Germania, Austria, Italia

Germania: cristiani nella Germania riunificata”Il grido per la libertà fece cadere il muro” di Berlino: questo il giudizio del card. Karl Lehmann, vescovo di Magonza, sulle circostanze che portarono alla caduta del muro il 9 novembre 1989. Il cardinale, che ha partecipato nei giorni scorsi ad Erfurt ad un convegno della Commissione storica sul tema “Cristiani nella Germania riunificata”, ha affermato che “la nostalgia della libertà è stato un motivo determinante per la caduta della Ddr” e ha messo in guardia dalle teorie che vorrebbero la caduta del muro come “rivoluzione protestante”. “Fu un ampio movimento di cittadini, a combattere per la libertà”, ha precisato, ricordando anche il ruolo “importante” giocato dalla Chiesa evangelica negli eventi, per via delle preghiere per la pace da essa organizzate e la propaganda per la nonviolenza. “Allo stesso tempo”, ha aggiunto, “anche iniziative ecumeniche, quali l’Assemblea ecumenica per la giustizia, la pace e la conservazione del creato”, svoltesi tra il 1988 e il 1989, “contribuirono a far sì che i cittadini della Ddr potessero applicare regole di gioco democratiche, sotto la protezione delle Chiese, formulando anche le proprie richieste di libertà”. Sul contributo della Chiesa cattolica alla caduta della Ddr si è pronunciato anche il card. Joachim Meisner, arcivescovo di Colonia, che fu vescovo di Berlino dal 1980 al 1988. In un commento pubblicato dal quotidiano “Die Welt” il 23 ottobre scorso, Meisner ha affermato che il ruolo della Chiesa cattolica circa gli eventi che portarono alla fine del regime sono “completamente sottovalutati”. “Nella società socialista, la Chiesa cattolica si è sempre considerata come parte contro il tutto e come protesta contro la massa uniformata”, manifestata con un’astensione costante dalla partecipazione alla vita pubblica. Meisner ha smentito le accuse secondo cui la Chiesa cattolica sarebbe stata “introvertita”. “È vero il contrario”, ha aggiunto “l’intera pastorale era orientata al fatto che i cristiani si esprimessero come tali nel loro mondo professionale, senza scendere a falsi compromessi. Speriamo che tutto ciò sia presto documentato”. Austria: per i cristiani in Medio OrienteSi è festeggiato nei giorni scorsi a Linz, alla presenza del vescovo diocesano mons. Ludwig Schwarz, il ventennale della fondazione dell’organizzazione austriaca Initiative Christlicher Orient – Ico (“Iniziativa Oriente Cristiano). L’Ico, fondata dall’austriaco Hans Hollenweger, è un’associazione che ha come scopo informare sulla situazione dei Cristiani in Medio oriente, sostenerli finanziariamente e favorire occasioni d’incontro con essi. Nei Paesi di quest’area geografica, i cristiani rappresentano oramai una minoranza e sono spesso svantaggiati e oppressi. Durante la cerimonia, svoltasi presso l’Università privata di teologia cattolica di Linz, mons. Schwarz ha ringraziato il fondatore dell’Ico per il suo impegno e ha sottolineato come l’associazione operi da sempre anche in zone pericolose. Ai suoi esordi, l’Ico è divenuta infatti nota per l’impegno in Anatolia sudorientale, a Tur Abdin: Le comunità cristiane dell’area erano infatti minacciate da combattenti curdi e dai militari turchi. “Il fatto che nel nostro Paese vi sia un’attenzione crescente verso i cristiani in Oriente si deve anche al lavoro di Hollerweger, che ha svolto un’attività pionieristica nel campo”, ha detto mons. Schwarz. Tra le iniziative più note in Austria, vi è l’azione “Una stella di Betlemme in ogni albero di Natale”. Durante l’Avvento, vengono vendute nel Paese circa 40.000 stelle provenienti da Betlemme e realizzate in legno di ulivo: in tal modo si preserva l’occupazione nella cittadina palestinese e il ricavato serve al sostentamento dei cristiani che vi vivono. L’organizzazione supporta anche i cristiani in Iraq. Italia: p. Matteo Ricci, ponte tra Europa e CinaLa “straordinaria avventura missionaria” di Matteo Ricci “lo ha portato a costruire, per la prima volta nella storia, un vero ponte di dialogo e di scambio tra l’Europa e la Cina. Un incontro che ha segnato profondamente il cammino dell’umanità fino ai nostri giorni”. Lo ha detto il 28 ottobre mons. Claudio Giuliodori, vescovo di Macerata-Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia e presidente della Commissione episcopale per la cultura e le comunicazioni sociali, intervenendo in Sala stampa vaticana alla presentazione della mostra “Ai crinali della storia. P. Matteo Ricci (1552-1610) fra Roma e Pechino”, che ha aperto ieri i battenti nel Braccio di Carlo Magno (fino al 24 gennaio 2010). La mostra è organizzata dal Comitato per le celebrazioni del IV Centenario di padre Matteo Ricci in collaborazione con Musei Vaticani, Curia generalizia della Compagnia di Gesù e Pontificia università gregoriana. Per mons. Giuliodori il gesuita maceratese si colloca “su uno dei crinali più rilevanti della storia e il suo metodo di dialogo e inculturazione appare quanto mai attuale e per molti versi ancora insuperato”. Nel richiamare il “lungimirante lavoro” di padre Ricci “di inculturazione del cristianesimo in Cina”, mons. Giuliodori ha espresso l’auspicio che alla luce della sua testimonianza “possa crescere l’amicizia con il popolo cinese e possano rafforzarsi i vincoli di comunione con i cattolici di questo grande Paese come auspicato dal Santo Padre nella lettera a loro indirizzata nel maggio del 2007”.