Italia: il convegno "Dio oggi"”Se Dio manca, se si prescinde da Dio, se Dio è assente, manca la bussola per mostrare l’insieme di tutte le relazioni per trovare la strada, l’orientamento dove andare. Dobbiamo di nuovo portare in questo nostro mondo la realtà di Dio, farlo conoscere e farlo presente”. Da questo pensiero di Benedetto XVI muove il convegno internazionale “Dio Oggi. Con lui o senza di lui cambia tutto” che il Comitato per il progetto culturale della Conferenza episcopale italiana promuove dal 10 al 12 dicembre a Roma. “Si è scelto di parlare di Dio e di farlo con la convinzione profonda che non c’è ambito della vita umana che non venga toccato da una simile questione – spiegano gli organizzatori -. Che si parli di filosofia, di arte, di scienza, di politica, di letteratura o del modo in cui ciascuno di noi conduce la sua povera vita, è Dio che fa la differenza”. Alla prima sessione dell’incontro, “Il Dio della fede e della filosofia” (10 dicembre), interverranno i cardinali Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei, e Camillo Ruini, presidente del Comitato per il progetto culturale, oltre allo storico Andrea Riccardi e al filosofo Robert Spaemann. In contemporanea si svolgeranno gli eventi “Dio nel cinema e nella televisione”, “Dio nella letteratura e nella poesia”, “Dio e l’anima”, “Dio in libreria”, “Dio, la vita e la vita umana”. Tema della seconda sessione, l’11 dicembre: “Il Dio della cultura e della bellezza”, con la partecipazione, tra gli altri, del rettore dell’Università Cattolica, Lorenzo Ornaghi, del cardinale patriarca di Venezia Angelo Scola e di mons. Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della cultura. “Dio e le religioni” è il tema della terza sessione, sempre l’11 dicembre, che vedrà il confronto fra i filosofi Rémi Brague e Massimo Cacciari. Martin Novak, George Coyne e Peter Van Inwagwn dialogheranno infine il 12 dicembre su “Dio e le scienze”. A concludere la riflessione sarà mons. Rino Fisichella, presidente della Pontificia Accademia per la vita. Info: www.progettoculturale.it/questionedio. Portogallo: il ruolo del diacono permanenteMartedì 1 dicembre la Commissione episcopale delle Vocazioni e dei Ministeri (Cevm) ha organizzato a Fatima (Casa do Carmo) una Giornata pastorale su "Il ministero del diacono permanente nell’attuale momento della Chiesa in Portogallo", al fine di fare il punto della situazione e avviare la riflessione in vista del simposio sul diaconato che si terrà il prossimo anno. Nel suo intervento, Padre Jorge Madureira, segretario Cevm, ha precisato che "il ruolo del diaconato permanente non è quello di supplire alla diminuzione di ordinazioni sacerdotali. Il diacono svolge nella Chiesa una funzione propria, essere il segno del volto di Cristo nella sua figura e nella sua dimensione di servizio". "Purtroppo ha aggiunto -, questa interpretazione della diaconia non è ancora sufficientemente diffusa, mentre è necessario che trovi sempre maggiore divulgazione". "Attualmente in Portogallo ci sono circa 150 diaconi permanenti" ha proseguito padre Madureira smentendo con decisione che essi tendano ad occupare il posto dei sacerdoti: "Gli ambiti delle due missioni sono ben delimitati e differenziati. Esistono diocesi in cui si nota una carenza di sacerdoti, ma che si trovano ancora in un processo di riflessione sul diaconato permanente. In Portogallo, non si può assolutamente mettere in relazione diretta e conseguente l’insufficienza quantitativa di sacerdoti e lo sviluppo e la presenza del diaconato permanente".Spagna: ritratto del missionario "Il missionario è una persona che ha lasciato tutto per Cristo, e non per un Cristo idealizzato o distante, ma per un Cristo che Dio gli ha mandato incontro e lo ha affascinato, lo ha vinto e convinto come Paolo, Pietro, Giovanni…". Lo ha scritto il 3 dicembre mons. Francisco Pérez, arcivescovo di Pamplona e direttore nazionale delle Pontificie Opere missionarie, in occasione della festa di San Francesco Saverio, patrono delle missioni. "Francesco Saverio è nato e cresciuto ha ricordato il presule in seno a una famiglia e a un gruppo pieno di Dio. Il missionario non è uno che decide di essere testimone di Cristo per un momento di euforia personale", ma "nasce in seno a una comunità" guidata "dallo Spirito Santo". Secondo l’arcivescovo "quando c’è una comunità viva scaturiscono vocazioni al sacerdozio, alla vita religiosa, alla vita missionaria. Quel piccolo gruppo di giovani, temprati da Ignazio o meglio dallo spirito di Gesù che risplendette in Ignazio, fu capace di rinnovare la Chiesa in tanti luoghi e di portare a termine missioni importanti come nel caso di Francesco Saverio". Di qui la necessità di potenziare nelle parrocchie "questi gruppi vivificati dalla presenza dello Spirito di Cristo" da cui nasceranno "vocazioni genuine" di nuovi missionari.