INFORMAZIONE

Alla radice della libertà

Una questione europea

L’Unione europea ha deciso di non adottare alcuna risoluzione sul pluralismo dell’informazione e sulla libertà dei mezzi di comunicazione. Lo ha stabilito mercoledì 21 ottobre l’assemblea di Strasburgo, chiamata a esprimersi sulle due mozioni comuni proposte dai gruppi parlamentari di centrodestra e da quelli di centrosinistra. I documenti erano di segno evidentemente opposto. Il centrosinistra parlava di mezzi di comunicazione “sotto attacco”, della necessità di garantire il pluralismo dei media, dei conflitti di interesse e delle interferenze del governo italiano sui media nazionali e stranieri. Il centrodestra affermava che in Italia la libertà di stampa non è affatto minacciata ma, anzi, è radicata nella vita quotidiana dei cittadini, oltre a essere garantita dalla Costituzione.La votazione dell’Europarlamento di fatto non accontenta nessuno. Ma questo non significa che il delicatissimo tema sia da archiviare, anzi. La libertà di informazione e il controllo politico-economico sui media sono questioni che travalicano i confini italiani e che riguardano tutta l’Europa (e anche… oltre). In questo senso, l’errore dei rappresentanti italiani nell’Europarlamento è stato quello di voler a tutti i costi far esprimere l’istituzione continentale su una questione strettamente legata al “caso” italiano. L’argomento è serio e non si può esaurire in una discussione politica accecata dall’ideologia. Al di là dell’esito (mancato) del voto, il dibattito in aula a Bruxelles ha evidenziato la portata del problema a livello generale.I mezzi di comunicazione trovano il loro significato nella capacità di collegare nelle differenze, fornire informazioni e contenuti utili, aiutare i singoli e la società intera a progredire, vigilare (secondo il modello britannico del “watchdog”, “il cane da guardia”) sul corretto uso del potere a beneficio dei cittadini. La funzione che svolgono è di fondamentale importanza proprio perché può garantire una democrazia effettiva. D’altro canto, il potere di condizionamento delle coscienze che i media possono esercitare fa gola ai centri di interesse politico ed economico, che cercano di piegarlo al loro volere.I mezzi di comunicazione dipendono dal potere economico perché produrre comunicazione ha costi molti alti. A loro volta, possono condizionare l’andamento dell’economia a seconda di come trattano certi temi e del peso che attribuiscono a determinati problemi. Un analogo doppio legame si rileva anche nel rapporto con il sistema politico. Da un lato, la politica è un settore ad alta notiziabilità, per le ricadute delle decisioni parlamentari sulla vita dei cittadini-elettori. Dall’altro, i leader politici hanno interesse a usare i media come grancassa per affermare le loro posizioni e per alimentare l’effetto propagandistico attraverso la spettacolarizzazione, in termini di visibilità pubblica e di consenso popolare.Come per tutti i “poteri”, ciascun ambito ha un senso e funziona nel modo migliore rispetto alle sue finalità proprie se e solo se vige un equilibrio forte, senza ingerenze reciproche né condizionamenti o forzature. Ma troppi fattori fanno da zavorra. Le grandi concentrazioni editoriali soffocano la libertà di critica e di opinione, compromettendo la possibilità del pluralismo informativo, che è un patrimonio insostituibile. I conflitti di interesse in capo a chi al contempo è proprietario di mezzi di comunicazione e ha un ruolo di governo minano alla radice la possibilità di una effettiva indipendenza dell’informazione dal potere. I condizionamenti del mercato – oggi ancora più gravosi a causa della crisi – tarpano le ali alla libertà di espressione delle redazioni giornalistiche, spesso chiamate a sottostare alle leggi del marketing a dispetto di qualunque interesse sociale.Se davvero si vuole affrontare il problema seriamente, è necessario andare alla radice, fissando una volta per tutte nuove regole per disciplinare la materia. Non si tratta di sviluppare sterili dibattiti polemici solo per dare prove di forza; bisogna lasciare da parte ogni faziosità ideologica per restituire all’informazione quella libertà che è sua parte costitutiva. Secondo quanto riconosciuto proprio in sede europea da numerosi esponenti politici, i presupposti per arrivare a definire regole precise per evitare il conflitto di interessi e il potere delle concentrazioni editoriali ci sono. Rinunciando alle battaglie a colpi di mozioni e concentrandosi sul nocciolo dei problemi.Anche i professionisti della comunicazione e i singoli cittadini sono chiamati a portare il loro contributo. Gli uni offrendo informazione in maniera deontologicamente corretta, gli altri imparando a fare selezione fra la comunicazione pubblicamente utile e quella che serve soltanto a soddisfare interessi privati.