COMECE
Chiese e Istituzioni Ue tra i temi della plenaria d’autunno a Bruxelles
Si è svolta dal 18 al 20 novembre Bruxelles l’assemblea plenaria d’autunno della Comece, l’organismo europeo che riunisce i 27 vescovi rappresentanti dei paesi Ue, in un momento di svolta per l’Unione, che cerca di darsi più solidità e progettualità. SIR Europa ha partecipato alla conferenza stampa conclusiva: eccone i contenuti più significativi.L’Unione europea a difesa della libertà religiosa. Un documento sulla promozione della libertà religiosa nelle politiche dell’Unione europea: è quanto pubblicheranno nei prossimi mesi i vescovi della Commissione degli episcopati della comunità Europa (Comece). L’annuncio è stato dato dallo stesso presidente della Comece, mons. Adrianus Van Luyn, presentando il comunicato stampa finale della assemblea plenaria.Van Luyn ha affermato che la “libertà religiosa è un diritto fondamentale che la Comece da anni è impegnata a promuovere”, per tale motivo “si saluta con soddisfazione l’adozione, il 16 novembre scorso, da parte del Consiglio dell’Ue della risoluzione che ribadisce l’intenzione di dare priorità a temi quali la libertà di religione o di fede come parte delle politiche europee dei diritti umani” specialmente nei rapporti bilaterali e multilaterali. Ha aggiunto mons. Piotr Jarecki, vescovo ausiliare di Varsavia e vicepresidente della Comece, che il documento, discusso dai vescovi nella seconda bozza, “vuole riflettere sulla promozione della libertà religiosa nelle politiche dell’Ue”. Infatti, ha ricordato mons. Jarecki, “esistono ancora moltissimi casi di discriminazione in tutte le regioni del mondo, in particolare in India, Cina, Sudan e Iraq”. La risoluzione dell’Ue, invece, “riconosce il diritto a praticare la propria religione anche quando questa non appartiene tradizionalmente al territorio in cui si vive”. “Gli Stati – ha concluso – hanno il dovere di proteggere le persone che appartengono alle minoranze religiose e le leggi devono garantire i diritti legati alla libertà religiosa. Solo se si riconosce questo diritto esiste una democrazia matura”.Svolta storica per l’Unione europea, in dialogo con le Chiese. I vescovi dei Paesi che appartengono all’Unione europea guardano con fiducia all’entrata in vigore del Trattato di Lisbona (1° dicembre) che, insieme all’elezione del Parlamento e alle nomine di presidente e ministro degli Esteri dell’Ue, costituisce “l’equipaggiamento per affrontare le sfide urgenti del prossimo decennio”, si legge nel comunicato stampa finale dell’assemblea. In queste settimane i rappresentanti delle Conferenze episcopali dell’Ue stanno lavorando per formulare proposte concrete sull’articolo 17 del Trattato, che prevede un “dialogo aperto, trasparente e regolare” tra istituzioni dell’Ue e Chiese. Mons. Van Luyn ha inoltre ricordato come “attraverso l’art.17, l’Ue riconosce l’identità e lo specifico contributo delle Chiese e condurrà un dialogo con esse su queste basi. La Comece – ha concluso l’arcivescovo – forte del dialogo fruttuoso già avviato con le istituzioni Ue si impegna ora a intensificarlo”. “Finora è esistita una tradizione di relazioni e cooperazione con le istituzioni, basata sulla buona volontà da entrambe le parti. Ora vi sarà una base legale”, ha spiegato il segretario della Comece, padre Piotr Mazurkiewicz, che, ha così sintetizzato gli aspetti positivi di quest’articolo: “Garantisce il rispetto delle Chiese a livello nazionale nei loro rapporti con i reciproci Stati, ne rispetta l’identità e ne riconosce la peculiarità”, senza assimilarle a lobby o a Ong. “Ora – ha aggiunto – il dialogo potrà allargarsi a molti altri ambiti rispetto a quelli affrontati fino ad ora, alla luce della dottrina sociale della Chiesa”.Il caso tedesco. I vescovi sono stati informati sulla sentenza pronunciata il 30 giugno scorso dalla Corte costituzionale tedesca sulla compatibilità del Trattato di Lisbona (che dal 1° dicembre regolamenterà la vita dell’Ue e darà più forza alle sue istituzioni) con la Costituzione della Germania. Tale pronunciamento, ha spiegato in conferenza stampa Mathias Belafi, consulente giuridico per la Conferenza episcopale tedesca (Cet), “mette in nuova luce le relazioni tra gli Stati e l’Ue”. Di fatto, ha dichiarato Belafi, “la sentenza impedisce uno sviluppo del processo democratico e indebolisce la crescita di un popolo europeo”.Congratulazioni per le nuove nomine. L’assemblea, che si ha seguito in diretta tv le nuove nomine europee avvenute giovedì 19, si è congratulata con Herman Van Rompuy per la nomina a presidente del Consiglio europeo e con Catherine Ashton, nominata alto rappresentante agli affari stranieri dell’Ue. I vescovi “sperano che queste due personalità promuovano una Unione Europea cosciente della propria vocazione storica per la pace e la giustizia nel mondo intero “. Ha aggiunto il presidente Van Luyn: “Invitiamo questi due nuovi responsabili a fondare la loro azione politica alla testa dell’Ue sulla preoccupazione per il bene comune e il rispetto della dignità umana”.