Bosnia: 15° anniversario scuole cattolicheSi è festeggiato nei giorni scorsi il 15° anniversario delle “Europa-Schulen”, le scuole cattoliche per l’Europa fondate in Bosnia il 21 novembre 1994 per realizzare un progetto di riconciliazione nel Paese sconvolto dalla guerra civile. La prima scuola, a Sarajevo, dovette ben presto sospendere le lezioni, che durarono solo una settimana per via dei bombardamenti di granate sulla città. Ma in Bosnia sono oramai presenti sette centri scolastici cattolici, comprendenti quattordici scuole. Si tratta dunque di un “miracolo di solidarietà e amore”, come ha detto mons. Pero Sudar, vescovo ausiliario di Sarajevo, durante i festeggiamenti. Attualmente, non solo a Sarajevo, ma anche in altre città bosniache, queste scuole sono centri d’eccellenza per la formazione, frequentati da circa 5.000 scolari dalle elementari alle scuole superiori (ginnasi o istituti professionali). Molti di loro provengono anche da famiglie di etnie e religioni miste. Mons. Sudar ha ringraziato espressamente l’opera assistenziale per l’Europa dell’Est Renovabis e i numerosi cattolici tedeschi che hanno sostenuto l’iniziativa: “Senza Renovabis e anche alcune altre organizzazioni non ci sarebbero le scuole cattoliche per l’Europa”, ha detto. L’istituzione ha raccolto negli scorsi anni quasi 5 milioni di Euro per i centri scolastici. Il responsabile di Renovabis, Gerhard Albert, presente alla cerimonia, al quale è stato rilasciato un attestato, ha dichiarato: “Ancora ai tempi dell’occupazione di Sarajevo, i fondatori del centro scolastico ha guardato oltre l’emergenza del giorno e ha posto le basi per la riconciliazione. Con l’istituzione delle ‘Scuole per l’Europa’ è stato dato un segno di autoaffermazione delle persone in Bosnia nel periodo più difficile”, ha concluso Albert. Austria: turismo religioso in crescita”Il pellegrinaggio è un’opportunità di contatto con chi è lontano spiritualmente”: lo ha affermato Anton Winterstellen, direttore della pastorale per il turismo dell’arcidiocesi di Salisburgo. Intervistato nei giorni scorsi dall’agenzia di stampa cattolica austriaca Kathpress, Winterstellen ha fatto riferimento all’espansione del turismo spirituale attualmente in corso in Austria, affermando che la tendenza “offre un’ampia gamma di possibilità di arrivare al dialogo con persone completamente distanti dalla Chiesa tramite l’esperienza comunitaria del pellegrinaggio”. Winterstellen ha tuttavia puntualizzato che “nonostante tutte le offerte di pellegrinaggi e benessere, la Chiesa non deve perdere di vista il nucleo cristiano-spirituale del pellegrinaggio”. Al fine di gestire in modo professionale il contatto con chi partecipa a questo tipo di iniziative, la pastorale per il turismo di Salisburgo organizza anche per il 2010 una serie di corsi di formazione di guide per pellegrinaggi. Questi corsi sono già stati seguiti da oltre 100 persone provenienti da Austria, Baviera, Svizzera e Sud Tirolo. Un’esperienza che travalica i confini austriaci poiché “i percorsi dei pellegrinaggi non finiscono alla frontiera: per questo lavoriamo anche oltre confine”, ha spiegato Winterstellen, annunciando che nel 2010 verranno attivati nuovi corsi di formazione anche nell’arcidiocesi di Monaco-Frisinga.Francia: “ogni persona è un tesoro””Qual è il nostro atteggiamento nei confronti delle persone più vulnerabili?”. La domanda viene rivolta in un comunicato da mons. Pierre d’Ornellas, arcivescovo di Rennes e accompagnatore dell’Arche Internazionale, e da mons. Jean-Paul James, vescovo di Nantes di fronte al parere n. 107 dato dal Comitato Consultivo nazionale d’etica e in seguito alla proposta di una legge sull’eutanasia. Nel primo caso il parere del comitato estenderebbe agli embrioni umani affetti da trisomia 21 i casi in cui è possibile non impiantare gli embrioni nel corpo di una donna. La proposta di legge invece aprirebbe la strada verso la soppressione delle persone che manifestano il desiderio di non vivere più, con un “attivo aiuto a morire”. “Queste due proposte – commentano i due vescovi – sembrano fondarsi su una visione incompleta della libertà. Attualmente, la selezione eugenetica e l’eutanasia sono vietate e questo divieto è espressione del rispetto intangibile della dignità umana. Le situazioni di handicap e di vecchiaia sono complesse, spesso doloroso e non si risolvono con soluzioni semplicistiche. Esse fanno appello alla solidarietà e questo appello è talvolta un grido”. Pertanto “riconoscere la dignità umana delle persone più vulnerabili passa attraverso i divieti di eugenismo ed eutanasia. Sarebbe indegno per l’uomo e per una società consentirle. Ma ciò comunque non sarebbe sufficiente. La solidarietà di manifesta anche e soprattutto nella solidarietà attiva”. I due vescovi ricordano anche che “ogni persona vulnerabile è un tesoro di umanità”.