PRIMA PAGINA
Chiese e Istituzioni con il Trattato di Lisbona
Dopo un lungo e accidentato percorso politico e giuridico, il 1° dicembre è entrato in vigore il Trattato di Lisbona, che ridisegna l’intero quadro normativo comunitario al fine di gestire in maniera più trasparente ed efficiente l’Ue27. In particolare, il Trattato rafforza il Parlamento Ue, unica istituzione europea eletta direttamente dai cittadini; introduce la figura del presidente del Consiglio europeo, in carica per un mandato di due anni e mezzo (il belga Herman Van Rompuy), e potenzia la figura dell’Alto rappresentante Ue per la politica estera e di sicurezza comune (la britannica Catherine Ashton). Con l’art.17, inoltre, “il dialogo di fatto” tra le istituzioni europee e le Chiese viene formalmente inscritto nel Trattato. Al riguardo, presentiamo una nota diffusa il 1° dicembre dalla Commissione degli episcopati della comunità europea (Comece). Il 1° dicembre segna l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona. Oltre alla riforma delle istituzioni europee, il Trattato introduce nel diritto primario dell’Unione Europea un articolo di notevole importanza per le Chiese. Con l’articolo 17 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, l’Unione europea riconosce l’identità e il contributo specifico delle Chiese e su tale base intrattiene con esse un dialogo “aperto, trasparente e regolare”.In virtù di tale articolo, le Chiese e le Comunità religiose potranno rafforzare il proprio dialogo con la Commissione, il Consiglio e il Parlamento europei e contribuire in modo più efficace alla riflessione politica europea.Ispirandosi alla dottrina sociale della Chiesa e forti della propria esperienza sul campo, le Chiese potranno intrattenere un dialogo critico e costruttivo con i responsabili decisionali europei sulle politiche elaborate dall’Unione europea. Oggi, alla vigilia di un nuovo decennio, le sfide urgenti che preoccupano l’Unione europea e le Chiese sono le stesse: la solidarietà con i più deboli all’interno delle nostre società, l’economia al servizio dell’uomo, la solidarietà intergenerazionale e con i paesi in via di sviluppo, il cambiamento climatico e la conservazione del creato, l’accoglienza degli immigrati e il dialogo interculturale.Le Chiese d’Europa accolgono quindi volentieri il dialogo con l’Unione europea come strumento che permetterà loro di accompagnare più efficacemente l’Unione europea a divenire una comunità di popoli e di valori, consapevole delle proprie responsabilità, unita ed accogliente.In questi ultimi anni, è stato di fatto avviato un dialogo tra le istituzioni europee e la Comece e i suoi partner ecumenici. Grazie a tale «dialogo di fatto», la fiducia tra le istituzioni europee e le Chiese è cresciuta con gli anni. La Comece si augura che questo dialogo possa ora intensificarsi e approfondirsi in base all’articolo 17. Essa fa appello alle Chiese e ai cristiani attraverso l’Europa, affinché colgano questa opportunità di dialogo per contribuire con competenza ed umanità al progetto europeo.Prossimamente, la Comece presenterà, unitamente ai propri partner ecumenici della Kek (Conferenza delle Chiese europee), alcune proposte concrete alla Commissione europea, al Parlamento europeo e al Consiglio per ancorare tale dialogo ad una pratica istituzionale regolare.