IRLANDA

Il grido della terra

Documento dei vescovi sui cambiamenti climatici

Un grido di allarme sull’ambiente e un invito ad agire subito per proteggere il creato. Questo il contenuto della riflessione pastorale sull’ambiente dei vescovi irlandesi che è stata presentata il 10 novembre, nella scuola elementare “St. Francis of Assisi” a Belmayne, Dublino. Il documento, intitolato “The cry of the earth”, ovvero “Il grido della terra” è lungo circa 20 pagine ed è stato illustrato alla stampa dagli alunni della scuola e dall’arcivescovo di Cashel e Emly, mons. Dermot Clifford. Sarà disponibile in tutte le parrocchie in inglese, irlandese e polacco insieme ad una riflessione in formato dvd. Per nulla casuale la scelta della scuola “Francesco d’Assisi” sita nei pressi del “Father Collins Park”, un parco che viene sostenuto usando energia riciclabile. È la prima volta che la conferenza episcopale irlandese affronta il tema dell’ambiente in modo così completo e approfondito. “The cry of the earth” è composta da tre parti: i dati più aggiornati sull’effetto serra e quello che sta succedendo in Irlanda, una lista di criteri per salvare l’ambiente tratti dalle Scritture e dalla dottrina cattolica e alcuni consigli pratici per individui, parrocchie e scuole su riciclaggio e ambientalismo. I vescovi ricordano che ogni azione a favore di un ambiente più sostenibile, non importa quanto piccolo, ha un valore intrinseco perché aiuta a costruire un mondo migliore.Cambiare la mentalità. Nell’introduzione alla riflessione dei vescovi il card. Sean Brady, Primate di tutta l’Irlanda, sottolinea che “il modo con cui risponderemo alla sfida del cambiamento del clima avrà conseguenze per il futuro di ogni persona e ogni forma di vita sulla terra”. Ricordando le parole di Benedetto XVI il cardinale afferma che “quello che è necessario è un cambiamento di mentalità che porti all’adozione di nuovi stili di vita nei quali la ricerca della verità, della bellezza, del bene e della comunione con altri sono i fattori che guidano le scelte di consumo, i risparmi e gli investimenti”.I dati scientifici. La riflessione pastorale dei vescovi comincia con una carrellata dei più importanti dati scientifici sul riscaldamento globale. Come fonti vengono usati l'”Intergovernmental panel on climate change”, l’organizzazione delle Nazioni Unite e dell’Organizzazione meteorologica mondiale per fare il punto sulle più importanti scoperte scientifiche sull’ambiente, e l'”Agenzia irlandese per la protezione dell’ambiente”. Cifre alla mano, i vescovi ricordano che l’Irlanda si è riscaldata più velocemente che altre parti del mondo e che nelle isole irlandesi, entro il 2050, le coste meridionali e occidentali potrebbero avere temperature di otto gradi Celsius. Le autorità pubbliche saranno sotto pressione per garantire acqua potabile a Dublino e ad altre città situate nella parte orientale del Paese e la siccità renderà più difficile coltivare patate con il rischio di estinzione per il 20% delle piante native all’Irlanda.Il clima è un bene pubblico. Ripercorrendo la dottrina sociale della Chiesa e il loro stesso documento dedicato al bene comune i vescovi notano che “le nazioni devono collaborare e sacrificare obbiettivi di breve periodo e addirittura gli interessi nazionali per il bene comune” perché “le azioni di oggi possono minacciare il benessere di milioni di persone, soprattutto i poveri e condannare le generazioni future a vivere su un pianeta malato”. “Il clima è un bene pubblico globale che deve essere protetto e in Irlanda, in questo momento, non rispettiamo i nostri obblighi legali e morali verso il resto del mondo perché superiamo i nostri livelli di emissione di gas”, si legge nella lettera. “Nessuno può pretendere di possedere il clima senza condividerlo con altri”, scrivono i vescovi che ribadiscono l’importanza del principio di sussidiarietà, che vuole che ogni persona o gruppo faccia quello che può, a livello locale, per affrontare un problema comune a tutti. Rinnovando, quindi, l’appello fatto nel loro documento “Towards the global common good” in cui sostenevano che “è un imperativo morale che le misure illustrate nella strategia di cambiamento del clima nazionale 2000 siano implementate con maggiore velocita” i presuli ricordano che “tutti noi, case, scuole, parrocchie, aziende, abbiamo una parte da svolgere”. Dai vescovi arriva anche un’esortazione per un impegno maggiore da parte dei Paesi più ricchi, compresa l’Irlanda, per l'”Adaptation Fund”, avviato nell’ambito della Convenzione sul cambiamento globale delle Nazioni Unite, “per aiutare, così, le nazioni povere ad adattarsi al cambiamento del clima che si sta già verificando”. Consigli pratici. La lettera termina con un appello ad agire subito e con alcuni suggerimenti pratici. Per ogni parrocchia, fa sapere la Conferenza episcopale irlandese, è disponibile un pacchetto di risorse, con un dvd di dieci minuti, che consente l’avvio di gruppi di studio per riflettere sulla lettera dei vescovi. Sul sito dei vescovi www.catholicbishops.ie, dove tutte queste risorse sono disponibili, si possono anche trovare informazioni sulla campagna “support the Trocaire Climate Change campaign”, con cartoline da firmare per eleggere rappresentanti che parteciperanno alla conferenza di Copenhagen a dicembre. Vi è anche l’invito ad avviare una revisione di tutte le pratiche a favore dell’ambiente di ciascuna parrocchia e un appello a famiglie, scuole e individui a calcolare le emissioni di anidride carbonica con gli strumenti disponibili su Internet. Non mancano iniziative sull’ambiente, come il riciclaggio, proposte da “Churches together in Britain and Ireland” e dal programma per l’ambiente “Eco-congregation Ireland”.