CHIESA E MEDIA
Commenti in margine all’assemblea della Ceem
Si è svolta dal 12 al 15 novembre in Vaticano l’assemblea della Commissione dei vescovi europei per i media (Ceem) su “La cultura di Internet e la comunicazione della Chiesa”. Sull’incontro SIR Europa ha raccolto il commento di alcuni rappresentanti delle Conferenze episcopali del continente.Italia. “Mentre si registra un grande fermento attorno alla rete Internet”, la Chiesa si interroga se e come questo nuovo strumento di comunicazione possa favorire una reale crescita umana e spirituale” osserva mons. Claudio Giuliodori, presidente della Commissione per le comunicazioni sociali della Conferenza episcopale italiana. “Emerge una sostanziale convergenza nel ritenere che la rete offra straordinarie possibilità di conoscenza e di scambio – rileva -, ma nello stesso tempo non mancano elementi di criticità, soprattutto in relazione alla natura virtuale delle relazioni che si creano sulla rete. Si pongono quindi questioni sostanziali circa la reale capacità di Internet di veicolare l’umano nella sua interezza e autenticità”. Da questo punto di vista il fenomeno della rete “non può essere sopravvalutato e la rete deve essere sempre considerata in rapporto a quanto contribuisce, di fatto, a rendere più autentiche le relazioni umane”. “Vale anche per la rete” la riflessione che Benedetto XVI ha sviluppato nella “Caritas in veritate” circa il ruolo dei media. Per servire il vero bene dell’umanità “bisogna che essi siano centrati sulla promozione della dignità delle persone e dei popoli, siano espressamente animati dalla carità e siano posti a servizio della verità, del bene e della fraternità naturale e soprannaturale”. Internet, conclude mons. Giuliodori, può quindi “contribuire in modo significativo a far crescere solidarietà e sviluppo ma solo se in essa sapremo cercare, rispettare e promuovere la verità”.Albania. Un incontro “molto positivo e di grande importanza”. Così mons. Lucjan Avgustini, presidente della Commissione per le comunicazioni sociali della Conferenza episcopale dell’Albania (Cea), commenta i lavori. Per mons. Avgustini, “è molto importante che i vescovi europei riflettano su questa nuova cultura che va avanti a grandi passi, trovando possibilità per usarla nella missione di annuncio della buona notizia e nell’insegnamento sociale della Chiesa”. Il vescovo si sofferma anche sul rapporto tra Chiesa albanese e nuove tecnologie. “La Chiesa in Albania, dopo le difficoltà del passato, è una comunità povera. Nel campo della tecnica digitale, in particolare, non siamo ancora giunti ai livelli di altre Chiese europee”. Tuttavia “è desiderio della Cea promuovere queste nuove tecniche al servizio del Vangelo. Certamente ci è molto d’ostacolo la situazione economica in cui versa la Chiesa locale. Ma già alcuni passi sono stati fatti: da ultimo, la volontà della Cea di avere un ufficio stampa e un portavoce”. Nel progetto di tale ufficio, conclude il vescovo, “c’è anche la possibilità di creare un website ufficiale della Conferenza episcopale, dove esporre notizie e attività della Chiesa cattolica in Albania e creare un contato online con i nostri fedeli e non”.Slovenia. “Ci troviamo di fronte ad una sfida completamente nuova ma anche affascinante e trainante: la Chiesa nella rete e per la rete” afferma Andrej Saje, portavoce della Conferenza episcopale slovena. “Per una comunicazione efficace con l’uomo moderno, la Chiesa deve essere umile ed audace, aperta al dialogo. Non possiamo aspettarci che siano i giovani ad avvicinarsi alla Chiesa; è quest’ultima che deve cambiare linguaggio” perché spesso “vengono offerti ai giovani contenuti non attraenti” e “conditi con un linguaggio obsoleto”. Per Saje “si possono ottenere dei primi risultati sul progetto dell’attività mediatica con l’analisi sul campo delle attese degli utenti di Internet”. Non è tuttavia “compito dei vescovi o dei sacerdoti essere esperti nelle nuove tecnologie di comunicazione; come Chiesa e come comunità, siamo chiamati a supportare le iniziative e i timidi sforzi di chi porta il Vangelo nella rete”. “La nuova prospettiva è anche una sfida educativa” e se “la rete non può e non deve sostituire l’incontro vivo”, conclude, lo può preparare, approfondire ed arricchire”. Spagna. La Ceem, sostiene José Maria Gil Tamayo, segretario della Commissione episcopale spagnola dei mezzi comunicazioni sociali e membro Ceem, “ha la possibilità di favorire un interscambio di esperienze e iniziative esistenti nei diversi Paesi europei in modo che possano servire ad altri episcopati,” e di “mettere in comune sforzi o iniziative che si portano a termine in questo ambito, tenendo presente la diversità e la ricchezza di ogni Paese”. Un servizio che “non può essere solo di orientamento, ma anche di offerta di aiuti, specialmente in campo educativo, nelle comunicazioni sociali dei Paesi con minori risorse economiche”. Per il futuro, Tamayo propone di studiare “il diverso trattamento del fatto religioso nei media europei di oggi, giacché in alcuni ambiti si relega il ruolo del fatto religioso al privato, negando alla Chiesa ogni presenza nell’ambito pubblico, e di ciò sono un paradigma i mezzi di comunicazione”.