Belgio, Italia, Spagna

Belgio: i vescovi su ricerca e dignità umana”La vita umana è inviolabile dalla sua origine al suo termine naturale” e “tutto ciò che cosifica l’umano costituisce una regressione nel progetto di civilizzazione”. A ribadirlo con forza sono i vescovi del Belgio, in una nota diffusa a conclusione dell’assemblea che si è tenuta lo scorso 8 gennaio, nel corso della quale i presuli hanno discusso del progetto di legge “relativo all’ottenimento e all’utilizzo di materiale del corpo umano destinato ad applicazioni mediche o finalizzato alla ricerca scientifica”, votato lo scorso 4 dicembre dalla Camera dei rappresentanti dopo l’approvazione preliminare del Senato. Per i vescovi belgi “il progresso tecnologico deve inchinarsi di fronte alla dignità dell’uomo”. È il secondo articolo del provvedimento a destare preoccupazione, laddove si definisce “materiale corporale umano” tutto il materiale biologico di origine umana: tessuti, cellule, gameti, embrioni, feti, oltre alle sostanze che possono esserne prelevate, “qualunque sia il loro grado di trasformazione”. “Che il legislatore belga definisca l’umano in divenire come materiale corporale umano disponibile per la ricerca medica, ha qualcosa di glaciale”, osservano i presuli con riferimento all’embrione e al feto. E a chi obietta che “lo scopo di questo progetto è lodevole”, i vescovi replicano: “Essere animati da buone intenzioni” non rende “un atto moralmente accettabile”. “Ciò che è tecnicamente possibile non per questo diviene moralmente accettabile – osserva la Conferenza episcopale belga -. Ogni giorno la scienza sposta i limiti della medicina. Occorre rallegrarsene, ma non bisogna abbattere le barriere di protezione”. Esiste, concludono i vescovi, “una frontiera invisibile di fronte alla quale il progresso tecnologico deve inchinarsi: la dignità dell’uomo”.Italia: la Cei per la Giornata della vita consacrata”È il Signore a irrompere nella storia dell’uomo, chiamandolo ad appartenergli completamente. Proprio così, in modo straordinario sulla via di Damasco, il Signore Gesù ha folgorato e conquistato (cfr. Fil 3,12) Saulo di Tarso”: lo afferma il messaggio per la 13ª Giornata mondiale della vita consacrata (2 febbraio 2009), diffuso dalla Commissione episcopale per il clero e la vita consacrata della Cei. Nel messaggio i vescovi italiani sempre riferendosi agli scritti paolini scrivono: “Nella luce abbagliante dell’incontro con Cristo, il consacrato è chiamato a vivere tutta la sua esistenza fino a poter dire: Cristo vive in me; a lasciarsi coinvolgere in un rapporto interpersonale tanto appassionato da non vedere altro se non il Cristo crocifisso e risorto, conformandosi a Lui fino a portare nel proprio corpo le sue stimmate”. Nel messaggio si sottolinea il valore dell'”obbedienza” da parte del consacrato alla Parola di Dio, con la quale è chiamato a mettersi in sintonia ogni giorno secondo il calendario liturgico. Il messaggio della Commissione episcopale per il clero e la vita consacrata sottolinea l’esigenza che “le comunità monastiche e religiose siano oasi nelle quali si vive il primato assoluto di Dio, nella sua gloria e nel suo amore”, esprimendo un “generoso servizio ai poveri, secondo il carisma dell’Istituto di appartenenza”.Spagna: il “Bollettino di dottrina sociale”Il “Bollettino di Dottrina sociale della Chiesa”, rivista trimestrale dell’Osservatorio internazionale Cardinale Van Thuân, viene pubblicato da questo gennaio anche in Spagna. Così il “Bollettino” esce in forma coordinata in Perù (per l’America latina), in Italia e in Spagna. Oltre all’Osservatorio che fa da capo fila e che cura l’edizione italiana, sono impegnati nel progetto comune l’Università San Pablo di Arequipa (Perù) e la Fundación Pablo VI di Madrid, che promuove l’Instituto Social León e il Campus di Madrid della Pontificia Università di Salamanca. I tre soggetti aderiscono al “Cardinal Van Thuân International Network”, una rete internazionale a servizio della Dottrina sociale della Chiesa, promossa dall’omonimo Osservatorio, che è presieduto dal vescovo Giampaolo Crepaldi, segretario del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace. “Con l’edizione in Spagna del Bollettino – ha chiarito mons. Crepaldi – si consolida la dimensione internazionale dell’Osservatorio, in conformità al suo progetto originario”. Per il presule pubblicare con la Fundación Pablo VI di Madrid la rivista “significa condividere una linea culturale, pensare progettare insieme, affrontare in forma coordinata i problemi emergenti”. “Nasce – ha aggiunto il vescovo – un soggetto plurimo, un Network appunto, che potrà in futuro pronunciarsi su problematiche comuni ed essere soggetto influente”. L’auspicio di mons. Crepaldi è che “alle tre istituzioni finora coinvolte altre se ne possano aggiungere in altre aree geografiche”. Le tre edizioni per l’Italia, per l’America latina e per la Spagna “pubblicheranno – ha informato il presule – articoli comuni ed altri differenziati per nazione. La regia però è unica ed unica è la direzione e il comitato di redazione. È un progetto unitario in rete e quindi anche articolato e flessibile”.