CHIESE E TRATTATO DI LISBONA

Ora si rafforzi il dialogo

Mons. Gianni Ambrosio, vescovo membro della Comece

Un’Ue 27 più moderna ed efficiente, il rafforzamento del dialogo con le Chiese e una maggiore partecipazione dei cittadini: questa, nelle parole di mons. Gianni Ambrosio, vescovo di Piacenza-Bobbio (Italia) e delegato della Conferenza episcopale italiana alla Commissione degli episcopati della Comunità europea (Comece), l’Unione europea ridisegnata dal Trattato di Lisbona.Vale la pena ricordare che con l’art.17, “il dialogo di fatto” tra le istituzioni europee e le Chiese viene formalmente inscritto nel Trattato. Che cosa comporta per l’Ue e per le Chiese l’entrata in vigore del Trattato? “Anzitutto il superamento, a livello politico e istituzionale, della situazione di impasse apertasi dopo il no francese e olandese al Trattato costituzionale europeo nel 2005 e la bocciatura irlandese nel 2008 al Trattato di Lisbona, che rischiava di paralizzare l’Ue. Dal punto di vista dei rapporti con le Chiese, mi sembra importante sottolineare il dialogo ‘aperto, trasparente e regolare’ tra istituzioni Ue e comunità ecclesiali che viene istituzionalizzato e dunque rafforzato dall’art.17 ponendo in tale modo l’Unione più a contatto con i cittadini. Valorizzando la realtà ecclesiale si riconosce infatti maggiore peso alla società civile, mentre la stabilizzazione del dialogo fa percepire le istituzioni comunitarie meno burocratiche e distanti dalla vita quotidiana dei popoli”.Un dialogo che peraltro esiste di fatto già da tempo…“Senza dubbio, ma più a livello informale che istituzionale. Tuttavia è stato proprio questo dialogo informale avviato negli anni a favorire quel sereno e positivo rapporto di fiducia tra i responsabili dell’Ue e delle Chiese che, tra i suoi frutti, ha portato anche all’istituzionalizzazione/formalizzazione del dialogo stesso. Un passo che consentirà alle Chiese di accompagnare in modo più costruttivo ed efficace il cammino dell’Unione europea”.Eppure a volte il mondo cattolico sembra non avere abbastanza “sensibilità europea”…“La questione è delicata perché l’attuazione del progetto europeo è avvenuta negli anni all’insegna di un certo burocraticismo e, per alcuni, gli ultimi allargamenti si sono realizzati troppo in fretta. A ciò si aggiunge il timore di vedersi talvolta imporre dall’alto una visione laicista avvertita come estranea e pericolosa. Al di là di questi aspetti, la grande sfida è a mio modo di vedere la partecipazione democratica, la capacità dei vari organi ai diversi livelli di favorire davvero l’interesse generale e il bene comune dei cittadini europei. Probabilmente il Trattato di Lisbona si muove in tale direzione. Posso comprendere alcune riserve; al tempo stesso, è importante ricordare la storia: grazie al progetto europeo abbiamo conosciuto oltre mezzo secolo di pace e sono cadute diverse barriere ideologiche e culturali. È indispensabile porre in risalto tutti gli aspetti positivi di questo processo laborioso e forse troppo burocratico, ma così importante per la riconciliazione, il dialogo, la solidarietà, il bene comune delle nostre società. Non riconoscerli sarebbe un’imperdonabile cecità dal punto di vista storico, politico e religioso”.Oltre a rafforzare il ruolo del Pe, il Trattato integra la Carta dei diritti fondamentali nel diritto primario europeo…“Il rafforzamento della partecipazione democratica attraverso il Parlamento è certamente una sfida importante, così come è significativo l’inserimento di un riferimento alla Carta nel Trattato; tuttavia, a mio parere, la sfida più impegnativa rimane l’ancorare le istituzioni Ue alla vita concreta delle comunità nazionali in modo che la missione originaria dell’Europa, insita nel progetto dei padri fondatori Schuman, Adenauer e De Gasperi, risplenda dinanzi agli occhi di tutti. La Chiesa può giocare un ruolo importante nella proposta e nella valorizzazione di una mission non solo economica, ma anzitutto culturale e spirituale per l’Europa”. Un impegno soprattutto di natura culturale?“Sì, perché l’accentuazione negli anni di aspetti burocratici ed economicistici ha spesso rischiato di oscurare l’orizzonte ‘alto’ che ha ispirato la nascita dell’Ue. Certamente le aspirazioni sono sempre superiori alle realizzazioni, tuttavia ritengo che oltre all’assetto giuridico-organizzativo delineato dal Trattato, anche l’impegno della comunità cristiana possa contribuire a recuperare e diffondere l’idea della partecipazione consapevole di tutti i cittadini al futuro comune rendendoli capaci di guardare all’Ue come ad un progetto di speranza. Di fronte alla crisi economica, ai mutamenti climatici, alle questioni della sicurezza, della giustizia e della pace non vi è alternativa”.