FAMIGLIA

Cresce con gli immigrati

La politica europea di fronte all'”inverno demografico”

La popolazione in Europa cresce, per il momento, grazie all’apporto degli immigrati e dei loro figli; i "capelli grigi" aumentano rapidamente, assieme alle "aspettative di vita", mentre le culle si svuotano; i nuclei familiari nel vecchio continente diventano sempre più piccoli (meno di 2,5 componenti di media). Aborti e divorzi salgono, il numero dei matrimoni scende. Non è certo un quadro rassicurante quello tracciato dall’ultima ricerca dell’Institut de politica familiar, ente indipendente con sede in Spagna e filiali in vari altri paesi, che ogni anno fotografa le trasformazioni demografiche nell’Ue. Studio su scala europea. Dati "preoccupanti", "eloquenti di una situazione che è andata peggiorando negli ultimi trent’anni": Eduardo Hertfelder, presidente dell’Istituto per le politiche familiari (Ipf), commenta il "Rapporto sulla evoluzione della famiglia in Europa 2009", illustrato nella sede dell’Europarlamento così da portare la questione "nel cuore dell’Europa" dove "si può fare molto" per la stessa famiglia. Lo studio (pubblicato, per ora in inglese, francese e spagnolo, sul sito www.ipfe.org) segnala, con dati dell’ultimo anno e di una serie storica su tre decenni, "il costante crescere dell’età media" e "il deficit di natalità", ma consente anche di parlare di alcuni casi nazionali in cui le istituzioni pubbliche si sono impegnate a favore della maternità, della conciliazione tra i tempi del lavoro e quelli della casa, per un fisco "a misura di famiglia".L’inverno demografico. Il presidente dell’Ipf parla di "inverno demografico" e chiede all’Europa (Stati e Ue) interventi che spaziano dai diritti individuali ai vantaggi fiscali, dalle politiche budgetarie al rafforzamento dei servizi rivolti alle coppie con figli. "In una Europa con 500 milioni di cittadini – afferma – la popolazione con più di 65 anni d’età è superiore a quella con meno di 14 anni". Il dato conferma, in positivo, una migliore "aspettativa di vita media", ma riflette immediatamente la diminuzione delle nascite. "Vedono la luce ogni anno 776mila bambini in meno rispetto a 30 anni fa" nell’area Ue, sottolinea Hertfelder, ovvero il 12,5% in meno delle culle. "Va notato poi che un bambino su 3 nasce al di fuori del matrimonio dei genitori". Ipf nota che l’età delle mamme al primo, e spesso unico parto, ha quasi raggiunto i 30 anni e "il numero annuale degli aborti ha superato un milione e 200mila casi, ovvero in Europa si pratica un’interruzione di gravidanza ogni 25 secondi". Emerge il nodo della contrazione dei matrimoni e "il moltiplicarsi dei divorzi: ce ne sono più di un milione all’anno". Priorità politica. "Se questa complessiva tendenza demografica e sociale dovesse continuare, le conseguenze dell’inverno demografico sarebbero catastrofiche": il Rapporto 2009 dell’Istituto per le politiche familiari proietta nel futuro le attuali dinamiche della popolazione comunitaria: "Dal 2010 la popolazione europea diminuirà, perdendo entro il 2050 oltre 27 milioni di persone". Nello stesso anno, "una persona su tre, ovvero 135 milioni di cittadini, avrà più di 65 anni": ciò minerebbe, tra l’altro, la funzionalità del mercato del lavoro, i sistemi previdenziali dei 27, i sistemi sanitari e scolastici. Ma, secondo Eduardo Hertfelder, il trend potrebbe essere invertito o almeno corretto "promuovendo efficaci politiche familiari"; per questo è necessario "fare della famiglia una priorità politica", in ogni paese membro, incorporando inoltre la prospettiva familiare in tutti gli atti dell’Ue. Meno tasse, più case. Tra i suggerimenti di Ipf figurano la creazione di un ministero per la famiglia in ogni Stato aderente all’Unione e la realizzazione di un "libro verde" che analizzi le attuali problematiche della famiglia; si chiede poi di "dedicare ogni anno un Consiglio dei ministri dei 27 ai temi della famiglia", di "attivare campagne di sensibilizzazione sociale". Interventi di detassazione a favore dei nuclei numerosi, politiche dell’alloggio per le giovani coppie, maggiori servizi per l’infanzia, sostegno alle coppie in difficoltà: le ulteriori proposte dell’Ipf si orientano in varie direzioni, chiamando in causa anche gli enti locali e la società civile, perché "nulla resti di intentato" per "promuovere e difendere l’istituzione familiare". Ipf, tra ricerche e opinione pubblica"Direi famiglia è dire vita", ovvero trasmissione dei valori, educazione, solidarietà tra le generazioni e stabilità sociale. L’Istituto di politica familiare ribadisce i propri punti fermi e si definisce "ente civile indipendente, che non ha vincoli con le amministrazioni pubbliche, con nessun partito politico né con nessuna organizzazione religiosa". Ipf è attivo in Europa (con sedi in Spagna, Francia, Ungheria, Norvegia) e in America Latina (Messico, Argentina, Colombia); nasce "dalla iniziativa di un gruppo di persone convinte del grande vuoto nel campo della promozione e difesa della famiglia di fronte all’opinione pubblica e i poteri pubblici".