Preoccupazioni e appelli dei vescovi Si è svolta nei giorni scorsi, nella diocesi di Satu Mare nel nord della Romania, la sessione autunnale della Conferenza episcopale romena. I vescovi di entrambi i riti (romano e greco cattolici) presenti all’assemblea hanno espresso in un comunicato stampa, a nome dell’intera comunità cattolica romena che conta “circa 2 milioni di fedeli”, la propria preoccupazione per “i grandi rischi ai quali viene sottoposta la cattedrale di San Giuseppe, principale luogo di culto dell’archidiocesi romano-cattolica di Bucarest e centro di gravità della nostra unità cattolica locale”. La Conferenza episcopale ha lanciato un appello anche “per la difesa della famiglia che si trova in crisi e dalla quale dipende la vita della Chiesa e della società”, e si è pronunciata contro “la manipolazione genetica, la fecondazione artificiale” e sopratutto contro un recente argomento di dibattito in Romania ossia “la possibile legalizzazione della prostituzione e della droga”. Inoltre, in vista delle prossime elezioni presidenziali, i vescovi hanno diramato un comunicato stampa nel quale esortano “tutti i cristiani e le persone di buona volontà ad andare a votare” aggiungendo che “i fedeli devono avere un ruolo attivo ed essenziale nel mantenere e promuovere i valori cristiani del nostro popolo, in conformità con gli insegnamenti della Santa Scrittura e della Chiesa”.Il centenario della Chiesa greco-cattolica”L’insegnamento del Signore a favore dell’unità è stato e continua ad esserlo una priorità nel ministero pastorale dei vescovi cattolici in Romania, come lo è stato anche per il cardinale Iulian Hossu, il vescovo Marton Aron ed altri vescovi greco-cattolici, sacerdoti e fedeli martiri, vittime del comunismo ateo e totalitario.” Sono queste le parole del nunzio apostolico in Romania e nella Repubblica Moldova, mons. Francisco-Javier Lozano, in occasione della messa solenne che ha segnato nei giorni scorsi l’inizio dell’anno giubilare per il centenario della chiesa di San Basilio il Grande di Bucarest. Ringraziando per la “fedeltà al Vicario di Cristo, anche in tempi e momenti difficili”, il prelato ha esortato i presenti di pregare per la missione di Benedetto XVI come “pastore della Chiesa universale”. Anche il presidente della Romania, Traian Basescu, ha inviato per l’occasione un messaggio nel quale ha sottolineato il dovere di onorare “la memoria dei membri e dei rappresentanti della Chiesa greco-cattolica che hanno patito tante persecuzioni durante il regime comunista e anche il loro contributo per l’unità nazionale e per lo sviluppo della società romena”. L’anno giubilare continuerà con una serie di manifestazioni culturali e spirituali e si concluderà con il Natale 2010.Vladimir Ghika, principe, sacerdote e martire”La forza dello spirito nell’epoca dei totalitarismi: Vladimir Ghika, principe, sacerdote e martire, un modello contemporaneo” è il tema del convegno che l’ambasciata di Romania in Italia promuove oggi a Roma. Si tratta del “primo evento organizzato in occasione del 20° anniversario della caduta dei regimi comunisti in Europa” partendo da “una riflessione sui valori della libertà e dello spirito, affermati dal popolo romeno nella rivoluzione del 22 dicembre 1989”, spiega una nota. Di qui la scelta di proporre la figura di mons. Ghika, “precursore dell’ecumenismo e dell’europeismo, arrestato nel 1952 perché sacerdote, sfinito dalle torture e morto da martire nel 1954”. Il Servo di Dio Vladimir Ghika (1873- 1954) fu nipote dell’ultimo principe regnante della Moldavia; “battezzato nella religione ortodossa – spiega a SIR Europa don Francesco Ungureanu, postulatore della causa di beatificazione -, a cinquant’anni si convertì alla fede cattolica per essere ‘un ortodosso ancora migliore’, e venne ordinato sacerdote nel 1923”. È un “modello contemporaneo” sottolinea don Ungureanu, per la “testimonianza cristiana, l’amore per la Chiesa e i più poveri”, secondo ciò che definiva “la teologia del servizio al prossimo” vissuta nella sua condizione laicale. Ancora laico, infatti, “fondò nel 1906 a Bucarest il primo dispensario medico gratuito del Paese e le prime attività caritative cattoliche: la Casa delle Figlie della Carità di San Vincenzo de Paoli”. Nel 1913, “durante una epidemia di colera volle assistere i malati nel lazzaretto di Zimnicea”. Sotto i bombardamenti della seconda guerra mondiale visitava malati, feriti e detenuti senza distinzione di credo religioso, “chiedendo la presenza di preti ortodossi per chi ne faceva richiesta per ché il suo desiderio era portare tutti alla salvezza” afferma il postulatore. Anche in carcere “continuò fino alla morte il suo apostolato presso i compagni”. Nel corso dell’incontro, realizzato con l’Accademia di Romania a Roma, la Comunità di Sant’Egidio e l’Istituto Culturale Romeno di Bucarest, verranno presentati il volume “Lettere a mio fratello in esilio. L’epoca stalinista in Romania”, e l’omonimo film documentario in prima visione, una produzione Signis Romania/ KTO (2009).