FRANCIA

C’è uno spirito nuovo

84ª Settimana Sociale: la solidarietà per rispondere alla crisi

Cinque proposte per contribuire a diffondere una nuova cultura della solidarietà e per spingere gli attori politici, economici e sociali ad un maggiore coraggio ed audacia nelle loro scelte. A lanciarle, al termine della 84ª edizione delle Settimane Sociali di Francia (Ssf) svoltasi a Parigi dal 19 al 22 novembre su “Nuove solidarietà – nuova società”, è stato il presidente Jêrome Vignon. SIR Europa ha seguito le tre giornate parigini alle quali hanno partecipato 4 mila persone, con delegati di 12 Paesi europei, la metà dei quali dell’Est. I partecipanti hanno discusso di commercio solidale, di responsabilità delle imprese, di lotta alla povertà, di giustizia e di economia come luogo sociale, in vista di un progetto di nuova società capace di fare fronte alla crisi. Il Papa ha inviato un messaggio di incoraggiamento e di augurio.Le proposte. Aumentare il sostegno finanziario del 40% ai movimenti solidali per permettere loro di fare fronte alle accresciute richieste di aiuto, con l’invito alle istituzioni pubbliche a fare altrettanto; garantire un finanziamento costante alle forme nuove di solidarietà, compatibilmente con la propria situazione economica; creare all’interno delle aziende un codice etico per l’accoglienza e la formazione dei nuovi assunti specialmente quelli in stage e con contratto a tempo determinato; impegnarsi in un servizio civile volontario per aiutare, con adeguata competenza, giovani e meno giovani in cerca di impiego o desiderosi di iniziare un’attività di solidarietà come il microcredito; un forum civico di cristiani europei per dare impulso, nel prossimo triennio, alla lotta contro la povertà (2010), al volontariato (2011) e alle nuove solidarietà tra le generazioni (2012). Sono state le proposte di Vignon, per il quale “non si tratta solo di essere avamposti della lotta contro la precarietà e l’esclusione ma di contrastare l’aria di questo tempo che dissolve lo spirito di solidarietà nella nostra società”. La crisi non sia un alibi. “Come cristiani sociali – ha detto Vignon, riferendosi alle difficoltà del momento attuale – chiediamo che la crisi non sia un pretesto per chiedere semplicemente dei tagli alla spesa sociale. Crediamo, invece, che questa possa offrire l’occasione di migliorare l’efficacia della spesa secondo un criterio di giustizia sociale”. Efficacia che per il presidente delle SSf non consiste solo “nella razionalizzazione all’interno dei vari settori della sicurezza sociale” ma passa attraverso dei “dispositivi di indennità di disoccupazione, assegni familiari, sussidi per l’alloggio, l’accesso alle cure, combinati con politiche di accesso all’impiego, di mantenimento del posto di lavoro, della crescita professionale. Una articolazione che – ha precisato Vignon – chiede decentralizzazione e partecipazione del cittadino stesso”. In questo ambito assumono rilievo le “nuove solidarietà” che, ha ribadito, “si inseriscono nel cuore dell’economia produttiva attraverso campi di azione illimitati e pratiche di autentica responsabilità sociale di impresa, considerata vera norma manageriale”.Economia solidale non è un’utopia. L’economia solidale non è, dunque, marginale rispetto ai meccanismi macroeconomici, come sottolineato a SIR Europa anche da Michel Camdessus, economista e governatore onorario della banca di Francia per il quale “le molteplici iniziative sociali ed economiche a favore di persone e famiglie in difficoltà non intendono sostituirsi alle macro scelte economiche e finanziarie ma neppure sono culturalmente insignificanti in quanto interrogano economisti, imprenditori e politici”. “Non dunque è un’utopia quella di coloro che sperimentano nuove forme di solidarietà – ha puntualizzato – c’è molta concretezza nel rispondere ai bisogni e c’è un forte richiamo alla coscienza dell’opinione pubblica e dei potenti”. Tanta novità in Francia e in Europa, ad avviso di Camdessus, “risponde bene al pensiero di Benedetto XVI che nella enciclica Caritas in veritate dice che queste iniiziative non pretendono di sostituirsi a quelle istituzionali ma si integrano con esse e ricordano che l’uomo deve essere al centro di un’economia e di una politica indirizzate al bene comune”. Il contributo dei media. Per lo scrittore e giornalista Bernard Lecomte serve “un’attenzione non emotiva sulle povertà nel mondo. Non bastano le immagini forti per dare un’informazione completa. Così si suscitano emozioni ma non si risveglia la coscienza”. Lo scrittore, che è anche membro del comitato delle Ssf, ha spiegato a SIR Europa che “oggi i media sembrano più attenti alla tecnica che all’etica e questo non li rende soggetti propositivi di una cultura della solidarietà. D’altra parte i poveri non hanno potere, non hanno strumenti per far sentire la loro voce. Ma il silenzio che dovrebbe preoccupare di più è quello dei media quando decidono, per regole di mercato o di altro calcolo, di non parlare di povertà e di solidarietà o di parlarne solo con effetti speciali, per provocare emozioni”.