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Università e cultura in Europa nel pensiero di Benedetto XVI
Due commemorazioni hanno segnato recentemente l’attualità europea: la caduta del Muro di Berlino il 9 novembre 1989, la fine della Prima Guerra mondiale, l’11 novembre 1918. Al centro dei due eventi, la Germania, e la riconciliazione dell’Europa con sé stessa. Il senso di tali eventi si chiarisce alla luce dei discorsi pronunciati da papa Benedetto XVI a Praga, alcune settimane prima, testi essenziali, troppo poco commentati. Lui che ha scelto il nome di Benedetto per un doppio omaggio a san Benedetto che ha unificato l’Europa attraverso la fede cristiana e il monachesimo, e al suo predecessore Benedetto XVI, che fece tanto per restituire la pace all’Europa martoriata dalla follia umana, ha voluto ricordare ai diplomatici presenti nella bellissima capitale ceca, “cuore dell’Europa”, che “l’Europa è più che un continente. Essa è una casa!”. Un’unica casa per popoli diversi, alla storia tante volte di confronti crudeli, ma comunque una casa comune, le cui fondamenta poggiano sulla civiltà cristiana. Se l’Europa è fedele alle sua radici, può nutrire la sua “particolare vocazione” a essere “al servizio del bene comune di individui, comunità e nazioni”. Precisamente il Santo Padre ha voluto “rimarcare l’insostituibile ruolo del cristianesimo per la formazione della coscienza di ogni generazione e per la promozione di un consenso etico di fondo, al servizio di ogni persona che chiama questo continente casa”. Difatti, ha insistito molto dinanzi alla comunità accademica sulla formazione, sul ruolo delle università. Praga possiede una delle università più antiche d’Europa, la famosa Università Carlo, fondata dal suo predecessore Clemente VI, nel lontano 1347. È stata per lui l’occasione di ricordare il ruolo della Chiesa per fondare nelle diverse parti della casa europea, da Valladolid a Cracovia, da Parigi a Bologna, dei luoghi di insegnamento e di formazione, dove la libertà – “che è alla base dell’esercizio della ragione” – poteva coniugarsi con la ricerca della verità. L’Università ha la responsabilità e la missione di illuminare gli spiriti, aprire le strade, di essere a servizio della promozione di “un’autentica humanitas, ossia di una perfezione dell’individuo all’interno dell’unità di una società ben ordinata”. È una visione eminentemente umanistica della missione dell’Università che fu distrutta dalle ideologie totalitarie, che hanno voluto distruggere nello stesso momento la religione e lo spirito umano, senza dimenticare altri pericoli passati o/ e odierni, come l’individualismo sfrenato, la società di massa, i mezzi di distruzione massivi, il relativismo assoluto. Sappiamo che la fine della Prima Guerra mondiale non ha portato alla pace, perché diversi politici europei hanno dimenticato i principi della caritas, hanno voluto ricostruire sulla vendetta e l’odio, sul disprezzo della persona umana; altri drammi sono venuti. L’Europa ha avuto bisogno di nuovi drammi, e sopratutto di nuove generazioni di politici cristiani per costruire un nuovo destino. Ma a sessant’anni dall’inizio della costruzione europea, Benedetto XVI identifica nuovi pericoli: “se per un verso è passato il periodo di ingerenza derivante del totalitarismo politico, non è forse vero che di frequente oggi nel mondo l’esercizio della ragione e la ricerca accademica sono costretti – in maniera sottile e a volte nemmeno tanto sottile – a piegarsi alle pressioni di gruppi di interesse ideologici e al richiamo di obbiettivi utilitaristici a breve termine o solo pragmatici? Cosa potrà accadere se la nostra cultura dovesse costruire se stessa solamente su argomenti alla moda, con scarso riferimento ad una tradizione intellettuale genuina o sulle convinzioni che vengono promosse facendo molto rumore e che sono fortemente finanziate?”I pezzi di storia del Novecento appena commemorati vengono a ricordare che negare la libertà, la verità e le proprie radici, “mette in pericolo l’umanità stessa”.