PRIMA PAGINA

La via della solidarietà

Europa: il futuro in un nuovo rapporto tra società ed economia

All’indomani della chiusura della 84ª edizione delle Settimane Sociali di Francia (Ssf), svoltasi a Parigi dal 19 al 22 novembre su “Nuove solidarietà – nuova società”, proponiamo una riflessione, per SIR Europa, di padre Henri Madelin.Si impone una constatazione: nel corso degli ultimi anni, la povertà è diminuita ma nello stesso tempo le ineguaglianze e l’esclusione sono in aumento. I bilanci pubblici sono in via di riduzione e i servizi sono diventati più costosi. La ridistribuzione delle voci finanziarie è una risorsa essenziale per i più svantaggiati. È una cosa percepibile in Francia e in Europa, ma soprattutto nel resto del mondo. La crisi mondiale, da cui non siamo ancora veramente usciti, non smette di scavare divari, e le nuove forme di solidarietà hanno difficoltà a colmare questi divari e riparare questi strappi del tessuto sociale. La comunicazione tra gruppi sociali tende ad indurire in una società separata, attraversata da interessi individuali esacerbati e organizzati in reti difensive. La mancanza di fiducia sociale si insedia e indebolisce la ricerca di una ” buona convivenza” cara ad Aristotele. La solidarietà deve ormai rispondere a nuove situazioni di ingiustizia che è bene analizzare a fondo per poterle ridurre.Non si tratta tanto di mettere fasciature sulle carenze dell’economia classica quanto di aprirsi al rinnovamento dei legami tra sociale ed economico. Queste realizzazioni non cercano di fare dell’economia solidale un modello “alternativo”, ma piuttosto di creare uno spazio e un futuro nuovi per far fronte alle nuove esigenze della soddisfazione dell’uomo nell’ambito lavorativo. Situarsi quindi ai margini significa spingere ad uno spostamento del centro, mostrarsi fedele alle nozioni bibliche di alleanza e di promessa. Come sottolineato con forza da un teologo partecipante alla conferenza, la via della fede conduce ogni cristiano a volgersi ad intra et ad extra, verso il culto e inseparabilmente verso la vita in società. Il Vangelo non può essere portato da una comunità cristiana come un “oggetto”, come una cosa che ne rimanga al di fuori: esso è inseparabile dalla forma che assume, dalla sua consistenza sociale. Questo è quanto afferma, d’altronde, con forza Giovanni Paolo II nella Ecclesia in Europa, n.85: “Per sua stessa natura, la testimonianza della carità deve estendersi oltre i confini della comunità ecclesiale, per raggiungere ogni persona, così che l’amore per tutti gli uomini diventi fomento di autentica solidarietà per l’intero vivere sociale”.Le solidarietà devono dispiegarsi nell’universo del lavoro possibile per tutti, per poter porre rimedio alla disoccupazione, alla precarietà e all’esclusione dal lavoro che oggi si ripresentano. Ma la questione del lavoro si raddoppia in una forma nuova di vulnerabilità, che tocca in particolar modo le donne e i bambini e che è il risultato dell’indebolimento dei legami coniugali. Rotture familiari ed esclusione dal lavoro si assommano in alcune popolazioni ad alto rischio di precarietà cumulativa. Perché l’assemblea di Villepinte non costituisca soltanto un’analisi ma anche una presa in conto reale di questi guasti sociali, alcuni rappresentanti dei membri del quarto mondo venuti da tutta la Francia hanno espresso le proprie sofferenze e il significato della propria lotta di fronte al pubblico e durante i seminari. Il tutto in uno stile caro a Padre Wresinski, fondatore di Atd/Quarto mondo: presa di parola pubblica, avviamento al di là dell’assistenzialismo abituale, incontro con le autorità competenti, accesso a un pubblico dibattito… Di qui l’interrogativo su una crisi ancora più inquietante, quella della politica o del civismo. Perché ciascuno deve preoccuparsi, in qualità di cittadino, dell’attuale “delegittimazione” della solidarietà finanziaria tra ricchi e poveri nella nostra società e anche tra Paesi benestanti e Paesi svantaggiati. Una sessione sull’Europa dei 27 deve far aumentare l’assistenza parlando di un’esigenza europea per una solidarietà forte in tutti i settori e che possa essere esemplare per il resto del mondo, tanto nella sfera sociale che nella sfera dell’ecologia. L’interesse di ognuno, il chiudersi nel proprio recinto e la preoccupazione per l’immediato non possono infatti portare alla costruzione di una società durevole. Come dice con chiarezza un testo ebraico del 7° secolo avanti Cristo: “Se non mi occupo di me stesso, come posso io essere me stesso? Se non mi occupo che di me stesso, sono ancora io?”