KEK

Le Chiese e l’Europa

Incontro dei portavoce delle Chiese cristiane a Bruxelles

Far sentire la voce delle Chiese e la loro posizioni sui temi più delicati del vivere sociale alle istituzioni europee. È quanto più volte emerso a Bruxelles in occasione del terzo incontro della Rete degli addetti stampa delle Chiese europee (Ponec) che si è svolto nella capitale europea dal 12 al 14 novembre. All’incontro hanno partecipato una trentina di addetti alla comunicazione delle Chiese ortodosse, protestanti, anglicana del continente europeo, che aderiscono al network dei “press officers” delle Chiese europee nato sotto l’egida della Kek. All’incontro si è discusso dell’articolo 17 del trattato di Lisbona – che entra in vigore il 1 dicembre prossimo – che prevede un dialogo trasparente, aperto e regolare tra Chiese, religioni, comunità di fede e le istituzioni europee. Per l’Europa politica tutti sono ammessi a questo dialogo, inclusa la massoneria e qualsiasi comunità filosofica, anche agnostica, senza grosse distinzioni, a patto che rispetti i diritti umani. Al momento, però manca ancora un progetto preciso su come sarà condotto questo dialogo. Un rapporto necessario. “A questo scopo – ha spiegato Fearghas O Béara, consulente politico del presidente del parlamento europeo – attendiamo suggerimenti e consigli dalle Chiese, in primis dalla Commissione degli episcopati della Comunità europea e dalla Commissione Chiesa e società della Conferenza delle Chiese europee che sono per noi interlocutori primari”. In questi anni recenti il parlamento ha sviluppato diversi spazi di dialogo con le comunità di fede, come l’incontro annuale dei capi religiosi delle tre religioni monoteistiche con i presidenti delle tre istituzioni europee, avviato nel 2005, o audizioni pubbliche su temi di interesse per le religioni o ancora gruppi di lavoro su temi particolari (famiglia, dignità della persona umana…). “In questo dialogo noi abbiamo bisogno di partner che abbiano competenza, professionalità, autenticità e una chiara posizione nel tradurre il loro credo religioso in un pensiero politico”, ha dichiarato Jorge César das Neves, consigliere per la commissione europea sul dialogo con le religioni, le Chiese e le comunità di fede. Ed ha aggiunto: “Noi diplomatici, ufficiali della politica tendiamo a diventare tecnocrati; il dialogo con voi Chiese ci aiuta a riscoprire il valore politico, in senso alto, delle cose di cui ci occupiamo”. Tra i temi per cui la commissione in carica attenderà la competenza delle comunità di fede ha elencato: la crisi sociale, con le conseguenze su disoccupazione, mercato del lavoro, nuove forme di povertà; i cambiamenti climatici; le migrazioni la non proliferazione degli armamenti e la situazione internazionale soprattutto per quel che riguarda la regione dell’Iran, Afghanistan e Pakistan.…ma difficile. “Spesso le Chiese – ha denunciato Margarete Auken, parlamentare del gruppo dei verdi e pastore della Chiesa danese – prendono posizione solo sulle questioni che le coinvolgono in prima persona o le interessano in modo particolare, mentre non si sente la loro voce sui temi non strettamente ecclesiali, come per esempio il conflitto Israelo-palestinese”. Non solo, l’esperienza raccontata da due rappresentanti di NGO (Amnesty international e EURAC) ha posto in luce alcune debolezze dei meccanismi politici dell’Unione europea. Oltre al fatto che l’Europa di oggi non ha più grosse visioni d’insieme o progetti politici in senso alto, “è più facile coinvolgere l’attenzione dell’Europa su problemi e questioni che scoppiano lontano dagli interessi dell’Unione europea, che sui problemi di casa nostra” ha denunciato Joanna Gomez, Amnesty International, o ancora, che troppo spesso l’unico modo per far muovere i parlamentari su temi particolari è quello di “sollevare il polverone nei mass media, come alleati per fare lobby”. L’esperienza di Eurac, un cartello di associazioni che si occupano della regione dei Grandi Laghi in Africa e di Ruanda, Burundi e Congo, dimostra secondo Donatella Rostagno che “le Chiese, e le associazioni di carattere confessionale che lavorano sul campo di fronte alle istituzioni europee hanno il grosso potenziale di avere le persone che stanno dietro ai problemi ed essere vicini alla gente” e quindi hanno molto da offrire al mondo politico che invece legifera e discute lontano dalla realtà e dalla vita delle persone”. Strumento utile in questo dialogo è la stampa, e in particolare, la stampa confessionale. Due giornalisti, un francese e un olandese, Sebastien Maillard e Marc Janssens inviati a Bruxelles rispettivamente per la Croix e per il Nederlands Dagblad hanno mosso critiche al modo in cui le Chiese si presentano nell’opinione pubblica; mancano di attualità e aderenza sui temi in agenda, per cui spesso sono impreparati quando si affrontano tematiche scottanti, salvo poi intervenire molto tempo dopo con lunghissimi e complicati documenti.