COMMISSIONE UE
Violenza contro le donne: tolleranza zero, tutela e prevenzione
“La violenza contro le donne è un problema strutturale presente nella società europea. Per questa ragione l’impegno di ciascuno di noi, degli Stati, dell’Europa, non può limitarsi alla giornata speciale del 25 novembre”. Eva-Britt Svensson è presidente della commissione per le pari opportunità del Parlamento Ue: la mobilitazione registrata in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne dovrebbe, a suo avviso, proseguire 365 giorni l’anno. A questo proposito l’Assemblea di Strasburgo ha approvato una risoluzione nel corso della sessione plenaria del 23-26 novembre.Un problema culturale. “La vita delle donne e la loro partecipazione alla vita sociale, economica e politica sono limitate ancora oggi, in tutti i paesi europei, dal persistere di forme diverse di violenza nei loro confronti. E la violenza contro l’universo femminile non è solo una faccenda di salute pubblica, ma anche una questione di disuguaglianza sostanziale” fra i due sessi. La Svensson, assieme a numerose altre deputate di vari paesi, si batte da tempo per una “tutela reale e piena” delle bambine, delle ragazze e delle donne adulte, “vittime di una violenza, specie domestica, senza limiti”. “C’è un problema profondamente culturale – denuncia l’eurodeputata svedese – ed è ora di rompere il silenzio. Concretamente, servono piani nazionali, maggiori tutele legislative, interventi sui giovani con taglio educativo”. Svensson ricorda che nel suo paese “negli ultimi anni è cresciuta fortemente la legislazione in materia. Ebbene, se le donne sanno che la legge è dalla loro parte, che i loro diritti sono garantiti, allora hanno anche il coraggio di denunciare i maltrattamenti subiti in casa, sul posto di lavoro o per strada”.Dati impressionanti. Per la giornata celebrata, per il decimo anno, il 25 novembre, nella sede dell’Europarlamento è stato presentato uno studio intitolato “Facciamo luce sulla violenza”, accompagnato da un video coprodotto da Ue e Consiglio d’Europa. Nella ricerca, che porta la firma della vicepresidente italiana dell’Assemblea, Roberta Angelilli, si legge che “in Europa, dal 20 al 25% delle donne ha subito maltrattamenti fisici almeno una volta nel corso della vita”. Ma non c’è solo la violenza fisica: altrettanto diffuse e tragiche sono le forme di violenza sessuale e psicologica. “Il 95% delle violenze ha luogo nell’ambiente domestico-familiare”. “Gli alti tassi di violenza da parte degli ex partner indicano, fra l’altro, che la protezione delle donne non è assicurata anche quando riescono a terminare una relazione violenta”. Nello studio (che sconta, a detta degli autori, la difficoltà di disporre di dati certi e comparabili per tutta l’Europa) si segnalano le conseguenze della violenza: depressione, ansia, induzione al suicidio, pratiche autolesioniste, “difficoltà nel gestire i rapporti con i figli”, problemi nei rapporti affettivi, aggressività…La paura, le complicità… Nella ricerca presentata a Strasburgo si constata ancora che “solo il 18% delle donne considera la violenza subita un reato” perseguibile per legge. “La paura impone il silenzio e così le violenze persistono nel tempo”, anche grazie a talune complicità familiari e sociali. Nella risoluzione figurano richieste di leggi nei singoli Stati, “programmi e finanziamenti a favore delle associazioni di volontariato che forniscono” accoglienza alle donne maltrattate, un piano strategico comunitario, assistenza legale gratuita. Si pone dunque la necessità di “ridefinire, per legge, il reato sessuale”, di introdurre, come avvenuto in alcuni paesi, leggi contro le violenze perpetrate all’interno del matrimonio, lo stalking e le mutilazioni genitali femminili. La presidenza di turno spagnola dell’Ue, che sarà in carica nel primo semestre 2010, ha lasciato intendere la volontà di accelerare i tempi per l’entrata in funzione dell’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere, creato dall’Unione nel 2006 con sede a Vilnius (Lituania) ma non ancora operativo. L’Istituto “avrà il compito di aiutare le istituzioni Ue e gli Stati membri a promuovere l’uguaglianza tra uomini e donne in tutte le politiche comunitarie e a lottare contro la discriminazione fondata sul sesso”.L’impegno del Consiglio d’Europa. Prosegue, in parallelo, l’impegno del Consiglio d’Europa – altra istituzione con sede a Strasburgo cui afferiscono 47 Stati del vecchio continente -, l’organismo internazionale che con maggiore convinzione ha agito per riconoscere come reato nei sistemi giuridici ogni forma di maltrattamento contro le donne, favorendo inoltre campagne di sensibilizzazione. Maud de Boer, vice segretario CdE, dichiara: “Spetta agli Stati membri del Consiglio d’Europa adottare una politica di tolleranza zero. Il completamento nel 2010 di una Convenzione per la prevenzione della violenza contro le donne, la tutela delle vittime e la sanzione degli autori di tali crimini sarà un passo importante verso una cultura del rispetto e dell’uguaglianza”.