ECONOMIA UE

Serrare i ranghi

Per una ripresa che appare ancora lontana

Segnali “matematici” che indicano una recessione “ormai alle spalle” accanto a esperienze quotidiane di ben altro tenore, che attestano una disoccupazione in aumento e tanta incertezza nelle fabbriche, come nei mercati. Dall’economia europea giungono elementi discordanti, di fronte ai quali gli Stati Ue promettono ancora una volta di serrare i ranghi per favorire la ripresa.“Il momento peggiore è passato”. Il Consiglio europeo di fine ottobre, avendo fatto il punto della situazione economica e occupazionale, sottolineava nel documento finale “la necessità di mettere a punto una strategia coordinata di uscita dalle politiche di stimolo su larga scala, quando la ripresa sarà assicurata”. Dopo aver attinto ai bilanci pubblici per favorire i sistemi produttivi e commerciali, i 27 ritengono che il momento peggiore sia passato e già guardano al dopo-crisi. Ma le cifre fornite dalla Commissione Ue il 3 novembre non sembrano indurre all’ottimismo, nonostante le rassicurazioni fornite da Joaquin Almunia, commissario agli affari monetari: “L’economia dell’Unione sta uscendo dalla crisi, soprattutto grazie alle misure ambiziose adottate dai governi, dalle banche centrali e dall’Ue, che non solamente hanno scongiurato il crollo del sistema ma hanno anche dato avvio alla ripresa”. Pil, consumi, lavoro. Illustrando le Previsioni economiche d’autunno, documento che passa in rassegna gli ultimi mesi e rivolge lo sguardo fino al 2011, Almunia ha spiegato che l’Europa “uscirà dalla crisi nella seconda metà di quest’anno, sebbene il Pil dovrebbe subire un calo di circa il 4% nel complesso per il 2009”. A Bruxelles ci si attende “una ripresa graduale” dato che “le previsioni del Prodotto interno lordo sono in crescita”: tre quarti di punto percentuale nel 2010 per passare a +1,5% l’anno dopo. Il miglioramento dei mercati finanziari, le iniezioni di denaro pubblico nei sistemi economici spingerebbero verso un quadro più roseo. Lo stesso Almunia non ha però nascosto i problemi legati ai consumi, agli investimenti e soprattutto al tasso di disoccupazione, già ai massimi storici, che continuerà a crescere per superare il 10% nell’Ue27. “Anche il disavanzo pubblico dovrebbe aumentare, raggiungendo il 7,5% del Pil nel 2010, prima di diminuire leggermente nel 2011 quando l’economia si riprenderà e le misure temporanee saranno gradualmente abbandonate”.Prospettive “altamente incerte”. Il documento presentato a Bruxelles riporta una serie di dati e tabelle a livello comunitario e nazionale: vi si sostiene che dopo aver attraversato “la crisi più profonda, più lunga e più diffusa della sua storia”, l’economia Ue “è giunta a una svolta”. Gli ultimi mesi hanno fatto registrare un “netto miglioramento” sia a livello produttivo che finanziario, “dovuto in gran parte all’adozione di misure di politica monetaria e di bilancio senza precedenti”. Almunia ha affermato che stanno migliorando “le prospettive sul Pil e sugli scambi a livello mondiale, specialmente nelle economie dei paesi emergenti”. Quindi ha specificato: “Per mantenere lo slancio e assicurare la sostenibilità della ripresa, è essenziale dare piena attuazione a tutte le misure annunciate”. Se la crisi si potrebbe considerare “quasi superata”, il futuro rimane comunque “altamente incerto e soggetto a rischi non trascurabili”. Per questo il commissario spagnolo ha invitato a tenere sotto controllo il quadro internazionale, il “clima di fiducia” delle imprese, la capacità del sistema bancario di finanziare le imprese e, ancora una volta, la disoccupazione e il deterioramento dei conti pubblici.Bilanci familiari ancora a rischio. “Il miglioramento delle prospettive a breve termine nell’Ue e all’estero deriva in parte da fattori temporanei: mano a mano che il loro effetto svanirà nel corso del 2010, è probabile che l’attività a livello mondiale subisca un rallentamento”. Ogni pagina delle Previsioni presenta luci e ombre. Rimangono infatti indefiniti, secondo gli esperti della Commissione, sia il valore delle esportazioni sia la domanda interna; al contempo “gli investimenti non riprenderanno fino al 2011”. Quindi una puntualizzazione: “La spesa delle famiglie nel periodo a venire sarà limitata dalla necessità di riassestare i bilanci domestici e dalle prospettive non rosee per il mercato del lavoro”. Sul versante dell’impiego le analisi della Commissione permangono negative. E Almunia non lo nasconde. “Nonostante il mercato del lavoro dell’Unione europea abbia resistito alla crisi meglio del previsto, nei prossimi trimestri è attesa una perdita di posti”. Secondo le previsioni, quest’anno l’occupazione diminuirà di quasi il 2,25%, e nel 2010 scenderà ancora di circa l’1,25%. Il lavoro si stabilizzerà “verso la fine del 2010 e nel 2011, una volta che la ripresa sarà consolidata”. Infine le finanze pubbliche, provate “duramente” dalla crisi: “Si stima che quest’anno il disavanzo pubblico triplicherà nell’Ue e nel 2010 continuerà a salire fino a raggiungere il 7,5% del Pil”.