TRATTATO DI LISBONA

Conto alla rovescia

Ferve il dibattito in attesa dell’entrata in vigore

Tra poco più di due settimane il Trattato di Lisbona dovrebbe (il condizionale è una forma prudenziale) entrare in vigore. I 27 paesi aderenti all’Unione europea hanno deciso di rinnovare le regole fondamentali della loro cooperazione assegnando all’Europa allargata, “figlia” della caduta del muro di Berlino, maggiore trasparenza, una democrazia rappresentativa solida e una maggiore efficacia nell’azione. Nell’ultimo periodo l’opinione pubblica è persino tornata ad assegnare attenzione al Trattato: in questo senso occorre riconoscere che il referendum irlandese del 2 ottobre e la firma del presidente ceco Klaus il 3 novembre hanno garantito alla “questione istituzionale” parecchi titoli di prima pagina e numerosi servizi televisivi.Rinnovato interesse. Firmato nella capitale portoghese alla fine del 2007, il Trattato di riforma sarà in funzione il 1° dicembre. La fase più accidentata del percorso è stata quella della ratifica nazionale, necessaria per l’entrata in vigore dell’articolato. Nella gran parte degli Stati Ue il testo non ha incontrato resistenze, mentre in Irlanda sono occorsi due referendum popolari e in alcuni paesi si è ricorsi alla Corte costituzionale per chiarire se Lisbona fosse in contrasto con gli ordinamenti interni. Notevole interesse ha sollevato in questo senso un pronunciamento della Corte tedesca; nella Repubblica ceca, invece, il capo dello Stato, Vaclav Klaus, ha atteso il parere della massima corte prima di apporre la sua firma, non senza ribadire un’ultima volta di essere personalmente contrario al Trattato. Nel Regno Unito e in Polonia la ratifica è stata possibile solo dopo che i governi avevano contrattato a livello comunitario clausole opt-out riguardanti l’applicazione della Carta dei diritti fondamentali annessa al Trattato. Richiesta avanzata e infine ottenuta anche da Praga.Le figure-chiave. Lo stesso Trattato è ora riportato in auge a proposito di alcune scelte operative da assumere a Bruxelles e Strasburgo in vista del 1° dicembre. Il Consiglio europeo di fine ottobre, quello straordinario di novembre, le sessioni dell’Europarlamento di questi mesi, si sono concentrate sulla indicazione delle figure-chiave per i lavori dell’Ue: prima è stato scelto il presidente della Commissione (con la conferma del portoghese José Manuel Barroso), ora è la volta delle personalità che dovranno ricoprire gli incarichi di presidente “stabile” del Consiglio europeo e dell’Alto rappresentante per la politica estera comune, che sarà anche vicepresidente della Commissione e capo del costituendo servizio diplomatico Ue. Si passerà poi alla indicazione, da parte degli Stati, dei rispettivi rappresentanti in Commissione, i quali dovranno passare al vaglio (audizioni e voto) dell’Europarlamento. Si tratta di delicati passaggi politici, nei quali convergono la ricerca di figure all’altezza dei singoli ruoli, gli interessi degli Stati, gli orientamenti e il peso delle famiglie politiche europee.A Londra e a Praga… Nel frattempo i mass media continuano a seguire le vicende europee: in molti casi con toni di rinnovato favore verso una Ue che “si muove” e “decide”, ora con i consueti accenti “euroscettici”. Le differenze tra stampa e tv sono facilmente percettibili alle diverse latitudini e spesso le informazioni e il dibattito sono plasmati dalle questioni politiche interne più che da quelle comuni. È il caso del Regno Unito, dove l’adesione al Trattato di Lisbona e la stessa permanenza nell’Ue sono diventati temi al centro della disputa per le prossime elezioni legislative, che vedono un confronto serrato tra conservatori, laburisti, liberaldemocratici e nazionalisti antieuropei. Nella Repubblica ceca non si era peraltro mai parlato e scritto tanto di Europa finché Klaus non ha puntato i piedi prima di siglare il Trattato che era già stato ratificato dal parlamento nazionale. Dopo la sua firma, il quotidiano della capitale, “Mladá Fronta Dnes” ha osservato che il presidente “non era d’accordo, ma ha firmato ugualmente”. Il giornale ha aggiunto che tutti gli Stati hanno dovuto cedere “una parte della loro sovranità per entrare nell’Unione”, dove ora “i loro rappresentanti possono in ogni caso difendere gli interessi del paese”. Dalle regole alla realtà. “De Volkskrant”, quotidiano dei Paesi Bassi, ha puntualizzato: “È giunta l’ora che l’Europa mostri ai suoi cittadini di essere veramente una guida per il progresso”. Dal canto suo l'”Irish Time”, che aveva seguito assiduamente la vicenda referendaria sull'”isola verde”, ha sentenziato: “Il trauma di Lisbona forse è ormai alle spalle, ma la disaffezione dei cittadini resterà una sfida cruciale per i leader europei”. Non meno preoccupati i toni della polacca “Gazeta Wyborcza”: “Grazie alle regole fissate dal Trattato di Lisbona, l’Europa ha l’opportunità di fare un grande salto in avanti”, ma “i trattati, a prescindere da quanto siano perfetti, resteranno lettera morta se nessuno avrà la volontà di trasformarli in realtà”.