RASSEGNA DELLE IDEE

La sfida del pluralismo

Un saggio su religioni ed Europa

“Si diventa persona passando per l’Altro. I popoli e le nazioni, insieme alle comunità interreligiose, sono chiamati a compiere questo processo di trasformazione e di sincero incontro, nella consapevolezza che il dialogo è il nostro futuro”. Nella prefazione al saggio “Vivere insieme nella nuova Europa. Il ruolo delle religioni” (Editoriale comunicazioni sociali), il card. Crescenzio Sepe, arcivescovo metropolita di Napoli, introduce lo studio di Adolfo Russo ed Edoardo Scognamiglio, docenti di teologia della Sezione S. Tommaso d’Aquino della Pontificia facoltà teologica dell’Italia meridionale ed esperti di dialogo interreligioso. “La storia del continente europeo si fonde, da secoli, con la storia dell’evangelizzazione e dell’inculturazione. L’Europa non è affatto un territorio chiuso o isolato – aggiunge il card. Sepe -; essa si è costruita andando, al di là dei mari, incontro ad altri popoli, altre culture, altre civiltà e religioni. Questa storia indica un’esigenza: l’Europa non potrebbe ripiegarsi su se stessa”.Linguaggi e parole. L’analisi di Russo, “L’Unione Europea e la sfida del pluralismo”, si concentra sull’alterità religiosa nell’attuale congiuntura mondiale muovendo da un’osservazione preliminare: “Vivere insieme non è mai stato facile. Oggi lo è ancora meno, soprattutto per quelle regioni del nostro pianeta dove l’eterogeneità culturale ed economica dei suoi abitanti è divenuta più problematica che in passato”. Riflettendo sul ruolo che la religione è chiamata a svolgere in un contesto “d’inquietudine profonda” venutosi a creare in seguito agli attentati dell’11 settembre 2001 e alla situazione di conflittualità tra mondo islamico e Occidente cristiano, lo studioso si domanda se “l’intolleranza è insita nella natura stessa della religione o dipende dal modo con cui è stata sentita, vissuta, strumentalizzata in certi contesti”: “Se un Dio abiterà ancora il nostro futuro non sarà certo quello che abbiamo ereditato dalla nostra cultura. Se le religioni vorranno assicurarsi un significativo ruolo nel prossimo millennio dovranno frequentare altri linguaggi e imparare a declinare altre parole: pluralismo, rispetto per l’altro, integrazione reciproca”. Dopo aver approfondito il rapporto tra laicità e pluralismo religioso, ricordando per le radici dell’Europa “l’importanza della presenza cristiana e il fatto indiscutibile che quegli ideali di libertà e uguaglianza – vanto della nostra civiltà – sono germogliati proprio in quella parte del mondo, che era stata fecondata dal messaggio del Vangelo”, Russo prende in esame la “Dichiarazione europea sul dialogo interreligioso e la coesione sociale” e offre alcune prospettive per il futuro: “Le religioni possono giocare un ruolo di primo piano nel promuovere la reciproca legittimazione e nel rimuovere antichi pregiudizi. Sembra che gli organismi istituzionali europei ne abbiano colto la particolare importanza valorizzando la funzione del dialogo interreligioso quale strumento prioritario dell’azione comunitaria, sia in ambito interno per il rafforzamento della pacificazione e della coesione sociale, sia in quello esterno per contrastare l’estremismo e il fanatismo, brodo do coltura della violenza e del terrorismo”.Il problema dell’integrazione. “Le immagini dell’islâm che il mondo occidentale ci ha consegnato negli ultimi tempi permettono di tratteggiare un volto unicamente violento e fondamentalista della religione di Maometto”. Si apre così il contributo di Edoardo Scognamiglio, “L’islâm in Europa”. Ripercorrendo gli episodi di violenza e di rifiuto più recenti, dalle vignette su Maometto all’omicidio di don Andrea Santoro ucciso nel febbraio 2006, lo studioso pone l’attenzione sul momento storico attuale sottolineando che “nei principali Paesi europei vivono più di 13 milioni di musulmani” che provengono dagli ex imperi coloniali d’Asia, d’Africa e dei Caraibi: “L’integrazione dei musulmani è segnata da due complesse forme di tropismo: una orientata verso il dâr al-islâm (è lo spazio governato dalla legge islamica, il mondo o stato islamico: dimora dell’islâm), l’altra ancorata alle particolarità del Paese ospite”. Passando in rassegna i quattro modelli dell’islâm in relazione con lo stato in Europa formulati da studiosi del settore – modello neofondamentalista, neoetnico, di visione laica, di percezione privata e individuale -, Scognamiglio approfondisce il caso italiano e le implicazioni a livello europeo: “La questione dell’islâm in Italia, come negli altri Paesi europei, pone dunque il problema centrale dell’integrazione. Sul versante delle popolazioni immigrate, le politiche di integrazione vanno viste come strumento di cambiamento dell’islâm in Europa”. Conclude il teologo: “Il dialogo va costruito passo dopo passo, a partire da piccoli territori, da esperienze anche poco visibili”.