UNIONE EUROPEA

Le lezioni della storia

Vaclav Havel, l’Europa di ieri, di oggi e quella che verrà

“L’Europa è la patria delle nostre patrie”: Vaclav Havel non trattiene lo spirito del poeta, del letterato, del drammaturgo. Anche quando cammina per i corridoi dell’Europarlamento, mentre scruta le immagini di una mostra sulla caduta del muro di Berlino oppure si intrattiene con deputati e giornalisti, parla di politica ma intanto riflette sui “valori che ci accomunano”, sulla “storia condivisa”, sul “futuro da preparare” per le nuove generazioni. Una giornata nella sede dell’Assemblea Ue a Bruxelles gli consente di ragionare sulla fine del comunismo, di dichiararsi “ceco e cittadino europeo allo stesso tempo”, d’accordo con chi ritiene “importante l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona”.Da dissidente a presidente. La vicenda personale di Havel è piuttosto conosciuta: nato a Praga nel 1936, scrittore e drammaturgo, è tra gli oppositori del regime che governa il suo paese e resta profondamente segnato dall’intervento dei carri armati contro la “primavera d Praga” nel 1968. Tra gli artefici di “Charta 77”, manifesto dei dissidenti, subisce cinque anni di prigione. Protagonista dei giorni fatidici del 1989, quando viene nuovamente arrestato, diventa l’uomo-simbolo della “rivoluzione di velluto”, la quale conduce alla nascita della nuova Cecoslovacchia dopo il superamento della “cortina di ferro” e la dissoluzione del Patto di Varsavia tra i paesi satelliti dell’Unione sovietica. A seguito della divisione tra Repubblica ceca e Slovacchia, diviene presidente ceco dal 1993 al 2003. Alla testa del paese nella lunga transizione post-comunista, lo porta nel consesso della Nato e lo prepara all’adesione all’Unione europea (2004). Alcune sue scelte vengono anche fortemente criticate, sia a livello nazionale che internazionale (ad esempio l’accettazione dello scudo missilistico Usa in chiave anti russa).Imparare dalla storia. Ciò non toglie che Havel rappresenti oggi, assieme al polacco Lech Walesa, il volto più noto del ritorno alla libertà nell’est europeo. “Nessuno era davvero preparato a un collasso così rapido della cortina di ferro”, spiega oggi, senza remore, lo stesso Havel. “In quei giorni è cambiata la nostra storia. È stata la fine della divisione bipolare, non solo nel continente ma nel mondo intero”. L’uomo politico, oggi “a riposo”, ha forse perso l’energia fisica e lo smalto di vent’anni fa. La salute minata, l’età che avanza, non ne intaccano però lo spirito democratico ed europeista. “Attenzione – avverte -, la storia non è finita nel 1989; e da allora non abbiamo registrato solo successi. Il rischio dei nazionalismi è sempre dietro l’angolo. Lo vedo nel mio paese e in tutta Europa. Per questo dobbiamo riflettere sulla storia e da essa assumere insegnamenti per guardare avanti”.Solidarietà, parola-chiave. Per Vaclav Havel, l’Occidente “ha gestito bene il corso degli eventi”; chiudere la porta verso Oriente avrebbe forse significato “una deriva populista, magari violenta”. E nota: “Molti di coloro che agitavano la bandiera con falce e il martello avrebbero potuto abbracciare senza indugi la causa nazionalista”. E, con voce più prudente e sommessa, ricorda “quello che è successo nei Balcani, la tragedia, le guerre, i lutti”. Il passo successivo è dunque quello della “solidarietà”, parola che l’ex presidente ripete più volte. Solidarietà tra gli Stati e i popoli europei e, al contempo, il “supporto ai dissidenti in Corea del Nord, Birmania, Iran, Tibet, Bielorussia, Cuba”, sostegno che “può aiutare più di quanto immaginiamo”. Havel ringrazia quindi il Parlamento europeo per l’attribuzione del premio Sacharov 2009 per i diritti umani all’organizzazione Memorial, “che si batte per la libertà in Russia”. Identità e valori. Verso Mosca, Havel raccomanda eque relazioni bilaterali, che però “non possono essere basate sulla paura che la fornitura di gas o di petrolio venga interrotta, dimenticandoci dei giornalisti uccisi” e dei “diritti delle persone”. Ma anche la Cina è un paese strategico per l’Europa, eppure non sono garantite libertà e diritti: cosa ne pensa? “È vero – risponde -. La Cina è una grande economia emergente, un Paese con il quale sottoscrivere un partenariato duraturo. Senza però dimenticare i diritti, la democrazia, la libertà. E questo lo dico essendo stato uomo di opposizione e uomo di governo”. Realismo, dunque, senza compromessi al ribasso. L’autore di “Largo desolato”, “Il potere dei senza potere” e “L’arte dell’impossibile”, riflette a voce alta sull’Ue di oggi. “Abbiamo un’identità molteplice, ma condivisa. Io mi sento europeo, senza rinunciare al mio essere ceco. Dell’Europa dobbiamo valorizzare le diverse peculiarità: le lingue, le idee, i costumi. Allo stesso tempo occorre riservare maggiore attenzione ai fondamenti spirituali e alla storia”, “perché la sua cultura, combinando elementi dell’antichità, del giudaismo, del cristianesimo, dell’islam, del rinascimento e dell’illuminismo ha creato un complesso di valori indiscutibili”.