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Le Chiese in Europa: un anno si chiude, un anno si apre
Come è stato quest’anno 2009? Come valutarlo? La fede ci porta a cantare il “Te Deum” ringraziando il Signore per tutto ciò che di buono è accaduto, ma anche per quello che all’inizio non sembrava essere buono e, ciononostante, siamo riusciti ad accettare convertendolo in occasione di crescita. La vita della Chiesa in Europa è stata segnata, come sempre, principalmente dalla quotidianità. Le esperienze significative, il successo e la gioia, ma anche le delusioni, la nascita di un bambino, la malattia o la vicinanza della morte possono toccare l’uomo con tale forza da aprirlo verso nuovi orizzonti, verso la conversione, verso Dio. Questa realtà personale e silenziosa del rapporto con Dio è proprio quello che si celebra nei sacramenti. I battesimi, le confessioni, le eucaristie e i matrimoni sono i principali segnali della vita del corpo mistico di Cristo e il più prezioso tesoro dei fedeli e dei sacerdoti, delle parrocchie e dei movimenti. Mai una valutazione della Chiesa in Europa può prescindere da questo, perché è proprio lì che accadono gli eventi straordinari dei veri protagonisti. Si sono poi verificati vari avvenimenti nei diversi Paesi e nelle diocesi; alcuni positivi, altri negativi, che hanno aiutato o ostacolato la missione della Chiesa locale. Ad esempio, le canonizzazioni o le beatificazioni che ci sono state in diversi Paesi dell’Europa hanno spinto molti a sentire la santità come un ideale possibile. Dall’altro lato, i dibattiti su alcune leggi che incidono su questioni etiche hanno richiamato l’attenzione e hanno mostrato grandi tensioni.Questo quadro, tuttavia, non impedisce di vedere alcuni aspetti concreti che hanno caratterizzato l’anno a livello sociale e continentale. La crisi finanziaria è stata senz’altro uno dei fattori principali: i problemi dei crediti nelle banche che hanno colpito il sistema finanziario, ispirato dal desiderio di guadagno e non dai valori della carità e dello sviluppo integrale dell’uomo. La crisi si è poi estesa a tutto il sistema economico e ha conseguentemente colpito anche la vita concreta di tante persone e famiglie. Uno degli aspetti più gravi è stato il notevole aumento della disoccupazione. Perdere il lavoro non è un problema di statistiche dei governi, è un dramma familiare e personale molto grave che fa soffrire tantissima gente, sia perché avrà sempre molta più difficoltà ad avere il minimo per vivere degnamente, sia perché si sentirà al margine della vita sociale. Questa crisi ha in ogni caso fatto vedere tante persone buone che hanno cercato di aiutare gli altri. A livello comunitario, anche la Chiesa si è mossa e sono nate molte iniziative. Purtroppo la mentalità non cambia da un giorno all’altro, e non sarà sicuramente possibile modificarla senza un’apertura dei cuori e delle intelligenze verso Dio. L’Enciclica del Santo Padre, “Caritas in Veritate”, è stata decisiva per un giudizio profondo, pieno di sfide e di speranza. Essa ci ha ricordato che la vocazione allo sviluppo, ricevuta dal Creatore, deve essere vissuta avendo a cuore la totalità degli uomini e l’integralità di ogni uomo, e ribadisce che c’è bisogno di una cultura del dono per liberare l’uomo dal consumismo e dall’edonismo. Precisando questo, il Papa ha fatto vedere che senza spazio per Dio, senza amore al prossimo, senza rispetto per la vita in tutte le sue fasi e senza un profondo senso di responsabilità davanti alla natura e all’ambiente, non ci sarà mai un autentico sviluppo umano. L’anno 2009 non è stato soltanto segnato dalla crisi finanziaria. A livello europeo si sono succeduti importanti avvenimenti. Anche se l’Europa non è solo l’Unione europea, si deve fare riferimento ad eventi che meritano una seria riflessione: le elezioni per il Parlamento europeo, l’approvazione e l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, la nuova Commissione europea, la nomina di un presidente del Consiglio europeo. Alla Chiesa è certamente chiesto di accompagnare la gente, ma anche di svelare con chiarezza il male e proporre il bene non solo in teoria ma anche con la testimonianza e l’impegno nella vita sociale. Non siamo preoccupati soltanto degli aspetti religiosi in senso stretto, perché tutto quello che interessa l’uomo interessa anche la Chiesa. La dottrina sociale della Chiesa e i duemila anni della sua storia rivelano che a seguito dell’incarnazione di Dio per salvare l’uomo, tutto l’umano rientra nella missione della Chiesa e deve essere redento.Uno dei temi principali al centro delle nostre preoccupazioni è da anni la famiglia. In varie forme si manifesta un’opinione militante e propagandista secondo la quale la famiglia non è più basata sulla coppia di un uomo e di una donna che possono avere dei figli. Oppure si pretende che la vita nella sua fase iniziale o finale abbia dignità o valore minori della vita considerata “normale” o utile da qualsiasi punto di vista. Una cultura utilitarista e non basata sull’amore perde il senso e il significato pieno dell’essere umano e riduce l’uomo a merce del mercato globale. Andando avanti così il mondo non avrà futuro. La Chiesa, pur cosciente del suo dovere di denunciare il male, sa che sulla famiglia, sull’economia, sul lavoro, sull’ambiente, sulla vita, ossia sulla realtà, partendo dalla Buona Novella cerca di mostrare la bellezza e la felicità che la verità e la carità possono apportare. Mai abbiamo la pretesa di agire con la forza o di conquistare un consenso unanime. Non vogliamo confondere il potere della verità con la “verità” del potere. Sappiamo di essere come il lievito: pochi ma con lo Spirito Santo abbiamo la capacità di cambiare il mondo. Attirando le persone a Cristo e alla Verità di Dio e dell’uomo da Lui rivelata, speriamo che il prossimo anno sia veramente un tempo di grazia per tutti.