PREMIO SACHAROV
La questione dei diritti umani la tiene ancora lontana dall’Ue
Ha paura che le accada qualcosa tornando in Russia? “Spero che non mi succeda nulla”. Non usa molte parole Lyudmila Alexeyeva, nel rispondere al giornalista, ma non esclude ritorsioni: tra i primi attivisti per i diritti umani nell’Europa dell’est, e per questo esiliata, continua a battersi perché nell’ex Unione sovietica i detenuti abbiano processi equi. Dall’alto dei suoi 82 anni le minacce non la spaventano più. Certo parla chiaro: la sua presenza a Strasburgo assieme a Oleg Orlov e Sergei Kovalev, per ritirare il Premio Sacharov 2009 assegnato a Memorial, non passa inosservata. Le denunce indirizzate a Mosca sono pesanti ed esplicite.Gli amici che non ci sono più… “Il primo pensiero – spiega Alexeyeva – va a tutti gli amici e alle amiche che non possono essere qui a ritirare questo riconoscimento, perché uccisi o detenuti. E la lista è lunga…”. Rincara: “Nel mio paese la gente sparisce per opera dei servizi segreti”. I suoi amici non sono da meno: “Non bisogna credere a chi mente, insegnava Sacharov”, afferma Sergei Kovalev, 69 anni, che quarant’anni or sono fondò la prima organizzazione per la tutela dei diritti umani in Urss. A suo dire mentono il presidente Medvedev e il premier Putin “quando sostengono che in Russia abbiamo avuto elezioni libere”. Dal canto suo Oleg Orlov, 56 anni, direttore di Memorial, afferma: “Posso dire in anteprima che torneremo a operare in Cecenia”. Dopo l’uccisione, questa estate, di Natalia Estemirova, rappresentante di Memorial a Grozny, l’organizzazione si era ritirata dalla regione: “È tempo di riprendere anche là il nostro lavoro”, aggiunge Orlov, “ma abbiamo bisogno dell’appoggio internazionale” e “della costante attenzione dei mass media”.Integrazione politica e valori europei. Durante la sessione plenaria (14-17 dicembre), il Parlamento europeo ha conferito il Premio Sacharov per la libertà di espressione e la democrazia all’associazione Memorial, che opera nel campo dei diritti umani nella Federazione russa e nei paesi dell’ex Urss. “Vent’anni fa, i drammatici eventi verificatisi in Unione sovietica hanno aperto la strada a storiche riforme democratiche in Russia e alla riunificazione pacifica dell’Europa”, ha spiegato il presidente dell’Assemblea, il polacco Jerzy Buzek. “In anni più recenti, tuttavia, il Parlamento europeo ha frequentemente espresso la sua profonda preoccupazione di fronte al deterioramento della situazione dei diritti umani” a Mosca. Buzek ha sottolineato “il coraggio e l’importanza del lavoro svolto” dagli attivisti di Memorial, ricordando anche la giornalista Anna Politkovskaja, assassinata nel 2006. “L’Ue si fonda sull’integrazione politica ed economica e su un’idea di benessere e stabilità sempre maggiori. I diritti umani rappresentano un elemento altrettanto basilare per noi”. Senza la Russia, l’Europa non è completa. È toccato a Kovalev pronunciare il discorso davanti all’Emiciclo al momento della consegna del premio, che consiste in una targa e in un assegno da 50mila euro. “Assegnando il Premio Sacharov a Memorial, crediamo che il Parlamento europeo abbia voluto ricordare soprattutto quanti, tra di noi, sono morti per la difesa dei diritti umani” nell’ex Unione sovietica. “Queste persone sono morte perché la Russia possa essere un vero paese europeo. E sono morti per l’Europa, perché essa, senza la Russia, non è completa”. “I principi della democrazia e della libertà – ha aggiunto Kovalev – devono poi valere in tutto il mondo”, dalla Russia, alla Cina, all’Africa. Kovalev ha ricordato altri dissidenti e operatori dei diritti umani e ha aggiunto: “I politici russi non possono stralciare il nostro paese dalla lista delle nazioni europee. Oggi in Russia c’è una democrazia di imitazione. Si imitano le democrazie del mondo, ma questa situazione l’avevamo già sotto Stalin”.Colpa del gas? “Negli ultimi 10 anni in Cecenia le persone sono state rapite, uccise, massacrate. Tremila persone sono sparite senza lasciare traccia e il potere locale non ne risponde. In Cecenia la violenza è una routine quotidiana”. Sergei Kovalev nel suo discorso all’Europarlamento ha affermato ancora: “Noi continuiamo a credere che ci siano barlumi di speranza. La Russia non può rinunciare alla democrazia. E, come ricordava Sacharov, abbiamo bisogno che giungano pressioni dall’esterno per fare dei passi avanti”. Secondo Kovalev, l’Europa “deve tendere la mano e al contempo esercitare pressioni. Lo stesso deve fare la Corte dei diritti umani di Strasburgo”. L’esponente di Memorial ha sostenuto che a volte c’è troppa prudenza nel denunciare la mancanza di democrazia: “Sarà colpa del gas russo?”, ha aggiunto l’oratore. Memorial ha portato a Strasburgo un documento in cui appaiono varie richieste per intraprendere la strada dei diritti in Russia: fra queste, ha spiegato Orlov, figura la “necessità che nei rapporti tra Ue e Russia i diritti umani abbiano uguale dignità e importanza dell’energia e dei commerci”.