari dell’intelligence possono essere considerati di carattere collaborazionista”. In merito, la presidenza della Kep sottolinea: “Conoscendo sufficientemente a lungo Sua Eccellenza il Nunzio Apostolico, e consci della sua provata fedeltà nei confronti del Santo Padre e di tutta la Chiesa, abbiamo la certezza morale circa la sua inequivocabilmente negativa posizione verso ogni consapevole collaborazione con i nemici dichiarati della Chiesa.” In una lettera ufficiale hanno espresso la loro solidarietà a mons. Kowalczyk anche i vescovi di Cracovia, e tra essi i cardinali Stanislaw Dziwisz e Franciszek Macharski, che sottolineano quanto il comunicato della commissione storica “dimostra l’infondatezza delle diffamanti accuse”. Ecumenismo: “che le Chiese si parlino””Non ci sono confini per la Chiesa, così come non ce ne sono per l’ecumenismo”. Lo ha affermato, in occasione del Natale ortodosso, Sua Eminenza Sawa, metropolita di Varsavia e capo della chiesa autocefala ortodossa di Polonia. Proprio per questa ragione, ha ribadito il metropolita, per l’ecumenismo è importante che “i cristiani non siano tali solo di nome, ma anche di fatto, ché abbiano in sé il timore di Dio e una fede profonda”. Allora “potranno contare sull’aiuto di Dio nella costruzione dell’unità”. Il metropolita, accennando alla delicatezza del dialogo ecumenico, ha rilevato che esso dipende da entrambi le parti, e richiede di elaborare un compromesso tale “da non intaccare le tradizioni della Chiesa originaria”. Il metropolita ha fatto riferimento al conferimento del sacerdozio alle donne da parte dei protestanti che per gli ortodossi e i cattolici non è ammissibile. È importante tuttavia, ha sottolineato il metropolita ortodosso della Polonia “che le Chiese si parlino, mentre alla volontà di Dio bisogna lasciare il tempo e il modo della loro unificazione”. Aiuti alle comunità all’EstIl 7 gennaio è terminata in Polonia la grande raccolta di aiuti ai Paesi dell’Est, organizzata dalla Caritas ed alcune associazioni non governative. “In famiglia bisogna aiutarsi a vicenda, e se un popolo costituisce una famiglia, tale aiuto è il nostro dovere”, ha affermato l’ex presidente del parlamento polacco Maciej Plazynski, a capo dell’associazione “Comunità polacca”, ricordando che le comunità polacche nell’Europa orientale e in Russia, sebbene piuttosto numerose, sono economicamente deboli e poco intraprendenti. Sono oltre 3 milioni i polacchi residenti in questi Paesi. Le donazioni permetteranno di far arrivare gli aiuti anche ai bambini negli orfanotrofi e alle famiglie numerose, ha sottolineato p. Zdzislaw Swiniarski, vicedirettore della Caritas polacca che ha diffuso l’iniziativa anche fra i produttori di generi alimentari ed altri beni di consumo necessari per la preparazione dei pacchi.