UE

Aiutare le famiglie

Il 2010 sarà l’Anno europeo contro la povertà

“Nell’Ue siamo fortunati a vivere in una delle parti più prospere del mondo. Ma per quasi 80 milioni di europei la povertà è una realtà quotidiana”: Vladimír Spidla, commissario agli affari sociali, non nasconde le sue preoccupazioni dinanzi ad ampie fasce di popolazione che faticano ad alimentarsi adeguatamente, ad avere un alloggio dignitoso, a poter dare ai figli un’istruzione adeguata. La crisi economica ha inoltre “accelerato il processo di esclusione sociale” per le famiglie cui è venuta meno la certezza del reddito. In questo scenario sono stati presentati i programmi dell’Anno europeo della lotta alla povertà e all’esclusione sociale, cui i 27 hanno consacrato il 2010 e che verrà inaugurato ufficialmente a Madrid il 21 gennaio prossimo.Il ruolo dei media. L’Anno speciale ha avuto un’anticipazione il 28 e 29 ottobre a Bruxelles, dove si sono svolti il seminario “La povertà e i mass media” e la conferenza su “La povertà: realtà e percezioni. La sfida della comunicazione”: due eventi intesi a chiamare a raccolta giornali, tv, informazione online di tutto il continente per aiutare l’Ue nell’opera di sensibilizzazione di governi, istituzioni, ong e singoli cittadini sul versante dell’indigenza. I 400 partecipanti, giunti da tutti i paesi comunitari, si sono confrontati sul tema assegnato al 2010, hanno conosciuto i risultati di alcune indagini, hanno saggiato “azioni sul campo” per contrastare la povertà. “A gennaio inaugureremo l’Anno europeo della lotta alla povertà – ha spiegato Spidla -. Gli operatori dei media e della comunicazione sono chiamati a svolgere un ruolo essenziale per contribuire al successo di questa campagna”.Aiutare le famiglie. La Commissione Ue ha definito un “Documento quadro” di 26 pagine, in cui vengono esplicitati gli obiettivi e le priorità dell’Anno, i temi che si intendono affrontare a livello comunitario e nazionale, i finanziamenti riservati alle diverse attività (i fondi provenienti dal bilancio Ue sono pari a 17 milioni di euro, dei quali 9 verranno destinati per iniziative nei paesi membri). Tra gli impegni stabiliti per i prossimi dodici mesi si segnala in modo specifico la “lotta contro la povertà infantile, la povertà all’interno della famiglia”, prestando un’attenzione particolare ai nuclei numerosi, alle famiglie monoparentali e a quelle che si prendono cura di una persona a carico, nonché “la povertà vissuta dai bambini negli istituti”, “l’eliminazione degli svantaggi in materia di istruzione e di formazione”, con un occhio di riguardo alle persone disabili”. Occorre poi “garantire parità di accesso a risorse e servizi adeguati, incluso un alloggio dignitoso, nonché alla protezione sanitaria e sociale”; “favorire l’accesso alla cultura e alle attività ricreative”; “favorire l’inclusione sociale degli immigrati e delle minoranze etniche”; rispondere alle esigenze “dei senzatetto e di altre categorie o persone in situazioni vulnerabili”.La realtà, Paese per Paese. Secondo l’Esecutivo, dunque, sono circa 80 milioni le persone considerate alle soglie dell’indigenza nell’Unione europea: il “rischio povertà”, che riguarda circa il 16% della popolazione comunitaria, è però più elevato in alcuni paesi e meno in altri a secondo del reddito medio pro capite e del potere di acquisto. Si considera, stando a queste cifre, che nei Paesi Bassi e nella Repubblica ceca il pericolo di indigenza o la vera e propria situazione di esclusione sociale riguardi il 10% degli abitanti; il dato sale all’11% in Svezia e Slovacchia, al 12 in Austria, Danimarca, Ungheria e Slovenia. I rischi maggiori si registrano in Romania (25% di popolazione a rischio), Bulgaria (22), Lettonia (21), Italia, Spagna, Grecia (20).Lavoro, cure mediche, una casa “decente”. Nella due giorni di Bruxelles è stato reso noto un sondaggio di Eurobarometro, che ha intervistato un campione di 27mila cittadini Ue sul fenomeno della povertà. “Il 73% dei cittadini ritiene – vi si legge – che la povertà sia un fenomeno diffuso nel proprio paese e l’89% vorrebbe che il governo affrontasse il problema”. “Mentre la maggior parte degli intervistati ritiene che sia il proprio governo a doversi fare carico di tale responsabilità, tre quarti dei cittadini si attendono che anche l’Ue svolga un ruolo in tal senso”. Nell’indagine si legge ancora: “Alti tassi di disoccupazione (52%) e salari inadeguati (49%) sono, nella percezione degli intervistati, le principali cause sociali della povertà, unitamente alle prestazioni sociali e alle pensioni insufficienti (29%) e al costo eccessivo di un alloggio decente (26%)”. D’altro canto, tra le motivazioni “personali” che gli intervistati “ritengono essere alla base della povertà vi sono: la mancanza di istruzione, formazione o qualifiche (37%), la povertà ereditata (25%) nonché la dipendenza da alcol e droga (23%)”. Secondo il commissario Spidla, “l’Anno della lotta alla povertà servirà a dar voce a coloro che ogni giorno lottano contro l’indigenza”.